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Regione: dopo l'allarme delle scuole paritarie i consiglieri di opposizione critici con la Giunta

Materne e professionali non ricevono i soldi dalla Regione. La Giunta chiama in causa il Patto di stabilità, ma molti consiglieri mettono in evidenza anche le responsabilità della Giunta regionale. Emergono anche delle proposte concrete.

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Regione: dopo l'allarme delle scuole paritarie i consiglieri di opposizione critici con la Giunta

Di fronte all'appello della Fism e di Forma Veneto, espresso in un incontro a palazzo Ferro Fini e alla difesa della Ginta, che chiama in causa il Patto di stabilità, non tardano le risposte dei consiglieri regionali d'opposizione. i consiglieri del Pd (Claudio Sinigaglia, Bruno Pigozzo, Franco Bonfante, Piero Ruzzante e Roberto Fasoli) che hanno imputato a scelte politiche della giunta Zaia la carenza di liquidità per le scuole d’infanzia e la formazione professionale. “La giunta Zaia non ha avuto il coraggio di imporre l’addizionale Irpef ai contribuenti più abbienti e ora non riesce a far fronte a impegni prioritari come la scuola e la formazione”, hanno contestato gli esponenti del Pd.“La formazione professionale e le scuole paritarie del Veneto sono settori in costante sofferenza a causa del patto di stabilità. Ma non è vero che non si possa far niente”, afferma Franco Bonfante, Pd, vicepresidente del Consiglio regionale. “La mia proposta – spiega Bonfante - prevede che, nel caso di ritardi superiori a 60 giorni nell’erogazione dei contributi deliberati dalla Giunta regionale, le scuole interessate possono accedere all’anticipazione delle somme spettanti da parte degli istituti di credito che abbiano preventivamente stipulato con la Regione accordi in tale senso con la formula ‘pro soluto’. Gli interessi dovuti agli istituti bancari a seguito dell’anticipazione del credito, sono a carico della Regione che ne prevede la copertura finanziaria nel bilancio annuale”.  Per Bonfante si tratta di una legge molto snella e semplice, in linea con l’obiettivo di semplificare i meccanismi burocratici e di rendere più semplice la vita a queste scuole”.

Di mancato rispetto delle priorità ha parlato Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta), che ha  invitato la giunta a privilegiare le spese per la formazione rispetto a quelle per “monumenti e ossari”. Stefano Valdegamberi (FP) ha proposto di compensare imposizione fiscale e contributi regionali, in modo da agevolare gli enti di formazione e le scuole d’infanzia. Spiega Valdegamberi: "Quando sollevai il problema, pochi giorni fa,  venni tacciato pubblicamente come un  bugiardo dallo stesso assessore regionale Bendinelli su un quotidiano veneto. Per analogia devo dire che  sono bugiardi e visionari anche tutti i gestori e i loro rappresentanti che  oggi in Regione hanno fatto un appello accorato ai consiglieri e al Presidente Ruffato, dicendo di non riuscire a pagare gli stipendi dei loro dipendenti. Tralasciando sterili polemiche,  nell'incontro ho lanciato la proposta concreta di esentare queste scuole, in quanto enti non-profit, dal pagamento dell'imposta regionale sulle attivita' produttive (irap) che per loro vale circa 4.500.000 di euro. Se il problema e' quello del patto di stabilita', togliamo l'irap da queste scuole, piuttosto che incassare somme che poi non si riescono a spendere, "promettendo" contributi che mai arrivano a destinazione o molto tardivamente. Queste hanno bisogno di certezze e non di pacche sulle spalle o di scarica barile sulle  responsabilita' tra i diversi livelli dello Stato. Una proposta concreta e' quella che ho fatto, la maggioranza l’accolga".

“Dobbiamo far capire a Roma la peculiarità del sistema veneto  – ha avvertito Carlo Alberto Tesserin (Ncd) – perché non c’è regione in Italia dove il sistema delle scuole paritarie per l’infanzia e quello degli enti non profit per la formazione professionale abbia la consistenza e il ruolo sussidiario assunto in Veneto”.

Rubinato: "La Regione ha le sue colpe"

“Se le nostre scuole per l’infanzia paritarie e quelle professionali sono sull’orlo della chiusura la responsabilità è anche della Regione che non ha saputo far pesare sui tavoli con il Governo la specificità del sistema veneto ed ottenere quei maggiori spazi di autonomia che la Costituzione prevede dal 2001 in materia di istruzione, che le avrebbero consentito di valorizzare un modello di formazione integrata unico a livello nazionale. Per questo mi auguro che la convocazione dell’ennesimo tavolo, annunciata oggi dal presidente del Consiglio regionale Ruffato, non sia l’ennesimo tentativo di scaricare la responsabilità su altri. Personalmente ho partecipato al tavolo convocato più di un anno fa dall'allora assessore Sernagiotto sulle materne, che però a maggio se ne è volato a Bruxelles, senza un nulla di fatto”. L’on. Simonetta Rubinato, parlamentare del Pd promotrice di numerosi emendamenti a sostegno degli asili paritari, anticipa la sua proposta: “C’è una strada aperta ancora dal 2001 dalla norma del terzo comma dell’art. 116 che prevede la possibilità per la  nostra Regione di chiedere al Governo nazionale l’apertura di un negoziato per ottenere maggiore autonomia. Perché il Centro Destra non approva in questo ultimo scampolo di legislatura una proposta di legge che deleghi il governatore Zaia a chiedere l’avvio della trattativa per ottenere il trasferimento dallo Stato alla Regione delle competenze e risorse in materia di istruzione? Grazie ad una norma introdotta da me con il ministro Del Rio ancora  alla fine del 2013 il Governo dovrebbe aprire un tavolo (vero) entro 60 giorni".

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