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Quota 100, sindaci e dirigenti Ulss già tremano

C’è preoccupazione tra amministratori locali e dirigenti delle Ulss: la riforma pensionistica del Governo gialloverde rischia di “mandare” in pensione migliaia di dipendenti pubblici. Che non potranno essere sostituiti.

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Quota 100, sindaci e dirigenti Ulss già tremano

Arriva quota 100 e i sindaci tremano. Tremano anche i direttori delle Ulss Venete. Sanità ed enti pubblici sono i comparti che potrebbero subire l’esodo più massiccio, a seguito della riforma pensionistica voluta dal Governo gialloverde. Nel Veneziano, su 5.376 dipendenti dei comuni, il numero dei pensionabili è di 621 unità. Nella sanità sono quasi 600, il 7,19 per cento, gli operatori sanitari che avrebbero maturato i requisiti minimi per usufruire di quota 100, ovvero 62 anni di età e 38 anni di contributi. In percentuale ancora di più sono i medici, 246 su 595 totali, quasi la metà, potrebbero chiedere di andare in pensione. Non va meglio nel Trevigiano, dove tra Comuni e sanità si arriva a circa un migliaio di potenziali pensionamenti. Nei comuni si potrebbero perdere 391 lavoratori, il 9,35 per cento del totale e nella sanità 451 operatori sanitari e 212 medici, rispettivamente il 5,88 per cento e il 16 per cento del totale.
Tutto questo senza calcolare coloro che vanno in pensione secondo la legge Fornero, insomma quelli che hanno maturato il diritto a prescindere da “quota 100”.
Se veramente le cose andassero in questo modo, sarebbe un cataclisma. Già i dipendenti comunali sono sotto organico, per una percentuale che sfiora la metà in quasi tutti i Comuni. I numeri sono forniti dalla Cigl Funzione pubblica del Veneto, che precisa che sono ipotesi e proiezioni. Il trasferimento dei dipendenti lasciati liberi dal ridimensionamento della Province, in realtà, è andato quasi per intero a beneficio della Regione Veneto, Comuni e altri Enti locali hanno avuto solo le briciole. Per la sanità andrà ancora peggio, reparti con infermieri contati, distretti o ambulatori senza operatori sanitari. I medici, infine, già ora, non appena maturano un minimo di requisiti, vanno in pensione e continuano la professione in qualche ambulatorio privato, integrando la pensione e non avendo più tutte le preoccupazioni e gli stress del servizio in prima linea, in ospedale o nella medicina di base.
Il Governo non ha predisposto alcun piano di assunzioni straordinarie, anzi ha bloccato le assunzioni nel pubblico fino a novembre 2019. Le regole, che ancora sono in vigore, prevedono che l’Ente può mettere a concorso il posto rimasto vacante solo l’anno solare successivo e quindi per diversi mesi il servizio, l’area, o l’attività rimarrebbe scoperta. Inoltre, chi se ne va non avrà nessun periodo di “coabitazione” con il nuovo assunto, non potrà passare le consegne e le competenze, la memoria storica andrà perduta. Eppure “quota 100” doveva servire anche per il turnover, per far posto a giovani e nuove energie. Per ora si è accesa solo la luce “uscita”, la porta con la scritta “entrata” resta malinconicamente spenta.

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