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Perugia-Assisi, la Marcia della pace compie sessant'anni

Appuntamento per domenica 10 ottobre. L'intervista al pacifista Antonio Drago, che ne ripercorre la storia, con qualche "distinguo"

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Perugia-Assisi, la Marcia della pace compie sessant'anni

Domenica prossima, 10 ottobre, si terrà la marcia Perugia Assisi, a sessant’anni dalla prima edizione del24 settembre 1961. L’idea di convocare una marcia per la pace venne ad Aldo Capitini (1899-1968) nel corso degli anni 50, mentre la situazione internazionale si faceva sempre più pesante per la guerra fredda, la corsa al riarmo, la costruzione del muro di Berlino e il consolidamento della divisione del mondo in due blocchi politico-militari contrapposti.

Solo qualche mese prima, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, venivano erette le prime barriere di filo spinato a Berlino. Erano gli anni della scuola di Barbiana e del primo obiettore di coscienza cattolico italiano, Giuseppe Gozzini. A seguirlo, insieme a molti altri, il giovane fisico riminese Antonino Drago, che poi a Barbiana promosse campi per insegnanti non violenti, divenendo uno dei teorici della difesa popolare nonviolenta in Italia.

L’invito alla marcia del 10 ottobre così recita: “I prossimi 10 anni saranno decisivi. Per fermare il cambiamento climatico. Per impedire una nuova guerra mondiale. Per uscire dalla crisi sociale ed economica. Per effettuare la transizione ecologica. Per democratizzare la rivoluzione digitale. Per prevenire nuove grandi migrazioni”. Si evidenzia che “per affrontare e risolvere questi grandi-problemi-comuni-glocali, c’è bisogno dell’impegno di tutti gli abitanti della terra, cittadini, cittadine e istituzioni di ogni livello. Dobbiamo sviluppare una mentalità e una cultura del «prendersi cura» capace di sconfiggere l’indifferenza, lo scarto e la rivalità che purtroppo prevalgono”.

Per approfondire l’attualità del movimento pacifista e della Perugia-Assisi abbiamo intervistato il prof. Antonino Drago.

E’ ancora di attualità il tema della difesa popolare nonviolenta?
Nel 1989 le rivoluzioni non violente dei popoli hanno vinto i due “blocchi” che avevano preparato uno scontro nucleare da 200 milioni morti al primo colpo, in Europa. Ora le guerre tra Stati sono ridotte al minimo. Dal conflitto in Jugoslavia è diventata più importante la guerra dentro uno Stato. Ora l’impegno non violento contro la guerra è uscire dai confini italiani per intervenire nei conflitti nel mondo. Lo fanno varie ong, ma soprattutto l’Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII (iniziata da obiettori di coscienza che fecero il servizio civile nella guerra in Jugoslavia), in Paesi dilaniati da scontri interni come ad esempio Colombia e Palestina. E’ questo tipo di azione nel mondo, parallela al Peacebuilding dell’Onu, che sta costruendo una esperienza mondiale di pace sulla quale edificare un nuovo diritto che si imponga ai Paesi che, dopo il 1989, persistono nel portare nel mondo la guerra, coprendola con le parole “pace” e “diritti umani”!

Come coinvolgere le nuove generazioni a discutere di temi come la pace, i diritti umani o la cura del Creato?
Viviamo un periodo carismatico, in cui un Papa prende posizioni molto coraggiose e promuove movimenti su tutti questi temi, indicando ai giovani i progetti più esaltanti. Se i vari movimenti cattolici non sembrano molto attivi, vedo due responsabilità. Da un lato quella solidaristica, che dal tempo del “non profit” ha moltiplicato le iniziative caritatevoli pubbliche, che vanno a sopperire a mancanze precise dello Stato sociale in un’opera di supplenza, non di anticipo e di invenzione sociale. Dall’altro, quella rappresentata dal servizio civile attuale, che ha offuscato l’impegno di base di “puro volontariato”. E’ questa direzione spirituale che è da recuperare, da parte dei religiosi e dei laici in genere per una nuova società solidale.

Sono passati 60 anni dalla prima marcia Perugia-Assisi. Qual è il valore attuale di questa iniziativa?
Il valore della marcia Perugia-Assisi è innanzitutto il sacrificio di fare 24 km per manifestare lo spirito di grande volontà di cambiamento. Queste sono virtù non violente che mancano in quasi tutte le manifestazioni di oggi, ridotte a proteste, contrapposizioni, scontri con la polizia. Anche il digiuno pubblico viene chiamato “sciopero della fame”, con evidente significato di contrapposizione, come quello che i sindacati attuali danno allo sciopero. Invece, il digiuno pubblico è nato come sacrificio non violento per un vero dialogo con il padrone. La marcia rappresenta un sacrificio e un impegno encomiabile, che ha la capacità di attirare centinaia di migliaia di persone a unirsi e riconoscersi in questa testimonianza.

Lo stesso vale anche per i pacifisti…
Altro è il valore dell’iniziativa per il movimento per la pace.
E’ indubbio che la marcia è nata da un (grande) non violento, Capitini, il quale trovò un seguito molto più grande di quanto allora si pensasse. Ma le edizioni successive sono state iniziative dei pacifisti solidaristi di massa (sostenuti da Enti locali politicamente consonanti, per primi quelli di Perugia), alleati con i pacifisti istituzionali. I gruppi non violenti si sono trovati ben presto “ospiti” di una organizzazione centralizzata che citava la “non violenza” solo come ricordo. Riprova ne è che l’attuale manifesto non la nomina.
Oggi la marcia esprime un’alleanza delle due componenti pacifiste maggioritarie, che prendono la scena per tutti i pacifisti. Da molto tempo una maggiore democrazia interna è stata richiesta come essenziale. D’altra parte, anche i partecipanti potrebbero esplicitare meglio (con slogan e cartelli e canti) le loro motivazioni specifiche.

Quale impegno per un cristiano nella promozione della pace?
In un mondo con quasi un miliardo di persone che soffre la fame, è d’obbligo l’opporsi alla guerra, che fa spendere 2000 miliardi di dollari l’anno. E ancor più perché questo Papa ha detto tante volte - e con convinzione profonda - che “la guerra è una follia”, condannando anche il solo possesso delle armi nucleari.

Come allora risvegliare la cultura della cura sollecitata dal Papa?
Collegandola con i valori politici decisivi del nostro tempo. Quindi la cura di soggetti collettivi (a partire dai gruppi che soffrono la fame, all’umanità intera che subisce inquinamenti e malattie). E soprattutto portandola fino in fondo con la partecipazione di una comunità di tetto, quella che ci fa conoscere come essere fratelli e sorelle amando gli altri come se stessi.

Capitini, don Milani, Lanza del Vasto, M.L. King: portatori di ideali ancora attuali?
Chiediamoci: “Quali sono stati i maestri del ‘900, il secolo che molti, considerando le due guerre mondiali, vedono come un secolo di sangue?”.
Lanza del Vasto ha scritto (già nel 1959): “Due sono le scoperte del XX secolo: La bomba nucleare e la non violenza”. Perciò M.L. King diceva: “Non violenza o non esistenza”. Principi ancora attuali. L’attaccamento delle potenze alle loro armi nucleari e alle 800 basi militari nel mondo toglie infatti ogni giorno i mezzi di sussistenza al quasi miliardo di affamati.

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