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Prealpi: il grande ritorno del lupo

Sono diversi, ormai, i branchi che si sono stanziati tra Grappa, Cesen e Cansiglio. Efficaci, finora, le contromisure. All'inizio la sorpresa degli allevatori è stata grande, ma ora ci sono tutte le premesse per una tranquilla convivenza

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Prealpi: il grande ritorno del lupo

La corrente sembra prevalere sull’ultimo che attraversa quel rivolo di acqua sopravvissuto alla siccità del Piave. Poi con calma, senza agitarsi, senza mostrare alcun fastidio o tensione, anche lui guadagna l’altra riva. Gli altri quattro lupi lo hanno seguito con lo sguardo, loro sono passati con più sicurezza, sorvegliando le rive.
Il branco di lupi è stato ripreso e il filmato diffuso nel web. Dunque, il lupo non è solo in montagna, non è nelle valli nascoste o in mezzo al bosco: si muove salendo e scendendo i monti della Pedemontana, tra il Grappa, il Montello e il Cansiglio.

Anche stavolta non si può non fare il solito pensiero ambivalente su questo animale, protagonista di tanti miti antichi e ospite fisso e indesiderato delle favole più terribili. Il contrasto tra la forza selvaggia e incontrollabile e la forza guidata, controllata, indirizzata al bene comune. La forza brutale con cui non dà scampo alle prede si accoppia a un comportamento sociale tra i più simili a quello dell’uomo. Il lupo è il simbolo della capacità di fare gruppo, si sceglie una compagna e poi vive con lei tutta la vita. Per i cuccioli farebbe qualsiasi cosa, tanto che i miti sono pieni di lupe che allevano piccoli di uomo. Ha un grande senso dell’onore, e non abbandona per nessuna ragione i compagni.
Adesso, però, è vicino. Ritornato a popolare da una decina d’anni le aree delle Prealpi e della Pedemontana, attirato dall’aumento della presenza degli ungulati, ovvero caprioli, mufloni, cervi, cinghiali, si è diffuso e ora, dalla Lessinia fino al Cansiglio, si contano diversi branchi.

In un primo momento il suo arrivo ha spaventato, in particolare a Cima Grappa dove improvvisamente gli animali da allevamento venivano massacrati dagli attacchi di un branco di lupi. Una legge protegge questa specie e la Regione Veneto ha risarcito i capi abbattuti. Ma la sorpresa fu grande e subito furono prese contromisure.
Fabio Dartora, tecnico faunistico, operatore del progetto per la gestione proattiva del lupo, ci spiega che al momento diversi branchi si sono stanziati nella Pedemontana. Uno si trova sul Massiccio del Grappa. Un altro sul Monte Cesen, quello che probabilmente è stato visto attraversare il Piave, un altro tra Col Visentin e Nevegal, infine un altro ancora sul Cansiglio. Ogni branco insiste su un’area di circa 100 chilometri quadrati, un territorio che difende strenuamente e che spinge il gruppo a uccidere qualsiasi lupo vi si introduca.
Uno dei lupacchiotti nati sul Grappa, una femmina, con la maturità sessuale è uscita del gruppo e ha trovato casa e un compagno tra il Monfenera, Alano, Pederobba. L’accoppiamento potrebbe essere avvenuto tra febbraio e marzo e se non accadrà nulla, presto dovrebbe esserci un nuovo piccolo branco. “Questa nuova coppia è monitorata - continua Dartora -, la lupa, quando era ancora nel branco, è stata dotata di radiocollare. Vedremo come evolverà la situazione, le dinamiche sono molte veloci, i pericoli per questo predatore sono molti. Può morire nello scontro con un altro lupo. Spesso i lupi muoiono in incidenti stradali, oppure investiti dal treno. Il lupo poi non è esente da malattie”.

Il primo inserimento di questo branco sarà complesso. Potrebbero nascere alcuni problemi, il territorio non è ancora abituato alla presenza del lupo e potrebbe subire danni a causa dei suoi attacchi agli animali domestici. “Sul Grappa, dopo la sorpresa iniziale, gli allevatori si sono attrezzati e, grazie a reti elettriche, monitoraggio e cani anti lupo, le cose sono migliorate. Anche gli animali selvatici, dai mufloni ai caprioli, ai cinghiali, fino ai cervi del Grappa si sono abituati alla presenza del lupo e sono meno confidenti, riconoscono la presenza dell’animale e si fanno vedere meno in giro”.

Qualcuno potrebbe pensare a una riduzione della popolazione di ungulati a causa del lupo, invece le cose stanno diversamente, anzi proprio l’abbondanza dei cinghiali è fondamentale per la presenza del lupo. “Forse l’animale che subisce di più la presenza del predatore è il muflone, è meno preparato, meno in grado di difendersi. I cinghiali sembrano i più attrezzati per difendersi dai lupi, in realtà bisogna ricordare che anche gli ungulati all’inizio sono cuccioli e in questa condizione sono assai vulnerabili e attaccabili. I cervi sono impegnativi per il lupo, anche loro si sono abituati a vivere rintanati nella foresta e la loro presenza è in costante aumento nella Pedemontana”.
Un cacciatore di Borso del Grappa conferma il ruolo importante dei lupi nell’abbattimento dei capi malati e più fragili. “Una volta arrivavano in paese animali, in particolari caprioli, stremati dalle malattie, veniva il veterinario della Provincia di Treviso, ma quasi mai riuscivamo a salvarli. Ora non si vedono più, sembra che la presenza del predatore, del lupo, abbia contribuito a «ripulire» dagli elementi più deboli il Massiccio”.

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