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Reazioni sull'Ici alle scuole paritarie: un coro di no

Molto forti in questi giorni le reazioni dei responsabili nazionali e locali delle scuole paritarie di ogni ordine e grado, ma anche di politici, sindacati e rappresentanti istituzionali sulla sentenza di Livorno, che imporrebbe a due scuole paritarie di pagare 422.178 euro di Ici arretrata

Parole chiave: Fidae (7), Agesc (49), Gabriele Toccafondi (2), Ici (3), Imu (9), scuola (506), scuola paritaria (11), Fism (89), Age (64), Cisl (128), Simonetta Rubinato (21), Luca Zaia (134), Livorno (3)
Reazioni sull'Ici alle scuole paritarie: un coro di no

Molto forti le reazioni dei responsabili nazionali e locali delle scuole paritarie di ogni ordine e grado, ma anche di politici e rappresentanti istituzionali sulla sentenza di Livorno. “Se le scuole paritarie devono pagare l’Imu – paventa Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur – molte aumenteranno le rette o chiuderanno. Lo Stato, di conseguenza, dovrà trovare nuove risorse per costruire nuove scuole e gestirle e la parità scolastica non solo sarà minima nel nostro Paese, ma proprio scomparirà”.

“Il punto non è tanto l’esenzione a fini Ici per queste scuole, se sia o meno aiuto di Stato secondo la normativa europea (peraltro con l’Imu la normativa è stata finalmente chiarita dal 2012 in poi a forza anche delle battaglie ed interrogazioni che ho fatto io stessa) - spiega l’on. Simonetta Rubinato -. Il nodo centrale che va finalmente affrontato è piuttosto se l’ordinamento italiano sia conforme o meno a ben due risoluzioni europee che impongono agli Stati membri di riconoscere la libertà di scelta educativa e di insegnamento, anche con le sovvenzioni pubbliche, necessarie a non discriminare gestori, genitori, alunni e personale di queste scuole, e ciò in perfetta armonia con l’art. 33 della Costituzione che qualche ideologo laicista continua a leggere come gli fa comodo” . E la risposta è no secondo Rubinato: in Italia genitori ed alunni che accedono al servizio pubblico erogato dalle scuole paritarie (senza avere spesso neppure l’alternativa di una scuola statale, come accade ad esempio per l’infanzia) subiscono una ingiustizia, una violazione alla libertà d’istruzione.

La richiesta della deputata è “che si apra un tavolo di confronto a Palazzo Chigi per un chiarimento definitivo” non solo sul trattamento fiscale degli immobili, ma “sulla effettiva libertà di istruzione in Italia”.

La Fidae, che raggruppa 144 scuole paritarie in tutta la Regione, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, parla di “una sentenza non rispettosa della libertà di scelta. Rivolgiamo un appello ai politici, in modo particolare al Presidente e alla nuova Giunta regionale del Veneto, e a tutti i deputati e senatori della nostra Regione, affinché non vada perso un prezioso patrimonio di tradizioni secolari nella formazione che ha dato, e che garantisce tutt’oggi, un contributo significativo alla formazione integrale di tante generazioni”.

Una questione di democrazia e di libertà, che vengono messe così in discussione per l’Age e l’Agesc (le rappresentanze dei genitori), mentre la Fism chiede un tavolo di confronto nazionale e, a livello locale parla di “mazzata finale” per le scuole dell’infanzia. “Se chiudono le nostre scuole - sottolinea Stefano Grando, Fism Treviso - come farà lo Stato a garantire il servizio a quasi 95 mila bambini veneti? Li lasciamo a casa?”. "Escludendo dall’esenzione del pagamento dell’ICI le due scuole pubbliche paritarie di Livorno, che non hanno finalità di lucro, si è dato un pessimo segnale dato che i due istituti sono inseriti nel sistema pubblico d’istruzione fin dal 2000 con la legge n.62 - dichiara il presidente della Fism del Veneto, Stefano Cecchin -. Va assolutamente attivato a breve un tavolo istituzionale sulla parità sollecitato anche dai parlamentari veneti".

Riconoscono il valore e il servizio delle scuole paritarie anche moltissimi sindaci della Marca, intervenuti in questi giorni sulla questione, come il primo cittadino di Treviso, Giovanni Manildo: “A Treviso nessuna scuola paritaria pagherà l’Ici. Il Comune di Treviso non ha mai previsto il pagamento di questo tipo di imposta, quindi in città la questione non si pone – sottolinea Manildo che aggiunge – stessa faccenda anche per l’Imu.

L’imposta nel caso delle paritarie non è dovuta. Sono poi dell’avviso che, fornendo queste scuole un servizio essenziale alla città e alle famiglie, vadano in tutti i modi sostenute: l’amministrazione ha infatti rinnovato la convenzione con le paritarie stanziando la somma di 900mila euro”.  

La Cisl regionale rileva come “le scuole paritarie (cattoliche o non) sono tali perché hanno pari doveri quanto diritti della scuola pubblica – scrive in una nota Franca Porto, segretaria generale Cisl Veneto -. Ci sembra quindi un controsenso che quello che per la scuola pubblica è un diritto (non pagare Ici e Imu) per la scuola paritaria si rovesci invece in un obbligo”. E aggiunge: “Gravare queste scuole di nuovi ed imprevisti costi, significa favorire la loro chiusura con la conseguente perdita del servizio e di posti di lavoro oppure riversare sulle famiglie interessate ulteriori carichi di spesa”.

Molto duro anche il presidente della Regione Luca Zaia: “Dire che non far pagare l’Ici alle famiglie che scelgono le scuole paritarie è un aiuto di Stato, una violazione ai principi della concorrenza, è soltanto una idiozia. Ma che aiuto di Stato ci può essere se – come nel caso del Veneto – 90.000 alunni non trovano una scuola pubblica nemmeno cercandola? Perché è bene che si sappia che la Costituzione repubblicana, laddove essa proclama il diritto allo studio, qui non è applicata. Di conseguenza, se la scuola pubblica non paga Ici e Imu, per proprietà transitiva non si vede perché debba farlo una paritaria, che qui svolge una evidente funzione pubblica e sostituisce lo Stato, peraltro a costi inferiori per la collettività”.

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