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Paritarie: riforma solo per pochi spiccioli

Il dibattito sulla riforma della scuola è ancora all’inizio. E mentre già affiorano le abituali polemiche ideologiche, si scopre che il riconoscimento della detraibilità delle spese sostenute per le paritarie, pur significativo, avrebbe in realtà ben pochi effetti per i portafogli delle famiglie.

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Paritarie: riforma solo per pochi spiccioli

Tante parole in libertà, finora, sulla riforma della scuola. Si può dire tutto e con il solo scopo di portare a casa voti. Il dibattito sulla buona scuola è cominciato con il più banale populismo. Campione di queste parole al vento, che nessuno prova a contestare con le cifre, è Luigi di Maio, vicepresidente pentastellato della Camera, per il quale il problema della scuola italiana è “di aver portato soldi pubblici verso la scuola privata” e di aver tradito così la Costituzione. Forse è il caso che l’onorevole Di Maio si rimetta un po’ a studiare: Beppe Grillo descrive i parlamentari cinquestelle sempre chini, da bravi studentelli, sui documenti di Camera e Senato.
Leggendo poche cose si sarebbe accorto che il finanziamento alle scuole paritarie - così si chiamano e non “private” come lui dice, di privato hanno solo l’ente gestore ma poi rientrano per regole, obblighi e disposizioni nel sistema scolastico “pubblico” -, è calato sistematicamente in questi anni. Basta ricordare i tagli lineari di Tremonti nel Governo Berlusconi e recentemente il differito arrivo dei fondi promessi che ha costretto molte scuole materne paritarie a minacciare lo sciopero. Bastava leggersi l’ultima legge di stabilità che riduce il già risicatissimo e residuale finanziamento di altri 60 milioni, portandolo a soli 472 milioni, una cifra che è stata raggiunta faticosamente mettendo insieme due voci di bilancio. Di Maio potrebbe leggersi i capitoli di bilancio di paesi come Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Irlanda, Lussemburgo (l’elenco potrebbe continuare per tutti i paesi europei) dove si parla di miliardi alle scuole non statali.
Potrebbe leggersi anche i dati che ha prodotto questo “torrente” di denaro alle private. Dopo anni di crisi nel 2014 le scuole superiori paritarie cattoliche sono ulteriormente scese da 661 a 656, hanno perso quasi 5mila iscritti e all’interno delle paritarie rappresentano meno del 40 per cento del totale. Le scuole dell’infanzia sono passate da 6.542 a 6.431 (nel Veneto da 1.068 a 1.060), le primarie da 1.126 a 1.106, le medie da 585 a 570.
Quello di Di Maio è un pessimo segnale visto che la riforma della scuola è un disegno di legge e avrebbe bisogno di un dibattito parlamentare franco ma sereno. Un dibattito che dovrebbe partire dall’autonomia, dalla libertà e dalla qualità delle scuole e non dai preconcetti o dai populismi. Chi, infatti, ascoltando Di Maio non ha pensato che è “molto meglio dare i soldi alla scuola pubblica”, cadendo nella trappola della semplificazione e della ricerca di un tornaconto elettorale?
Parole in libertà anche per il Governo Renzi, almeno a giudizio dell’Agesc, l’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche, che con un comunicato gela gli entusiasmi sulla defiscalizzazione dei costi delle scuole paritarie. Fatti i calcoli, i 400 euro, che sarebbero la soglia massima di detraibilità, porterebbero a un risparmio per famiglia di poco più di 70 euro l’anno. L’Agesc, inoltre, lamenta l’aver escluso gli studenti delle scuole superiori da questo beneficio, di fatto discriminandoli. Secondo il presidente Gontero è positivo che questa legge riconosca e ribadisca il principio della libertà di scelta educativa dei genitori e introduca come soluzione lo strumento delle agevolazioni fiscali, ma l’uso delle detrazioni e soprattutto l’esiguità del contributo previsto non fa compiere veri passi in avanti verso quella libertà che caratterizza tutti i Paesi d’Europa.
Gontero lamenta anche il disinteresse del disegno di legge verso i 300mila studenti della istruzione e formazione professionale che sono praticamente ignorati. Decisamente più possibilista Azzolini dell’Age che pure ha sempre sostenuto le richieste delle scuole paritarie. “Capisco la necessità di fare pressione sui decisori politici, ma un po’ di verità bisogna dirla. Tutto è perfettibile ma comunque il Governo viene incontro alle richieste proprio delle associazioni genitori. Ora bisogna fare passi ulteriori”. Secondo Azzolini il calcolo fatto dall’Agesc (peraltro confermato anche dalla Fism, i gestori delle scuole d’infanzia) è una media peggiorativa e 400 euro di detrazione non sono poco soprattutto nell’attuale fase economica. “La fine delle classi pollaio e maggiori assunzioni sono un aggravio di spesa e va dato atto al Governo di aver investito sulla scuola. Così pure aver mantenuto alla presidenza del Consiglio d’Istituto un genitore è fondamentale. Sono convinto che non verranno diminuiti ulteriormente i finanziamenti alle scuole paritarie perché assolvono a un compito che altrimenti lo Stato dovrebbe finanziare direttamente. Facciamola finita con il dibattito ideologico e portiamo a casa una buona legge al più presto”.

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