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Qui muore l'Europa: sul treno del Brennero, accanto ai migranti che provano ad arrivare in Baviera

"Voglio ritornare all'Europa senza muri!", cronaca di un viaggio in treno accanto a chi cerca di ricostruire la propria vita.

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Qui muore l'Europa:  sul treno del Brennero, accanto ai migranti che provano ad arrivare in Baviera

E’l’una e quattordici di notte di una domenica di febbraio e mi trovo a prendere il treno Euronight che mi porterà a Monaco di Baviera. Non fa molto freddo e, quando i fanali del treno annunciano il suo arrivo, vedo sbucare molte grosse valigie spinte da famiglie o persone singole: si sente un misto di lingue arabe, africane, rare italiane, nessun tedesco. E’ il treno notturno dei migranti verso Monaco, la sognata Germania! Mentre salgo e mi accomodo tra due serbi e una famigliola pakistana, ho molte questioni in testa e cerco di mettervi un po’ di ordine anche per chi mi legge. Parto da un “si dice comune” ultimamente posto in crisi. Si dice comunemente che la costruzione dell’Europa come spazio di “libertà, sicurezza e giustizia” e la creazione di Schengen, abbiano spostato i controlli dai confini interni a quelli esterni dell’Europa, ma ormai da mesi si sa che non è più così. Di fronte all’ondata migratoria, sei paesi europei (Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Francia e Danimarca) hanno ripristinato i controlli e chiedono l’applicazione dell’art. 26 dello stesso trattato assieme a molti altri paesi dell’est. Come affermò il presidente del Consiglio italiano: “Mettere in discussione l’idea di Schengen significa uccidere l’idea di Europa. Abbiamo lottato per decenni per abbattere i muri. Pensare oggi di ricostruirli significa tradire noi stessi”. Sarà vero che non vogliamo tradire i nostri sogni europei? Il treno si muove e questa notte lo andrò a verificare! Ma prima alcune voci sulla “rotta del Brennero”.

Il ritorno dei controlli
“Nel contesto storico politico di Mare Nostrum, il Brennero ha ricevuto visibilità in quanto frontiera/passaggio lungo una delle rotte principali (la rotta del Brennero) per le persone che volevano lasciare l’Italia per presentare una domanda di protezione internazionale in un paese del Nord-Europa”, mi dirà a Bolzano qualche giorno dopo Monika Weissensteiner, responsabile per la fondazione Alexander Langer e dal 2014 dell’iniziativa “Brennero Border Monitoring”.
Tuttavia, il regolamento di Dublino III e il Sistema europeo comune di asilo prevedono che la domanda di asilo venga presentata nel primo paese d’arrivo. Ebbene nel 2014, che ha visto un apice di tentativi di passaggi di migranti, per la maggior parte siriani, eritrei, somali, nigeriani, gambiani e maliani, circa 5.000 persone sono state respinte al confine italo-austriaco e consegnate o riammesse passivamente dalla Bundespolizei Tirol austriaca alla Polizia italiana di frontiera al Brennero. Siamo arrivati a dicembre 2015 con lo stesso numero e oggi, febbraio 2016, ogni giorno una cinquantina di profughi, inclusi anziani, famiglie, minori non accompagnati, sono respinti al confine, fermi per ore a temperature gelide nella stazione del Brennero. Al momento, l’unica risposta politica-istituzionale è stata la ridefinizione degli accordi trilaterali di cooperazione di Polizia del 2000 tra Italia, Austria e Germania, in chiave di contenimento della pressione migratoria intra-europea e di contrasto della migrazione clandestina. Così, dal novembre 2014, pattuglie trilaterali salgono a Trento sui treni internazionali diretti a Monaco e fanno scendere già alla stazione di Bolzano le persone che, con il biglietto del treno pagato, viaggiano privi di documenti validi in Italia o con permessi non validi per l’espatrio. Ma che cosa accade a chi è riammesso o bloccato?
Sempre a Bolzano, Luca Critelli, responsabile delle politiche dell’immigrazione/accoglienza e della task force intra-frontiera per la provincia, mi dice: “Si è attivata, a dire il vero, a volte sotto l’influenza di numerosi cittadini, una rete di soggetti e associazioni di prima accoglienza. Anche la provincia ha attivato, oltre all’accoglienza delle quote, strutture di ospitalità temporanea di tipo umanitario. Inoltre, da metà febbraio a novembre 2015 in poi, è aumentata la riammissione di molti uomini e giovani del centro Africa. Il clima di accoglienza della popolazione va dal timore all’accettazione. E’ chiaro che, se l’Austria chiuderà i confini, molte persone che rimarranno da questa parte presenteranno domanda di rifugiato in Italia ed è anche ovvio che, data l’alta percentuale di rifiuti, aumenteranno precarietà e irregolarità”.
“Sempre alla stazione di Bolzano - afferma Andrea Tremolada, attivissimo e deciso presidente di Volontarius, l’associazione che accoglie 24 ore su 24 i respinti al Brennero, con viveri, assistenza sanitaria e un piccolo centro che ora offre anche una o due notti di sosta - i riammessi vengono non solo assistiti, ma anche lasciati liberi, per quanto possibile, nelle loro decisioni”. Certo, vi è in lui molta preoccupazione per le prossime decisioni dell’Austria.

Il treno di ritorno
L’Euronight Milano-Monaco sfreccia dopo Trento verso Bolzano. Sui corridoi appaiono quattro poliziotti, due tedeschi e due austriaci, si dividono le porte, aprono gli scompartimenti e chiedono i documenti. Io consegno la carta d’identità, i miei compagni di viaggio i passaporti. Ho l’impressione che il pericolo sia passato, ma a Kufstein, fermata al confine tra Austria e Germania, la polizia austriaca ritorna e fa scendere la famigliola pakistana. Non la rivedrò più. Al mio ritorno verso l’Italia è già l’imbrunire quando mi fermo al Brennero. Scendiamo in pochi, con me vi sono un nigeriano e un somalo che vengono accolti da un ragazzo di Volontarius che li porta al piccolo centro di emergenza. Tuttavia Abraham, 19enne eritreo, non ne vuole sapere di spostarsi dalla panchina in cui è seduto e ghiacciato dal freddo e mi apostrofa con: “Where’s Germany?”.
Gli indico il lato opposto da cui sono scesa e con un inglese stentato mi racconta, tra un sorso d’acqua ed un boccone, il rosario geografico sgranato da due settimane: Libia, Lampedusa, Agrigento, Catania, Roma, Germania. Con pochi monosillabi cerco di fargli capire: “Austrian police stop, Germany police stop”. Non lo convinco, è a pochi minuti dal suo sogno ed è convinto che sul treno delle otto di sera la polizia dorma, lui ce la farà! Il ragazzo di Volontarius mi convince a lasciarlo andare, “Tanto, aggiunge, entro stanotte è di ritorno qui!” e guida a ristorarsi M., nigeriano, e A., somalo, appena scesi dal treno veloce Monaco-Verona. Ritroverò entrambi un’ora dopo seduti vicino a me nel treno per Milano. I due ragazzi hanno raggiunto Monaco, ma sono stati rimandati subito indietro… non hanno soldi e il loro disorientamento è totale. M., nigeriano, se n’è andato da un Cda (Centro di accoglienza) perché voleva fare richiesta di asilo in Germania e così pure A., somalo, da un Cara (Centro per i richiedenti asilo del sud), dopo la lunga attesa del colloquio della commissione. Aiuterò loro ad arrivare fino a Verona, dove termina il mio viaggio e dove, in piena notte, M., dirà alla polizia ferroviaria: “I want to go back in Nigeria”. Io rispondo: “I want to go back to Europe without walls!” (Voglio ritornare all’Europa senza muri!).

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