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Post elezioni: i pensieri della Lega a Treviso

Alle elezioni del 25 settembre, la Lega ha registrato consensi molto bassi rispetto agli standard ai quali era abituata oramai da anni. Abbiamo raccolto i commenti di alcuni referenti della Lega a Treviso.

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Post elezioni: i pensieri della Lega a Treviso

“Hanno voluto provare anche con Giorgia”. Si consolano i militanti della Lega del Trevigiano. Dopo anni di successi alle politiche 2018, alle regionali, alle comunali, ecco la batosta che non ti aspetti. Ma come è possibile? Percentuali bulgare, fino al 70 per cento, per i candidati sindaci della Lega non più di sei mesi fa e adesso a malapena il 15 per cento: leghisti raggiunti e umiliati dal tricolore di Fratelli d’Italia. “Gli italiani sono fatti così, hanno voluto provare Renzi, poi Salvini, poi i Cinque stelle e adesso non resta che la Meloni”.

Il dibattito nella “pancia” del partito

Nella pancia della Lega il dibattito è più complesso. A Treviso è intervenuto anche il padre nobile della Lega, Gianpaolo Dozzo: “La maggiore prerogativa di Salvini era quella di adattare i più disparati temi politici a seconda delle latitudini. L’aver abiurato l’essenza fondamentale della Lega ha portato il partito a essere un surrogato di chi ha sempre avuto nel proprio dna il centralismo e lo statalismo”. Dozzo vuole ritornare al marchio originale, la Lega Nord. 

C’è però chi difende Salvini, come Alain Tommasi, della sezione di San Zenone degli Ezzelini: “Abbiamo pagato la responsabilità di governo. Per noi non è stato facile. Abbiamo appoggiato Draghi per arginare le proposte dei democratici e dei grillini, e così gli elettori hanno premiato chi è stato sempre all’opposizione. Noi volevano dare risposte ai cittadini. Sul tema dell’autonomia c’è un contratto di Governo che la Meloni dovrà rispettare”.

Gli amministratori: “Torniamo nelle sezioni, nonostante Salvini”

A pochi chilometri di distanza, Claudia Benedos, sindaca di Maser a pieni voti, osserva la mezza debacle in paese, appena il 23 per cento contro il 48 del 2018, si dichiara delusa. “I veneti dovevano stringere i denti e continuare a votarci nonostante Salvini. Guardi che qui molti non volevano la caduta di Draghi. Abbiamo voglia di autonomia, ma così è tutto difficile”. Ancora più deciso Massimo Tondi, amministratore comunale di Fonte, un leghista storico: “Salvini spera in un’occasione per riprendersi, ma la base è scontenta, siamo commissariati nelle sezioni da anni. Prima con il Governo giallo-verde, poi con Draghi... il partito si era presentato con il centrodestra e ha finito per allearsi con i Cinquestelle. Con loro ha realizzato il reddito di cittadinanza, ma non ha portato a casa l’autonomia. Per la gente è ondivago. Sono stati cinque anni persi, benché Salvini avesse una massiccia dote di voti”. 

Stefano Marcon, presidente della Provincia, sindaco di Castelfranco dove la Lega è scesa dal 32 pertanto al 14, sembra ancora incerto sulle responsabilità e sul futuro. “Sono convinto che l’autonomia arriverà, è una gestione delle risorse pubbliche virtuosa e replicabile, a volerla ci sono anche Friuli, Emilia Romagna e Lombardia”. Marcon, rispetto all’abbandono di molti elettori, non è pessimista: “L’elettorato oggi è fluido. Ho conosciuto la stagione in cui eravamo al 3 per cento. L’importante è che fra di noi ci sia finalmente un confronto franco. Mancano i congressi da troppo tempo. Ascoltiamo la base, e torniamo a essere convincenti con la gente dei nostri territori”.

“Noi leghisti di vecchia data ce lo aspettavamo - ammette Marco Turato, sindaco di Pederobba -. Non si può snaturare la nostra identità e vedere il nostro leader politico diventare la brutta copia della Meloni. Non abbiamo avuto neppure occasioni per contestare questa linea, eravamo tutti commissariati. L’inversione dovrà essere netta. Dobbiamo tornare alla Lega Nord, nostro interesse sono l’autonomia e il federalismo”.

Bortolato: “I cittadini chiedono coerenza”

Il sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, qualche mese fa ha lasciato la Lega. Forse aveva intuito qualcosa? “Penso ci sia un malessere profondo legato anche alle scelte qualitative dei rappresentati della Lega a livello locale - risponde -. E’ inimmaginabile pensare che chi con il suo comportamento ha gettato discredito sul partito, possa ancora esserne il rappresentante”. 

Per il sindaco, il tema dell’autonomia resta in campo: “Avere più spazio di manovra e risorse da far atterrare sul nostro territorio è una priorità, ho avuto modo però di avere rassicurazioni da parte di Fratelli d’Italia, penso sia più importante percorrere la strada segnata piuttosto che riflettere su chi la percorra”.

Insomma, non è stato difficile passare dalla croce sul Leone di San Marco a quella sul Tricolore. “I cittadini chiedono coerenza - prosegue Bortolato -, la coerenza che il mio gruppo ha avuto anteponendo la buona gestione della città alle beghe del partito. Prima l’esperienza di governo con i Cinque stelle, poi l’opposizione, dopo ancora il Governo con tutto l’arco costituzionale, hanno allontanato l’elettore moglianese dalla Lega”.

E anche i congressi potrebbero non bastare: “Prima dovrebbe esserci un momento catartico di epurazione per tutti i soggetti che hanno ferito la reputazione del partito a livello locale e nazionale”, risponde categorico.

Marcato: “Il progetto di autonomia è defunto”

L’assessore regionale Roberto Marcato è un fiume in piena. Come mai non è stata premiata la cultura di governo della Lega del Veneto?- gli chiediamo -. “Questa - risponde - era una votazione nazionale, dove i criteri dei cittadini sono altri. Il problema vero è che non c’è stata condivisione con il territorio, i candidati non erano attrattivi, è sembrata un’operazione di palazzo”. 

Non ci sono stati, in effetti i soliti gazebo nelle piazze:“Il nostro è un partito di militanti, è un partito federale, siamo legati e radicati nel territorio. Invece da tempo le sezioni sono commissariate e le scelte si fanno altrove. Candidati paracaduti e non c’è più un cursus honorum. Io ho fatto la gavetta prima come consigliere comunale, poi in Provincia e infine in Regione”. Marcato, insomma, il disastro se lo aspettava: “Centinaia di militanti mi facevano sempre la stessa domanda: che fine ha fatto l’autonomia? Era sempre più difficile spiegare le difficoltà di stare al Governo e non portarla a casa. Alla fine il M5S ha ottenuto il reddito di cittadinanza, e noi niente”.

A proposito di autonomia, Marcato è decisamente scettico: “Ma non prendiamo in giro la gente! Il progetto di autonomia della commissione Bertolissi e di Luca Zia è defunto. Faremo forse l’autonomia di Fratelli d’Italia: ci daranno il permesso di imbiancare autonomamente il soffitto delle scuole”.

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