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Prevenire il suicidio: dalla parte della vita

Il 10 settembre a Treviso c'è stato un incontro all'istituto Engim Turazza, promosso dal Tavolo provinciale per la prevenzione dei gesti suicidari. “Il problema del suicidio – ha dichiarato Francesco Lazzarin, psicologo e psicoterapeuta – è un problema di salute pubblica in cui siamo tutti coinvolti, il fallimento di tutta la comunità”.

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Prevenire il suicidio: dalla parte della vita

Il 10 settembre Treviso ha ricordato la giornata mondiale per la prevenzione del suicidio con un incontro, all’istituto Engim Turazza, promosso dal Tavolo provinciale per la prevenzione dei gesti suicidari.
Il Tavolo è nato nel 2015 da un bisogno del privato sociale e di diversi settori del pubblico di connettersi in una rete per attivare sinergie e condividere competenze, esperienze  e risorse che consentano di conoscere e prevenire i suicidi. Nel 2017 è stato inoltre firmato dagli enti promotori del tavolo un Protocollo di intesa per la promozione di iniziative in materia di prevenzione dei gesti suicidari.
“Il suicidio – ha spiegato Luigi Colusso, medico che da vent’anni come volontario affianca con Advar le famiglie nell’elaborazione del lutto – è come un fulmine che colpisce e accende la casa di un paese: tutti a quel punto accorrono, perché quella casa e quelle persone sono preziose, ma anche perché l’incendio potrebbe propagarsi ad altre case vicine. Bisogna fare sì che tutti siano radicati e inclusi nella comunità affinché siano difesi. La morte, infatti, non si può eliminare, ma si può ridurre e contenere la sofferenza delle persone e delle comunità per evitare che l’incendio si propaghi”.
Concetti fondamentali espressi dal Tavolo sono infatti quelli di appartenenza e identità che, quando mancano, portano a uno sradicamento e isolamento dell’individuo che, lasciato solo, può essere spinto a gesti suicidari.
“Il problema del suicidio infatti – come ha dichiarato Francesco Lazzarin, psicologo e psicoterapeuta – è un problema di salute pubblica in cui siamo tutti coinvolti, il fallimento di tutta la comunità”.
Tra le categorie più a rischio, gli anziani lasciati soli, che decidono di morire lentamente rifiutando cibo e farmaci salvavita; la cosiddetta popolazione etichettata, cioè quelle persone che la comunità definisce “minacciose”, come detenuti, criminali, persone con problemi di dipendenze e al giorno d’oggi anche migranti: per queste persone si tende a non provare compassione, a non provare solidarietà. Inoltre, a forte rischio sono anche i malati oncologici che hanno ricevuto un forte shock emotivo dopo la comunicazione della malattia. Fra queste persone l’incidenza di suicidi è 2,5 volte più alta che non nella popolazione generale. Infine, ci sono giovani e ragazzi: secondo i pediatri, nella fascia di età compresa fra i 15 e i 29 anni, il suicidio è la seconda causa di morte.
Sempre più giovani arrivano ai pediatri per disturbi legati all’ansia e all’alimentazione; problematiche psichiche per cui è necessario indirizzare i genitori su come osservare e ascoltare i figli.
Per questi ragazzi il Tavolo dal 2017 promuove le campagna “Prendimi sul serio, io esisto”, con un nome deciso da due giovani di 17 anni che assieme ad altri 13 studenti delle superiori, a insegnanti, psicologi, educatori e associazioni collaborano al progetto.
Lo scopo del programma è quello di mettere in relazione i giovani e gli adulti che si occupano di temi educativi, creando condizioni protettive rispetto al rischio di comportamenti suicidari di minori in età scolastica e giovani adulti, e sostenendo quei minori le cui famiglie sono state colpite da tali eventi. Durante il primo anno è stata realizzata una mappatura dei servizi esistenti, un monitoraggio degli spazi di ascolto per raccogliere le procedure di intervento in caso di crisi e sono state proposte alcune esperienze di formazione.
Oggi si va verso un Manifesto di prevenzione al suicidio da esporre nei più diversi luoghi pubblici che sconvolga e attiri l’attenzione, stimolando delle riflessioni che portino all’azione. Infine, il progetto più importante, che coinvolgerà in quest’anno scolastico tutti gli istituti secondari di secondo grado della provincia, e i Centri di formazione professionale con indirizzo grafico-artistico. Le scuole, infatti, potranno concorrere alla creazione di un logo per il manifesto. La realizzazione di tale simbolo non servirà solo ad attivare la creatività dei ragazzi, ma anche e soprattutto a riflettere insieme ai loro insegnanti, che verranno precedentemente formati, sulle tematiche dell’identità, della storia personale, della creazione di relazioni sociali e della prevenzione al suicidio, vivendo così, come l’ha definita Daniela Pavan, insegnante, “la scuola come momento di apprendimento per la vita”.
Infine, il Tavolo promuove politiche di prossimità alla famiglia dopo eventi traumatici come il suicidio di un membro del nucleo famigliare.
Va ricordato in ogni caso che dal 2012 è attivo il numero verde di supporto del progetto InOltre della Regione Veneto. Al numero 800 334343 rispondono 24 ore su 24, 7 giorni su 7, degli psicologi specializzati in Psicologia dell’emergenza che possono accompagnare chiunque si trovi in difficoltà, con un primo contatto telefonico e poi con la presenza a domicilio e l’attivazione di una rete di aiuto specifico.

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