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Quasi metà della spesa sociale dei Comuni è gestita da terzi

La percentuale è del 43%, il 25% affidato alle Ulss. Paolino Barbiero: “I Comuni attraverso processi di aggregazione delle funzioni si riapproprino della governance sociale".

Parole chiave: servizi sociali (5), cgil (42), comuni (159), enti locali (74)
Quasi metà della spesa sociale dei Comuni è gestita da terzi

Nel prendere in esame i bilanci di tutti i 95 Comuni della Marca, il Dipartimento Contrattazione Sociale dello SPI CGIL di Treviso ha affidato al Centro Studi della CGIL provinciale l’analisi di una di quelle voci di bilancio fondamentale, secondo il Sindacato Pensionati, per lo sviluppo e per la coesione sociale: la funzione 10, ovvero la composizione della spesa sociale. Il dato che emerge è che l’uscita destinata al sociale viene per il 42,74% trasferita dai Comuni della Marca ad altri soggetti per lo svolgimento dei servizi, in particolare sono le tre Uls trevigiane a gestire il 24,51%.

Dalla ricerca, che punta la lente d’ingrandimento sul dato del 2012 (ultimo disponibile), emergono anche in questo, come per altri aspetti relativi ai bilanci comunali dei Comuni trevigiani, notevoli differenze sulla gestione delle risorse pubbliche. Sul totale della spesa corrente, che complessivamente ammonta nell’anno di riferimento a 438.457.123 euro il 18,71% è destinato ai servizi sociali, pari a 82.020.005 euro, con una media pro capite che si attesta a 92,28 euro annui. Una media superata da 21 Comuni della Marca. Su tutti è quello di Giavera del Montello che con 155,88 euro per residente supera tutti spendendo per il sociale il 31,2% del totale della spesa corrente. All’altro capo della classifica stilata dal Centro Studi, tra i 22 che rientrano nella fascia più bassa, il Comune di Refrontolo con un pro capite pari a 46,23 euro e appena il 7,53% della spesa corrente destinato al sociale. 52 sono le Amministrazioni comunali che si collocano nella fascia intermedia, con valori che vanno dai 70,07 euro pro capite di Motta di Livenza ai 91,76 di Asolo.

“Dobbiamo ricercare l’equilibrio tra qualità e governance dei servizi sociali erogati sul territorio – ha commentato Paolino Barbiero, segretario generale SPI CGIL di Treviso – lo si può fare identificando dei bacini ideali con un congruo numero di utenti, al fine di contenere i costi a carico dei Comuni e attivando economie di scala. Tale processo è necessario anche per eliminare le evidenti disparità tra un Comune e l’altro sia sul fronte della spesa sociale che della fiscalità locale, aspetti connessi l’uno all’altro. Solo le Uls riescono a far fronte in modo strutturato e capillare ai bisogni dei cittadini. L’intervento sul sociale, infatti, in questo momento di difficoltà per i bilanci comunali, si è ulteriormente contratto e, a loro volta, dal 2012 ad oggi, anche le differenze si sono accentuate. Una diversa risposta al disagio sociale, ai problemi assistenziali e ai bisogni dell’infanzia rischia allora di compromettere la coesione sociale. Non possiamo permetterci, inoltre – conclude Barbiero - che siano interessi economici privati a determinare gli indirizzi strategici e le politiche sociali”.

Fonte: Comunicato stampa
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