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Relazioni da aiutare: un incontro a Treviso

Le relazioni familiari crescono anche nell’era digitale. Sono diventate “ibride”, il “faccia a faccia” si mescola ai messaggi WhatsApp o su Facebook, soprattutto con i figli adolescenti, senza perdere efficacia e profondità. Incontro pubblico venerdì 16 alla Libreria Paoline con Francesco Belletti, che presenta il Rapporto Cisf sul tema.

Relazioni da aiutare: un incontro a Treviso

“Dai dati dell’indagine emerge che l’ibridazione delle relazioni interpersonali con la rete sembra avere più effetti positivi che negativi per la coesione familiare”, ha detto Francesco Belletti, direttore del Centro studi internazionali sulla famiglia (Cisf) che venerdì 16 febbraio alle ore 20.45 nella libreria Paoline presenterà il Rapporto 2017 dedicato alle “Relazioni familiari nell’era delle reti digitali”. Si tratta dell’indagine condotta con 3.708 rilevazioni. Francesco Belletti ha accettato di anticiparne la sintesi per la “Vita del Popolo” e ha aggiunto: “Tutto ciò che aiuta le relazioni in famiglia rappresenta un valore; l’eccessiva esposizione ai social e agli strumenti dell’era digitale è anche un rischio. Ma le famiglie italiane manifestano discernimento nell’impiego delle reti. Le relazioni in famiglia sono diventate ibride, ossia non c’è solo il “faccia a faccia”, ma anche la comunicazione da remoto con WhatsApp e con Facebook, che diventa un addendo positivo al benessere della famiglia. Certo, a cena è bene spegnere lo smartphone! Perché essere costantemente connessi non sempre significa essere in relazione”.
Il libro a Treviso. L’appuntamento del confronto con Belletti è quindi per venerdì 16 alle Paoline in Piazza Duomo a Treviso. L’autore illustrerà le grandi novità emerse con l’indagine sul campo e risponderà alle domande del pubblico. L’incontro, moderato da Lina Paronetto, giornalista di Antenna Tre - Rete Veneta, è stato organizzato dal Centro della famiglia con il Forum provinciale delle associazioni familiari. “Ci aspettiamo grande partecipazione - dice don Francesco Pesce, direttore del Centro - pensando in particolare alle coppie con figli e agli educatori. In Italia, diversamente che in altri paesi europei nei quali il divieto è categorico, il ministero dell’Istruzione ha reso possibile lo smartphone a scuola, ma ha chiesto il rispetto di uno specifico decalogo. A partire dai dati dell’indagine, può essere letto come un segno positivo e di realismo nei confronti delle nuove tecnologie che invadono e rivoluzionano la nostra società, che non possono essere negate, e devono perciò partecipare al percorso formativo dei giovani. Scuola e famiglia hanno il compito di comprendere il cambiamento e di non sottrarsi all’impegno educativo. Sappiamo che la qualità di vita delle persone nasce dalla condivisione di buone relazioni”.
Il Rapporto Cisf 2017. Non serve più schierarsi nell’ennesimo scontro tra tradizionalisti e innovatori o tra apocalittici e integrati, quanto piuttosto riconoscere con attenzione rischi e possibilità. La famiglia “ibridata” non è né buona né cattiva, propone una forma diversa di relazionalità. L’uso delle tecnologie digitali in famiglia è, per esempio, un valido supporto per coltivare le relazioni familiari, soprattutto nei casi di lontananza dei membri della famiglia: le chat e i social network sono canali privilegiati di comunicazione quando un figlio si trova lontano da casa, per un certo periodo. Ciò viene segnalato dalla ricerca nel 60% dei casi presi in esame. Particolare attenzione viene dedicata dai genitori con figli non ancora maggiorenni alla disciplina dell’uso degli strumenti tecnologici. Qui la percentuale è superiore al 60% nelle rilevazioni effettuate. Più della metà (il 54,1%) parla con il figlio di ciò che fa sul web. Il 53,2% ha disposto delle regole sui tempi di utilizzo. Il social network preferito dalle famiglie è WhatsApp, che ospita la maggior parte dei collegamenti familiari (l’82%), su Facebook invece se ne verificano poco più della metà. L’applicazione di messaggistica istantanea è, inoltre, il social in cui gli intervistati sono più presenti con un profilo attivo.
Le coppie giovani comunicano sempre più spesso con i loro figli attraverso Facebook o WhatsApp. Quelle “anziane” con figli grandi sono, invece, tagliate fuori da questa tipologia di comunicazione. Il contatto diretto tra le persone è integrato (“ibridato”), a volte sostituito, da relazioni digitali e da interazioni a distanza e ciò, dal Rapporto, non appare negativo, anche se profonde differenze separano le famiglie italiane, che si possono raggruppare in quattro tipologie. Da una parte, i single o le coppie di giovani, molti conviventi non sposati, immersi nel mondo delle tecnologie digitali (34,2% del campione); dall’altra le famiglie marginali e/o escluse (28,6%), cioè anziani soli o in coppia che usano poco o nulla le nuove tecnologie. In mezzo, le famiglie mature moderatamente in rete (13,4%), quelle composte da adulti di età matura, con figli grandi, presenti nel web in maniera moderata, e le famiglie più giovani decisamente in rete (23,8%). Gli appartenenti a quest’ultimo gruppo hanno in media due figli, tutti minori di 18 anni, e una maggiore propensione all’utilizzo delle tecnologie di comunicazione digitale e maggiori contatti via web.

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