Società e Politica
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Padre Occhetta: onestà e discernimento le parole chiave per "salvare" la democrazia

Siamo nella cultura dello sharing (l’informazione non è più verticalizzata), ma anche nell’epoca della post-verità (i fatti oggettivi sono meno influenti delle credenze personali), nell’era delle “bufale. Diventano fondamentali gli operatori dell'informazione. L'analisi del gesuita della Civiltà Cattolica alla scuola di Partecipare il Presente.

Parole chiave: democrazia (13), partecipare il presente (6)
Padre Occhetta: onestà e discernimento le parole chiave per "salvare" la democrazia

Siamo nella cultura dello sharing (l’informazione non è più verticalizzata), ma anche nell’epoca della post-verità (i fatti oggettivi sono meno influenti delle credenze personali), nell’era delle “bufale” (l’82% degli italiani non sa distinguere una notizia falsa da una vera), dei confini sottili tra finzione e realtà, delle elezioni vinte grazie a siti che immettono notizie false (Trump le ha vinte con i siti in Macedonia), delle dipendenze da smartphone (lo si guarda in media 130 volte al giorno), delle parole “usate come pietre nel dibattito politico”, delle identità nascoste (nei social si entra con la foto del cane e non con la propria), della ridicolizzazione della voce delle istituzioni e della scienza (si twittano concetti scientifici complessi), dell’economia dei call center (i lavori senza volto), in un’epoca in cui, in sostanza, salgono le paure, aumentano i rancori ed i bisogni di slogan, ed il ruolo dell’informazione diventa fondamentale, giornalisti e lettori devono aumentare cultura, deontologia e consapevolezze. Ha spaziato su questi temi, la lezione magistrale Francesco Occhetta, gesuita e giornalista di la Civiltà Cattolica, chiamando la folta platea della Scuola di Sociopolitica Partecipare ad una attenta riflessione sui possibili antidoti da utilizzare in un momento storico complesso.
“La sfida” – ha spiegato Francesco Occhetta agli imprenditori, ai professionisti, agli studenti ed alle associazioni di categoria- “è una questione di sguardi e di linguaggio, è saper vedere ciò che altri scartano, dare voce a chi non ce l’ha, essere lievito che fa crescere la conoscenza ed il buon governo”. E la politica da dove deve ripartire? “Deve fare come il samaritano (Luca, 10), che si ferma per compassione. Deve guardare il volto dell’altro, capirne i bisogni e organizzarli”.
E i populismi? “Sono movimenti storici” – ha concluso Occhetta- “come burrasche del male che si scaricano su governi ed istituzioni quando ricorrono le crisi economiche, sociali, quando aumentano i flussi migratori, la disoccupazione e la corruzione. Politica di governo e populismi sono come due vasi comunicanti: quanto più la prima omette di dare risposte ai problemi sociali, tanto più crescono i populisti e le loro soluzioni semplicistiche. La gente non vota mai contro i propri interessi, ma sull’onda del malessere diffuso, del disagio, della paura dei cambiamenti”.
Ed ecco perché occorre allora “alzare lo sguardo”, ed agire con onestà e discernimento per non perdersi nella pseudocultura dei “like” e costruire invece un futuro di verità, coesione, autenticità e passione.

Fonte: Comunicato stampa
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