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Recovery fund: tre priorità

L'intervista al sottosegretario al ministero dell'Economia Pier Paolo Baretta che indica le priorità di spesa: "Digitale, scuola e ambiente". Richiamo al Veneto: "E' in ritardo, non sappiamo cosa vuole fare"

Recovery fund: tre priorità

Digitale. Formazione e scuola. Transizione ecologica e sostenibilità. Si concentrerà soprattutto su questi tre capitoli la “valanga” di soldi che sta per piombare sull’Italia (se gli impegni saranno mantenuti e se i distinguo di alcuni Governi verranno rintuzzati): sono i 209 miliardi del cosiddetto Recovery fund, stanziati dall’Unione europea per la ripresa post-Covid. Ma sulle scelte anche le Regioni avranno un’importante voce in capitolo. “Per questo il ritardo del Veneto, nel formulare le proprie proposte e individuare le priorità, è inspiegabile”, attacca Pier Paolo Baretta, veneziano, sottosegretario al ministero dell’Economia e Finanza, al quale abbiamo chiesto di spiegarci come l’Esecutivo intenda affrontare la partita più delicata della sua esistenza, una partita decisiva per lo sviluppo del nostro Paese, anche se in queste settimane il Governo è impegnato soprattutto nella legge di Bilancio e nella conversione delle varie “tranche” del decreto Ristori.

Onorevole, come vi state preparando alla sfida del Recovery fund?
Diciamo che si tratta dell’impegno più importante del prossimo anno. Serve una visione di Paese, per individuare le priorità e i progetti. I 209 miliardi andranno utilizzati al meglio. Sono tanti, li abbiamo ottenuti al termine di una trattativa serrata con l’Unione Europea. L’Italia è il Paese che ha avuto di più, a causa dell’impatto che il Covid-19 ha avuto su di noi, ma si tratta anche di un attestato di fiducia. Su questo, anche di recente, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stata molto chiara. Abbiamo una grande responsabilità. Ma non solo noi, per esempio è importante che anche le Regioni, a cominciare dal Veneto, ci dicano che idee hanno.

E invece non sta avvenendo?
A oggi non emerge, nel lavoro preparatorio che stiamo facendo, un’idea del Veneto su se stesso. Eppure ci sono a disposizione importanti risorse, è urgente che il Veneto ci dica le sue idee e priorità, in modo concreto.

E’ un ritardo solo del Veneto o anche delle altre Regioni?
Si sta procedendo a macchia di leopardo, ma insomma… il Veneto non è la Calabria, è una delle prime Regioni d’Italia a livello economico, ci si aspetta che nei tempi stabiliti dica come vuole sviluppare le reti di mobilità, il proprio apparato produttivo, i trasporti, i servizi urbani… E’ un ritardo singolare.

Da quanto si capisce, il Governo intende coinvolgere dunque le Regioni. Avverrà anche con la società civile, le forze economiche e sociali?
Sì, in questo momento siamo molto impegnati con la Legge di Bilancio e con i decreti Ristori, ma con il nuovo anno ci sarà un dialogo con i sindacati e le categorie. Una riforma di questo tipo non è pensabile senza un consenso sociale.

Quali, dunque, saranno le priorità del piano italiano?
Ne indico tre: la transizione digitale, per rendere il Paese più moderno dal punto di vista infrastrutturale; l’attenzione alla formazione e alla scuola e l’altra transizione, quella ecologica, il grande tema della sostenibilità ambientale e della riduzione delle emissioni.

Belle idee, ma la “macchina” burocratica italiana riuscirà a trasformare i progetti in azioni? Già oggi non riusciamo a spendere i fondi europei che ci spetterebbero…
Ha ragione lei, questa è una sfida che riguarda tutto il Paese, non solo noi, ma anche le Regioni e gli Enti locali. Non siamo credibili se già non riusciamo a spendere 40 o 50 miliardi di fondi ordinari. Questo è un aspetto decisivo.

E come Governo cosa intendete fare su questo aspetto?
Credo sarà decisivo attivare un’efficace cabina di regia, per essere di supporto ai livelli locali. Qui non è chiamata in causa l’autonomia, ma la capacità di spesa.

Oltre al Recovery fund arriveranno anche i soldi del Mes? Su questo il Governo continua a essere diviso e il M5S non sembra cambiare idea.
Abbiamo tutti presente che si tratta di soldi a debito, credo però che quando avremo a disposizione il pacchetto complessivo molte preoccupazioni cadranno.

Continuerà il dialogo con l’opposizione avviato con il voto sullo sforamento dei vincoli di Bilancio?
Non mi sfugge che in tale dialogo ci sono elementi di tattica politica, ma se si è arrivati a questa convergenza, è perché il clima politico lo ha consentito. Si tratta di continuare a lavorarci, senza pensare di cambiare il quadro politico.

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