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Più coesione e meno paura contro la criminalità

Dati certi non ce ne sono e le forze dell'ordine affermano che non esiste una vera e propria emergenza. Tuttavia furti e rapine si susseguono nel nostro territorio, e si torna a parlare di ronde. Ma si fa strada anche un'altra forma di prevenzione: il controllo di vicinato

Più coesione e meno paura contro la criminalità

Alla luce degli ultimi episodi di microcriminalità avvenuti a Treviso nei giorni scorsi si è rinfocolato il dibattito sulla sicurezza. Alcune zone, come Canizzano e Sant’Angelo, nella periferia sud della città, in questo periodo sono state particolarmente prese di mira e i continui furti e rapine stanno esasperando la popolazione.
A subirne le conseguenze soprattutto gli abitanti di via Giovanna d’Arco, a Canizzano, che, stanchi ed impauriti, si sono organizzati per vigilare sul loro quartiere dalle 18 alle 24 “armati” di torce e telefonini in modo tale da creare una rete di controllo che possa fornire sollecite segnalazioni di movimenti sospetti alle forze dell’ordine e agli altri residenti.
“Il disagio degli abitanti - ha spiegato il parroco don Maurizio Tosello -, deriva dalla sensazione di continua insicurezza, queste situazioni si stanno ripetendo da mesi. Già l’estate scorsa sono state smontate diverse macchine, derubate di pneumatici e altri componenti, nei giorni scorsi una famiglia si è trovata a tu per tu con un ladro che era entrato in casa. I fatti si susseguono a distanza ravvicinata e la paura cresce, assieme alla sensazione che non si stia facendo abbastanza”.
Dalla Questura spiegano che nonostante non si possa ancora avere dati statistici certi sull’incremento o la diminuzione dei furti per il periodo attuale, normalmente il periodo che va da novembre a febbraio è quello in cui le abitazioni vengono più battute dai ladri. Inoltre commentano: “La scarsità di personale è un dato di fatto, servirebbero più pattuglie per ottenere risultati”. Sebbene i residenti abbiano cercato di chiarire che quelle organizzate non sono vere e proprie ronde, poiché volte non a farsi giustizia da soli, ma a monitorare il territorio per avvertire con prontezza le forze dell’ordine di movimenti sospetti, la questione ha sollevato diverse polemiche, dovute anche alla preoccupazione per la sicurezza dei cittadini stessi.
L’esasperazione inoltre, come ci raccontano i fatti di cronaca degli ultimi giorni, rischia di portare a reazioni scomposte e in qualche caso violente. Lo stesso presidente della Regione Luca Zaia ha fatto un passo indietro sulle ronde esprimendo la propria preoccupazione per la possibilità che individui inesperti si organizzino per difendersi da soli. “Sono felice di sapere che Zaia ha cambiato idea sulle ronde – ha commentato il sindaco di Treviso Giovanni Manildo – e che concorda su quanto noi sosteniamo da tempo e cioè che questo sistema non fa altro che esporre i cittadini a dei rischi. La sicurezza va garantita attraverso mezzi e strumenti adeguati”.
E’ proprio sull’adeguatezza dei mezzi attraverso i quali la Giunta comunale garantisce la sicurezza che punta il dito Davide Acampora, consigliere di minoranza di Fratelli d’Italia. Il consigliere residente a Sant’Angelo si è reso disponibile per portare la voce degli abitanti di Canizzano al prossimo Consiglio comunale ed ha partecipato ad alcune uscite notturne nel quartiere. “Vorrei che non si parlasse di ronde – spiega -, ma di coordinamento cittadino per la sicurezza. Stiamo raccogliendo almeno mille firme da allegare ad una lettera da inviare alla Regione e al ministro Alfano per sollecitare una soluzione al problema. Le forze dell’ordine attualmente fanno del loro meglio per garantire l’incolumità dei cittadini e dei loro beni, ma non hanno organico a sufficienza. C’è la percezione che la sicurezza sia diminuita notevolmente rispetto al passato. E’ vero che la competenza in materia è del Questore, ma il Comune deve occupasi del degrado urbano, e questo riguarda anche la sicurezza, cosa per cui a mio avviso non si sta facendo abbastanza”.
Intanto si è mossa anche Forza Nuova che ha annunciato le “passeggiate per la sicurezza”: pattugliamenti per le strade della città che sono iniziati martedì 10 proprio da Sant’Angelo, Santa Maria del Sile e Canizzano.
Così il clima si surriscalda, mentre sindaco e vicesindaco chiedono di non esasperare i toni e alimentare paure a fini propagandistici. “Il tema è serio – ha esordito il vicesindaco Roberto Grigoletto – stiamo lavorano in collaborazione con la polizia locale ad un progetto di sicurezza partecipata, che prevede un percorso di formazione per i cittadini. Si chiama «controllo del vicinato» e contempla diverse azioni per diffondere delle buone pratiche da seguire”. “Dobbiamo spingere sempre più cittadini a segnalare alle autorità competenti movimenti sospetti, prevenendo così eventuali reati - sottolinea Manildo -, inoltre dobbiamo lavorare sul contrasto al degrado”.
Intanto martedì 3 febbraio è arrivata al primo cittadino la risposta del ministro dell’Interno Alfano che rassicura sull’attenzione del Governo alle aree del nostro territorio maggiormente esposte a rischi ed esprime piena disponibilità ad assumere nuovi provvedimenti per la tutela dell’ordine pubblico. Segnale che però Manildo non reputa sufficiente chiedendo un incontro faccia a faccia con il ministro.

Il controllo di vicinato a San Donà di Piave

Incomincia a prendere piede il progetto “Controllo del vicinato” promosso dall’Amministrazione comunale di San Donà di Piave. Nel corso del mese di dicembre sono stati effettuati degli incontri nelle frazioni per presentare questa iniziativa, a cui hanno partecipato la comandante della Polizia locale, Danila Sellan ed esponenti locali dell’Associazione nazionale Controllo del Vicinato.
Ma in che cosa consiste il “controllo del vicinato”? Nasce e viene sperimentato negli Stati Uniti negli anni ‘60/’70, arriva in Europa attraverso la Gran Bretagna nel 1982, e recentemente è stato introdotto in Italia e anche alcune realtà venete. Sono circa dieci milioni le famiglie che finora, nel mondo, hanno aderito a questo progetto.
Il programma - come si legge nel sito dell’associazione nazionale (www.controllodelvicinato.it) -, prevede l’auto-organizzazione tra vicini per controllare l’area intorno alle proprie abitazioni e che si basa su un recupero dei rapporti di vicinato per migliorare la sicurezza del territorio. Lo schema è piuttosto semplice: ci si organizza tra vicini di casa per segnalarsi reciprocamente movimenti o attività sospette. Coordinatori volontari si prendono in carico le eventuali segnalazioni di una decina di famiglie - in pratica i loro vicini più prossimi - e le girano alle forze dell’ordine, agli altri coordinatori, all’amministrazione. L’attività dei gruppi di Controllo del vicinato è segnalata da appositi cartelli che hanno come scopo quello di comunicare a chiunque passi nell’area interessata al controllo che la sua presenza non passerà inosservata. La collaborazione e la fiducia tra vicini sono fondamentali perché si instauri un clima di sicurezza che sarà percepito da tutti i residenti (anche da chi non partecipa al programma) e particolarmente dalle fasce più vulnerabili, come anziani e bambini.
In alcune frazioni di San Donà il programma è già attivo: è il caso ad esempio di Fossà e Fiorentina, dove i primi gruppi del progetto hanno già iniziato a trasmettere le prime segnalazioni su persone e situazioni sospette.
“A Fiorentina il primo gruppo del controllo del vicinato si è costituito attorno al Comitato di quartiere e sono state già inoltrate le prime segnalazioni - spiega Salvatore Sciarello, referente del comitato per la sicurezza -. Ora stiamo costituendo alcuni sottogruppi e nuovi sistemi di comunicazione più efficaci”. “Con le ronde non ha niente a che vedere! - si entusiasma Domenico Paolantonio, coordinatore del progetto a Fossà -. Con questa iniziativa facciamo rete per aumentare il livello di attenzione e collaborare con le forze dell’ordine”.

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