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Pnrr: ora tocca ai sindaci

Tanti soldi a disposizione, ma servono i progetti. Su digitale, turismo, energia, innovazione, sociale e degrado. E in tempi rapidi. Mariarosa Barazza: "Fondamentale è mettersi insieme"

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Pnrr: ora tocca ai sindaci

Tocca ai Comuni muoversi sul Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza: il focus si sta spostando sull’operatività concreta e si chiede ai sindaci di mettere mano ai progetti. Attenzione, perché sui fondi europei non siamo stati mai i primi della classe. Solo nell’ultima tornata, ovvero i fondi assegnati tra il 2014 e il 2020, Treviso ancora oggi ha il 10 per cento di progetti non avviati, Venezia l’11 e Padova il 7.
Il Pnrr prevede un ampio spettro di investimenti e riforme a favore dei Comuni italiani, dal digitale al turismo, dal miglioramento dell’organizzazione interna agli interventi sociali. Tra gli impegni prioritari, il supporto alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione: l’obiettivo è tutto a “portata di clic” per i cittadini. Una distanza siderale da percorrere, se si pensa che ancora oggi si va in Comune per un semplice stato familiare o un certificato di residenza.

Un gruppo di lavoro centrale, guidato dal Ministero della Transizione digitale, assisterà le Amministrazioni nella fase di analisi tecnica e di definizione delle priorità, nel censimento dei fornitori idonei per ogni attività della trasformazione e nella predisposizione di “pacchetti di migrazione” al cloud, ovvero la nuvola che conterrà i nuovi archivi digitali. Questa attività di trasformazione e migrazione dovrà essere fatta a “gruppi” di Comuni, soprattutto se questi sono piccoli. Per tre anni è creata una squadra di circa mille professionisti, che le Regioni collocheranno presso le Amministrazioni territoriali, in cui si concentrano i colli di bottiglia: insomma saranno commissariate le Pubbliche amministrazioni “tartaruga” sul digitale.

Altro settore strategico è il turismo. Si chiama “piano nazionale borghi” quello che prevede lo sviluppo economico-sociale delle zone svantaggiate con la rigenerazione culturale dei piccoli centri e il loro rilancio turistico. Di fronte al sovraffollamento che ha spesso caratterizzato le attrazioni turistiche nelle principali città d’arte, tanti piccoli centri storici italiani rappresentano un enorme potenziale per un turismo sostenibile alternativo. Si interverrà su 5 mila ville storiche, parchi e giardini pubblici, vengono considerati “hub di bellezza pubblica” e luoghi identitari per le comunità urbane, e fondamentali per la rigenerazione dei Comuni.

Il piano rifiuti prevede di raggiungere, entro il 2035, il 65 per cento di raccolta differenziata e un massimo di 10 per cento di rifiuti in discarica: qui però la provincia di Treviso è già avanti. Ai Comuni viene anche chiesto di realizzare 1.850 chilometri in più di piste ciclabili, 11 chilometri di metropolitane, 85 chilometri di tram, 120 chilometri di filovie e altri 15 chilometri di funivie. L’obiettivo è uno spostamento di almeno il 10 per cento del traffico dalle auto private al trasporto pubblico.

C’è poi la valorizzazione delle auto elettriche con la realizzazione di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e ben 13.755 nei centri urbani. Entro il 2030 dovrebbero essere 6 milioni i veicoli elettrici circolanti. Sempre i Comuni realizzeranno interventi di efficientamento energetico, pianteranno 6,6 milioni di nuovi alberi. Il ministero dell’Istruzione, con il dipartimento delle Politiche per la famiglia e i Comuni ,dovrà organizzare il piano asili nido che prevede 228 mila nuovi posti di lavoro; i Comuni accederanno alle procedure selettive e provvederanno alla realizzazione e la gestione degli asili.

Poderoso l’investimento a sostegno delle politiche a favore delle persone vulnerabili, famiglie, bambini, persone anziane, per i servizi sociali a domicilio, per il rafforzamento della presenza di assistenti sociali. A favore della disabilità sono previsti dispositivi domotici e supporto per sviluppare competenze digitali, al fine di garantire possibilità di indipendenza economica e facile accesso al lavoro attraverso soluzioni di smart working. Infine, l’emarginazione e il degrado sociale saranno contrastati con progetti di rigenerazione urbana. Ci saranno fondi per la manutenzione, per il riutilizzo di aree pubbliche e strutture edilizie esistenti a fini di pubblico interesse, compresa la demolizione di opere abusive eseguite da privati.

I Comuni dovranno migliorare la qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche attraverso la ristrutturazione di edifici pubblici, sviluppando servizi sociali e culturali, educativi e didattici e promuovendo attività culturali e sportive sul territorio.

“Bisogna farsi trovare pronti per i bandi del Pnrr”, afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana. Loro ci stanno lavorando da mesi, anche mettendo a disposizione il proprio Centro studi amministrativi, e hanno promosso pure un patto con le organizzazioni sindacali per spendere bene i fondi.

“Se nella nostra provincia le cose funzionano, è perché gli attori sociali si parlano costantemente, collaborano, costruiscono percorsi comuni. Una società e un’economia funzionano quando le maglie del dialogo tra i soggetti che hanno la responsabilità della governance sono salde. Accordi di questo tipo non fanno notizia, ma costruiscono le fondamenta solide della casa comune a beneficio di tutti”.

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