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Regole anti-Covid: ora tocca ai sindaci. "Non ci tiriamo indietro, ma serve collaborazione"

Ci voleva l’ultimo decreto del Primo ministro Giuseppe Conte per scoprire che l’ultima parola in fatto di sanità spetta ai sindaci. In questi mesi di provvedimenti anti-Covid, pensavamo che tutto dipendesse da Roma, da lì sono arrivate la stretta del lockdown e tutte le restrizioni per fermare la pandemia. La prima versione del decreto del Presidente del consiglio dei ministri invece, improvvisamente, riscopre questa funzione fondamentale dei sindaci e gli assegna la facoltà di chiudere strade e piazze per fermare la “movida”, gli incontri ravvicinati per strada.

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Regole anti-Covid: ora tocca ai sindaci. "Non ci tiriamo indietro, ma serve collaborazione"

Ci voleva l’ultimo decreto del Primo ministro Giuseppe Conte per scoprire che l’ultima parola in fatto di sanità spetta ai sindaci. In questi mesi di provvedimenti anti-Covid, pensavamo che tutto dipendesse da Roma, da lì sono arrivate la stretta del lockdown e tutte le restrizioni per fermare la pandemia. La prima versione del decreto del Presidente del consiglio dei ministri invece, improvvisamente, riscopre questa funzione fondamentale dei sindaci e gli assegna la facoltà di chiudere strade e piazze per fermare la “movida”, gli incontri ravvicinati per strada.

Invece, ecco la sollevazione dei primi cittadini, per primo Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci nazionale. “Il Governo ha commesso una grande scorrettezza istituzionale, inserendo nel testo del Dpcm, di cui è stata data notizia domenica 18 ottobre alla sera, dal premier Conte, che saranno i sindaci a disporre l’eventuale coprifuoco - attacca Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci -. E’ un modo per scaricare le responsabilità”. Poi il Decreto, prima della sua uscita ufficiale, viene cambiato e scompare la parola “sindaci” dal comma relativo a strade e piazze.

Perché, dunque, i sindaci hanno protestato, dal momento che tra i loro compiti c’è conoscere lo stato di salute della popolazione, prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta? Il decreto legislativo 267 del 2000 assegna al sindaco poteri molto ampi in fatto di sicurezza dei cittadini. Il sindaco è “Autorità sanitaria locale” e può anche emanare ordinanze “contingibili ed urgenti”, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

In realtà, questa è un’arma spuntata, perché il sindaco non sempre ha le risorse umane e finanziarie per far applicare quello che ha deciso. Per ordinanze relative alla sicurezza pubblica deve riferirsi sempre a prefetto e questore per avere il personale: forze dell’ordine in grado di far rispettare le ordinanze. La Polizia municipale, ovvero i vigili urbani, alle dirette dipendenze del sindaco, sono forze ridotte e in genere non operative nel periodo notturno.

Così vale anche per la sanità: il sindaco deve fare riferimento all’Unità sanitaria locale per applicare ciò che ha disposto. Anche nell’ordinario, questa relazione non è sempre facile. Ad esempio, nel settore sociosanitario la relazione con l’Unità sanitaria locale avviene attraverso le Conferenze di servizio in cui i diversi amministratori della zona interloquiscono con l’Ulss per la gestione dei servizi, una interlocuzione complicata e sottoposta ai vincoli di bilancio e di organizzazione dell’Ulss.

In questo particolare caso poi, durante la pandemia del Covid 19, il Consiglio dei Ministri aveva sempre operato in prima persona assumendo la responsabilità di tutti i provvedimenti, seppur d’intesa con le Regioni. Questa volta, al momento dell’annuncio serale del nuovo Dpcm, il compito di chiudere strade e piazze veniva improvvisamente assegnato ai sindaci, un provvedimento non solo inapplicabile, secondo molte dichiarazione dei primi cittadini, ma anche fortemente impopolare: è sembrato che il Governo volesse fare a scaricabarile ed evitare ogni sua responsabilità nella singole decisioni.

Nella notte tra domenica e lunedì il riferimento è sparito, ma così non era più chiaro chi dovesse provvedere a chiudere strade e piazze. Nella giornata di lunedì 20 ottobre, finalmente, arriva la soluzione con una dichiarazione del Primo ministro Conte. “Ci siamo sentiti con Decaro e Lamorgese e abbiamo già concordato un protocollo che consentirà ai sindaci, sentite le Ulss, di adottare una proposta per le piazze e le vie che più si prestano ad assembramenti. Poi, nell’ambito di una riunione tecnica del Comitato ordine e sicurezza pubblica si cercherà una soluzione per controlli”. Dunque, ai sindaci viene confermato il loro ruolo di sentinelle della sanità pubblica, ma sarà il Ministero dell’Interno a rendere operative le sue decisioni con lo schieramento delle Forze dell’ordine.

La voce degli amministratori

Dall’Anci Veneto, Associazione dei Comuni d’Italia, sono arrivate voci critiche verso il Governo, ma anche la ferma volontà di non tirarsi indietro in questa fase delicata per il Paese.

Mette l’accento sul tema economico il sindaco di Treviso, Mario Conte. “Chi decide la stretta sugli spostamenti e sulle piazze deve anche pensare al ristoro per le attività economiche che vanno in sofferenza. Come presidente di Anci Veneto, chiedo che le nuove responsabilità siano accompagnate da adeguate risorse per gli Enti locali e da misure di ristoro economico per le attività a cui si impongono chiusure. E’ necessario uno snellimento della burocrazia, oltre a misure specifiche per le categorie i cui introiti verranno ancora una volta fortemente limitati”.

Prosegue il primo cittadino del capoluogo: “Come ha detto il presidente dell’Anci nazionale, Decaro, non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, ma in un quadro di collaborazione, non può essere che apprendiamo la domenica sera, dalla tivù, le decisioni già prese dal Presidente del Consiglio”.

Conte ha una forte speranza che non vengano fatte le chiusure, per questo si appella anche ai cittadini. “Vorrei riprendere le parole del nostro vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi: «Indossare la mascherina è un atto di amore». Quando ci muoviamo e incontriamo persone, dobbiamo pensare a chi ha gravi patologie, a chi è anziano, a chi è debole”.

L’Ulss sta facendo il possibile, sono tanti i tamponi effettuati, i casi stanno aumentando. Collaborazione ci deve essere anche sul fronte dei trasporti. “La Mom, l’azienda per la mobilità del Trevigiano, ha fatto molto, ma servono più risorse e soprattutto responsabilità da parte degli utenti - dice ancora il Sindaco di Treviso -. Possiamo anche sacrificare pochi minuti del nostro tempo e aspettare la corsa successiva, se l’autobus arriva già a pieno carico. Abbiamo moltiplicato le corse, ma se tutti vogliono salire su quella che passa prima, allora non serve a nulla”.

“Finora le scelte le avevano tutte centralizzate - insiste Maria Rosa Pavanello, sindaca di Mirano - a livello regionale e nazionale. Capisco la necessità di modulare l’intervento secondo la gravità sanitaria delle varie zone, tuttavia questo non deve significare lasciare soli i sindaci, senza possibilità di fare degli effettivi controlli”. Anche per lei, i sindaci non si sottraggono alle loro responsabilità. “E’ arrivata una nota della Prefettura e le dichiarazioni del premier Conte che modificano l’impianto iniziale di domenica. Ora dobbiamo coordinarci con la Prefettura e con i sindaci dei territori limitrofi”.

Per la sindaca di Mirano, infatti, “è inutile bloccare la «movida» o lo «struscio» in una piazza, se poi nella piazza del paese vicino tutto è aperto. Ci vogliono un paio di giorni per organizzarci, anche le Ulss, nostri interlocutori fondamentali sono sotto pressione per fare i tamponi e per i casi che aumentano, purtroppo tra le varie curve previste di aumento dei contagi si è verificata la peggiore”.

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