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Persi 2.175 posti di lavoro in sette mesi nella Marca. Un quarto di questi riguarda over 50

Il Centro Studi della Cgil presenta la periodica rilevazione dei dati sullo stato di crisi occupazionale. Vendrame: “Forte è la preoccupazione per gli ultracinquantenni che escono dal mercato del lavoro. La crisi continua a mordere, solo alcune realtà danno segnali positivi”

Persi 2.175 posti di lavoro in sette mesi nella Marca. Un quarto di questi riguarda over 50

Sono 2.175 i lavoratori trevigiani della media e grande impresa coinvolti in procedure di mobilità (Legge 223/91) da inizio anno a fine luglio 2014. Questo è il dato che emerge dalla periodica rilevazione sullo stato di crisi delle aziende della Marca elaborato dal Centro Studi della CGIL di Treviso.

TERRITORIO - La zona più toccata è l’area del capoluogo che conta ben 784 lavoratori coinvolti, oltre un terzo del totale provinciale. Segue la zona dell’opitergino con 410 lavoratori e il coneglianese con 368.

SETTORI - Per la grande impresa continuano a soffrire maggiormente della crisi occupazionale i settori della metalmeccanica (614 lavoratori coinvolti) e il legno (609 lavoratori coinvolti), rispettivamente il 28,23% e il 28% del totale complessivo, quello delle costruzioni (293) e del tessile-calzaturiero (290), rispettivamente il 13,47% e il 13,33% del totale, e il commercio che con 160 lavoratori coinvolti rappresenta il 7,36%.

LAVORATORI - L’identikit tracciato dal Centro Studi relativamente al profilo del lavoratore interessato alla mobilità rileva che dalla grande impresa escono per di più operai (62,90%), uomini (68,37%), tra i 41 e i 60 anni, 23,31% nella fascia 41-50 e 22,62% nella fascia 51-60, e che solo il 16,05% sono stranieri.

L’ANDAMENTO - Mediamente 310 sono i lavoratori usciti dalla grande impresa trevigiana ogni mese del 2014. Sopra a questa media gennaio, aprile e maggio che ad oggi si confermano i mesi più duri dell’anno sotto il profilo occupazionale.

CIGO - L’analisi del Centro Studi prende in esame anche le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate dall’INPS per il periodo gennaio-luglio 2014. Il monte ore ha in questi sette mesi raggiunto il totale di 1.644.591 e ad assorbire maggiormente le richieste di copertura è il comparto del legno con 700.914 ore per 2.707 lavoratori interessati. Segue con 3.571 lavoratori quello metalmeccanico con 544.118 ore autorizzate. Sopra le 50mila ore stanno anche i settori del tessile abbigliamento (87.852 ore), della gomma-plastica (70.455 ore), delle calzature (69.685 ore) e dei laterizi e calcestruzzo (66.990 ore). Aprile con 329.304 ore autorizzate è stato un mese nero anche sotto il profilo dalla Cigo.

“La fotografia scattata dal Centro Studi ci consegna sostanzialmente una situazione di crisi nel complesso immutata rispetto agli ultimi anni - commenta Giacomo Vendrame, segretario generale della CGIL di Treviso – quello che però i numeri non dicono è che esistono delle realtà, anche nell’industria, che danno alcuni segnali positivi. Singole aziende che hanno retto e che registrano oggi una crescita rispetto al passato ma che non riescono ancora a essere da traino per i loro settori di appartenenza e quindi a compensare i livelli occupazionali persi dalle altre realtà. Per questo – ha continuato Vendrame - la politica, in particolare quella regionale, deve operarsi energicamente e seriamente nel tracciare strategie industriali che guardino allo sviluppo del territorio e al riassetto e riorganizzazione dell’impresa veneta, anche di quella artigianale”.

“Dal punto di vista strettamente occupazionale – ha aggiunto Vendrame – serve garantire una maggiore flessibilità verso il pensionamento al fine di sbloccare il mercato del lavoro e impiegare i giovani che oggi difficilmente riescono a trovare un impiego, duraturo, economicamente e professionalmente soddisfacente e in linea col rispettivo grado di istruzione. Mettere mano alla riforma Fornero – dice Vendrame – è allora indispensabile. Anche il dato trevigiano, infatti, evidenzia che un quarto delle fuoriuscite dalla grande impresa industriale riguardano i lavoratori ultracinquantenni. Una massa di lavoratori difficilmente riqualificabili e con famiglia a carico, probabilmente con figli disoccupati, che come Sindacato facciamo tutto il possibile per tutelare ma che alla lunga si troveranno totalmente senza reddito. Per loro – conclude Vendrame - bisogna pensare uno scivolo pensionistico che gli accompagni nei prossimi anni”.

 

Fonte: Comunicato stampa
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