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Psicologo in Comune: cinque sportelli gratuiti per il sostegno alla salute mentale

L'iniziativa riguarda un bacino di quasi 420 mila cittadini in 36 Comuni della Marca. Il progetto, nato a Treviso, è coordinato dal Centro della Famiglia. Bordignon: "Mai come oggi aiuto necessario"

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Psicologo in Comune: cinque sportelli gratuiti per il sostegno alla salute mentale

Dallo “Psicologo di Quartiere” allo “Psicologo inComune”. Si amplia il progetto pilota di Treviso che dal primo marzo coinvolgerà 36 Comuni dell’ambito territoriale sociale Ven09_Treviso. Il servizio avrà un bacino di più di 418 mila abitanti e vede come capofila il Comune di Treviso. Partner saranno l’Ulss 2 Marca Trevigiana, Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto, consultorio familiare “Centro della Famiglia” di Treviso, consultorio Ucipem e Regione Veneto con il servizio “InOltre”.

L’iniziativa prevede l’attivazione di cinque punti di ascolto sul territorio: due a Treviso, uno nel quartiere di Santa Bona, nella sede dell’ex circoscrizione Nord, in via del Galletto 16/a e uno nelle sale del Centro della Famiglia in via San Nicolò 60; uno a Oderzo, in via Luzzatti 1, vicino alle scuole dell’Ongaro; uno a Ponzano, in casa dei Mezzadri, via dei Bersaglieri, e uno a Silea, all’interno della biblioteca dei Liberi pensatori, in via don G. Minzoni 14. L’accesso al supporto psicologico è gratuito e si ottiene telefonando al numero unico 348 7914224 a cui il cittadino farà riferimento in due mezze giornate (martedì dalle 15 alle 18 e il giovedì dalle 10 alle 13).

Al numero di telefono risponderà un operatore che compilerà una scheda di accesso in cui si raccoglieranno i dati anagrafici, numero di telefono, residenza, preferenza di sede per i colloqui e motivo della richiesta. Tale format di ingresso verrà inviato al coordinatore del progetto che provvederà a mettere in contatto la persona con lo psicologo che lo contatterà. Ogni utente potrà accedere mediamente al servizio per 1-3 colloqui fino a un massimo di 5, scegliendo la sede più vicina alla propria residenza oppure la modalità online. Gli psicologi che forniscono il servizio sono selezionati, coordinati e supervisionati dal Centro della Famiglia.

Sono coinvolti i Comuni di Arcade, Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Cessalto, Chiarano, Cimadolmo, Fontanelle, Gorgo al Monticano, Istrana, Mansuè, Maserada sul Piave, Meduna di Livenza, Mogliano Veneto, Monastier di Treviso, Morgano, Motta di Livenza, Oderzo, Ormelle, Paese, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolè, Povegliano, Preganziol, Quinto di Treviso, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Polo di Piave, Silea, Spresiano, Treviso, Villorba, Zenson di Piave e Zero Branco. Il progetto si pone diversi obiettivi, tra cui quello di intercettare le difficoltà emotive e relazionali dei cittadini, accentuate in questi due anni, e intervenire prima che i disturbi si aggravino. “Dopo l’emergenza che ha spezzato e diviso i legami - ha spiegato il presidente dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto Luca Pezzullo - era necessario creare qualcosa che unisse, e ciò che è stato fatto è un atto di cura che va in questa direzione. La pandemia porta con sé percentuali anche del 70-80% della popolazione che soffre di un disagio psicologico, per questo motivo è necessario valorizzare iniziative di questo tipo, che hanno il potere di cambiare un po’ le cose”.

L’attività verrà monitorata mensilmente. I dati verranno raccolti e conservati nel rispetto delle norme della privacy e saranno utili a comprendere i bisogni della popolazione.
“Sin dai primi passi della sperimentazione a Treviso, il Centro della Famiglia ha messo anima e corpo in questo progetto di rete per fornire risposte condivise ai bisogni psicologici in un’ottica di prevenzione - ha spiegato il direttore del consultorio del Centro della Famiglia, Adriano Bordignon -. Mai come ora le famiglie, nuclei fondanti e risorse strategiche per la comunità, vanno sostenute e tutelate con tutte le energie possibili”.

Il servizio era partito l’anno scorso, in via sperimentale nel solo Comune di Treviso, e ha già aiutato una settantina di persone. Il nucleo più numeroso di chi si è rivolto allo sportello psicologico è composto da donne sopra ai cinquant’anni: “Si tratta di persone che spesso devono prendersi cura di figli giovani e genitori anziani, e questo durante la pandemia ha acuito stati d’ansia e depressione - ha spiegato l’assessora al Sociale di Treviso Gloria Tessarolo -. Ci tango a chiarire però che, grazie allo sportello, la maggior parte dei casi trattati si sono risolti positivamente, dandoci riscontro sulla validità del progetto che ora viene esteso a 36 Comuni. Per le emergenze e per i casi ad alto rischio suicidario, invece, continua a essere attivo il numero verde anti-suicidi di InOltre (800 334343), che negli ultimi 10 anni ha ricevuto 15 mila chiamate.

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