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Prostituzione: nessuna persona può essere oggetto di compravendita

Per sconfiggere lo sfruttamento della prostituzione serve anche in Italia il “modello nordico” che prevede le multe ai clienti, dice l'associazione Giovanni XXIII. E' il commento alla proposta di legge presentata ieri da 70 parlamentari che vorrebbero trattare la prostituzione come una qualsiasi attività lavorativa

Prostituzione: nessuna persona può essere oggetto di compravendita

"Per sconfiggere lo sfruttamento di donne e ragazzine ai fini di prostituzione servono misure di contrasto più efficaci, non certo la regolamentazione o lo zoning". Così commenta Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII il cosiddetto “Manifesto” presentato ieri da 70 parlamentari che vorrebbero trattare la prostituzione come una qualsiasi attività lavorativa, da gestire con partita Iva in case private o in aree protette.
«I Paesi europei che hanno tentato la via della regolamentazione si trovano ora sia con la prostituzione legalizzata che con quella illegale – prosegue Ramonda –. Inoltre è noto che sono le organizzazioni criminali a fornire la manodopera anche per la prostituzione legalizzata. Al contrario paesi come la Svezia e la Norvegia, che vietano l'acquisto di prestazioni sessuali, hanno ottenuto importanti risultati».
La strada risolutiva, conclude Ramonda, è «introdurre anche in Italia il cosiddetto modello nordico. C'è già una proposta di legge depositata in Parlamento. Invitiamo i parlamentari ad unire le forze per riconoscere la piena dignità della persona umana, che non può mai essere oggetto di compravendita».

Che cosa prevede la proposta presentata

Lotta alla tratta e alla schiavitù, riconoscimento dei diritti dei sex workers, creazione dei cosiddetti quartieri a luci rosse (zoning) e possibilità per le prostitute di iscriversi alla Camera di commercio, per poter esercitare legalmente in casa o costituendosi in cooperative. Lo prevede la proposta bipartisan presentata alla Camera dalla senatrice Maria Spillabotte (Pd) e dal presidente della Commissione Affari sociali della Camera Pierpaolo Vargiu (Scelta civica), sottoscritta da 70 parlamentari di diversi schieramenti. Un testo che, nelle intenzioni, si propone di superare definitivamente la legge Merlin.

La proposta di legge ripropone il tema dello zoning, finito al centro delle polemiche quando il sindaco di Roma Ignazio Marino lo propose alcuni mesi fa per risolvere i problemi del quartiere Eur della Capitale. Il testo, condiviso dai parlamentari, “vieta l’esercizio della prostituzione in luoghi pubblici” fatta eccezione per “alcune aree individuate dagli enti locali”. I sindaci avranno, dunque, la possibilità di decidere se creare o meno zone a luci rosse nelle proprie città.  “Le comunità locali potranno regolarsi autonomamente in base alle proprie esigenze – spiega Vargiu – La scelta sarà affidata ai sindaci”. 

La proposta riconosce l’attività di prostituzione, purché svolta “in autonomia e libertà”, a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandolo a test sanitari obbligatori, all’iscrizione alla Camera di commercio e all’uso obbligatorio del preservativo. Gli stessi criteri saranno utilizzati anche per la prostituzione online. “Prima di arrivare a questa proposta abbiamo parlato con diverse prostitute ma anche con i clienti – aggiunge Spillabotte – e siamo giunti alla conclusione che non si debba trattare il tema in maniera indifferenziata. Vogliamo contrastare la tratta e la schiavitù, perché non bisogna dimenticare che in Italia esistono 60 cartelli malavitosi che reinvestono i proventi dello sfruttamento della prostituzione in corruzione, commercio di armi e droga. Ma vanno anche riconosciuti i diritti di chi si prostituisce in piena libertà, come se fosse un lavoro vero e proprio. E’ giusto riconoscere il diritto di previdenza sociale e di assistenza sanitaria a chi fa questa scelta liberamente – continua Spillabotte – a questi diritti però corrispondono alcuni doveri, tra cui quello di pagare tasse". Si prevedono, inoltre, risorse adeguate per “la formazione del personale sanitario, di assistenza sociale e di pubblica sicurezza che interagisce con i soggetti che esercitano l’attività di prostituzione e per l'organizzazione della rete di assistenza sanitaria”. La restante parte dei proventi è destinata agli enti locali.

Fonte: Redattore Sociale
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