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Parlamento: lavori e votazioni a distanza? Ceccanti: "Ecco perché non è un'eresia"

All’inizio non è stato preso molto sul serio. Ma non ha desistito. E, piano piano, si sta ingrossando il numero dei parlamentari che chiedono di prevedere la possibilità di svolgere i lavori parlamentari, comprese le votazioni, in remoto. Stefano Ceccanti, parlamentare del Partito democratico e costituzionalista, è convinto che si tratti di “una scelta inevitabile”. Come lui la pensano 114 parlamentari.

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Parlamento: lavori e votazioni a distanza? Ceccanti: "Ecco perché non è un'eresia"

All’inizio non è stato preso molto sul serio. Ma non ha desistito. E, piano piano, si sta ingrossando il numero dei parlamentari che chiedono di prevedere la possibilità di svolgere i lavori parlamentari, comprese le votazioni, in remoto. Stefano Ceccanti, parlamentare del Partito democratico e costituzionalista, è convinto che si tratti di “una scelta inevitabile”. Come lui la pensano 114 parlamentari, prevalentemente del Pd, ma ci sono anche firme del M5S e 4 di Forza Italia. Di parere diverso, almeno finora, le Presidenze delle due Camere e la gran parte dei gruppi d’opposizione, in particolare Lega e Fratelli d’Italia, oltre a Italia Viva.

Com’è nata, on. Ceccanti, questa sua battaglia?

E’ molto facile constatare che possiamo avere parlamentari contagiati, come in effetti sta accadendo. E in alcuni casi, tutto questo può avere conseguenze sui lavori del Parlamento. Infatti, in questa settimana siamo fermi.

Quali conseguenze, soprattutto?

Ci possono essere decisioni da prendere con la maggioranza assoluta dell’assemblea, per esempio se si deve votare la deroga rispetto al pareggio di bilancio, oppure in occasione di leggi costituzionali. In questo caso, la maggioranza potrebbe non essere in grado di garantire il numero legale. E poi rischia di essere alterata la rappresentanza. Potrebbe accadere che la maggioranza, pur avendone i numeri, non sia più tale in un determinato momento. Oppure che alcune zone del Paese non siano rappresentate.

Chi è contro parla di incostituzionalità di una simile ipotesi, o della sua difficile applicabilità...

L’articolo 64 parla genericamente di “presenza”, mi pare restrittivo affermare che si tratti solo di presenza fisica. Altri dicono che il voto a distanza potrebbe essere poco sicuro, difficilmente realizzabile. Come mai, allora, Parlamenti di grande tradizione lo stanno prevedendo, e addirittura il Parlamento europeo, che deve connettere i deputati di tanti Paesi? La verità è un’altra...

Quale?

La motivazione è tutta politica. All’opposizione questa situazione porta vantaggio. Certo, nessuno pensa di sfiduciare un Governo perché dei deputati di maggioranza sono malati, però è evidente che l’opposizione è, magari, disposta a concedere alla maggioranza l’approvazione di ciò che le sta a cuore in cambio di qualcos’altro, di qualche vantaggio. La cosa sta andando oltre il limite e porta, questa sì, a una distorsione della dinamica parlamentare.

Alla lunga, quali sono le conseguenze per il Parlamento?

Lo stiamo già vedendo in questi giorni. Verrà in aula il premier Conte, spiegherà gli ultimi provvedimenti del Governo, ma non si potrà votare nulla. Un Parlamento nel pieno della sua operatività potrebbe avere un confronto con il Governo, far approvare delle modifiche. Invece, con le regole che gli stessi gruppi parlamentari hanno accettato, accade che il Governo funziona, il Parlamento no. Per l’opposizione, francamente, è un boomerang. E a chi proclama la sovranità del Parlamento, è facile rispondere che abbiamo un Parlamento sovrano che è in pratica chiuso.

Come se ne esce?

Molti stanno iniziando a ragionare, ma devo dire che sono stupito dell’incapacità d’azione dei Presidenti delle due assemblee. Hanno il dovere istituzionale di garantire i lavori del Parlamento e non lo stanno facendo, contrariamente a quanto ha fatto per l’Europarlamento David Sassoli. Ma con il ritorno dei contagi, tutti saremo costretti a ragionare su questa ipotesi. Oppure non lamentiamoci se l’Italia va avanti con i Dpcm.

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