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Pedemontana aperta quasi interamente entro un anno. Sarà un cambio epocale

Viene da Verona, dove si occupava di pianificazione urbanistica patrimonio e grandi strutture di viabilità, dal maggio 2018 è direttrice della struttura di progetto per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta e responsabile unico del procedimento. L’ingegnere Elisabetta Pellegrini è una specie di plenipotenziario per il completamento della tanto attesa Spv.E racconta i passi che mancano al completamento dell'opera.

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Pedemontana aperta quasi interamente entro un anno. Sarà un cambio epocale

Viene da Verona, dove si occupava di pianificazione urbanistica patrimonio e grandi strutture di viabilità, dal maggio 2018 è direttrice della struttura di progetto per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta e responsabile unico del procedimento. L’ingegnere Elisabetta Pellegrini è una specie di plenipotenziario per il completamento della tanto attesa Spv. Assieme alla direttrice dei lavori, ing. Elena Maria Repetto, è riuscita a dare prospettive più “rosee” alla superstrada, tanto che lo scorso 7 novembre ha riunito i 37 sindaci dei Comuni e i due presidenti delle Province di Vicenza e Treviso, attraversati dalla nuova arteria, per annunciare che ci siamo: entro un anno la Spv sarà, almeno in gran parte, percorribile.

Ingegnere avete riunito i sindaci, un’iniziativa insolita in corso d’opera.

Siamo all’ultimo anno dei lavori. Dobbiamo prepararci a un cambio epocale dei flussi di traffico. Le strade hanno tanti proprietari: Stato, Regione, Provincia, Comuni. E’ bene ritrovarsi attorno a un tavolo per coordinarci. La gestione dei flussi è affare di tutti gli amministratori pubblici.

Ma come potete sapere come si comporteranno automobilisti e camionisti, se la Spv non è ancora in esercizio?

Serve uno studio specifico, che abbiamo già commissionato alla “Trt ingegneria” di Milano, diretto dall’ingegnere Fabio Torta. Non possiamo accontentarci delle impressioni di questo o quel sindaco o di qualche funzionario. Dobbiamo fare una previsione, affidandoci a modelli matematici in grado di ricostruire le percorrenze, il traffico reale, le origini e le destinazioni, i tempi di percorrenza. Tutto questo si può fare con specifici software.

Se era una previsione, potevate anche avviarla prima.

No. Dopo il closing finanziario a fine 2017, che ha chiuso una fase delicatissima con il concessionario, dopo che la Regione lo aveva messo alle strette sul fronte finanziario, il lavoro non ha conosciuto pausa. Oggi siamo quasi alla conclusione ed è a questo punto che possiamo colloquiare con gli attuali amministratori, l’avessimo fatto prima probabilmente oggi avremmo interlocutori diversi per il normale avvicendamento dei mandati elettorali. Oggi abbiamo completato il 70 per cento dell’opera e dobbiamo prepararci all’apertura.

Ci sono due criticità: Spresiano e Malo.

Sulla galleria di Malo non possiamo fare previsioni. La magistratura ha posto sotto sequestro nel 2016 l’intero cantiere, non appena ce lo restituirà completeremo i lavori ed è probabile che andremo oltre il 2020. Sull’attacco a Spresiano con la A27 siamo incappati in una situazione anomala creata del Ministero dei Trasporti, Mit. Le stazioni di servizio Piave est ed Ovest, come da progetto e autorizzazione del Mit, dovevano essere spostate a Sile est e ovest. Avevamo tutte le autorizzazioni anche quella del Cipe. Poi arriva lo stop del Mit perché una sua successiva prescrizione impone che la distanza tra stazioni di servizio carburanti non superi i 50 chilometri. Abbiamo fatto presente che non ci poteva essere un’applicazione retroattiva, soprattutto in presenza di concessioni già fatte dal Mit. Alla fine abbiamo ottenuto la necessaria deroga, ma un po’ di ritardo lo abbiamo accumulato.

Va bene lo studio dei flussi, ma poi ci sono i fondi per la viabilità complementare?

Tutto quello che è già previsto nel progetto lo faremo. Alla fine saranno spesi poco più di due miliardi di euro. Si tratta di 100 chilometri di autostrada e 68 di viabilità complementare. Per esempio da Bassano a Breganze si potrà andare anche utilizzando la complanare. I sindaci in sede di programmazione hanno chiesto molto, ricordo i 65 chilometri in trincea e i 17 caselli, alcuni estremamente vicini, ognuno ha un costo di circa 15 milioni di euro. Il fine era quello di scaricare dal traffico la viabilità ordinaria. La Spv non è un problema, anzi risolve o allevia problemi. Se poi lo studio dei flussi evidenzierà dei nodi li scioglieremo, anche individuando le risorse necessarie.

Con i sindaci ha parlato anche di questioni idrauliche.

Confesso che ho riletto tutto il progetto idraulico. Noi abbiamo previsto gli scarichi della strada e delle scarpate dei tratti in trincea. Non possiamo però, intervenire per proteggerci dall’acqua non regimentata. Per questo, abbiamo parlato con i consorzi di bonifica. A Malo, ad esempio è successo che scavando l’argilla si sono di fatto cancellati i fossi di un tempo. Poco male se attorno ci sono campi e si allagano, ma ora c’è la strada, bisogna ricostruire il reticolo di bonifica.

Mariano Montagnin

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