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Report provinciale: stranieri e italiani, sulla stessa barca

Come stanno i cittadini stranieri nel nostro territorio, colpito da una crisi senza precedenti? Come hanno vissuto e stanno ancora vivendo gli effetti della pandemia sul tessuto economico e sociale? Domande che si sono posti i curatori del tradizionale “Report sulla presenza di cittadini stranieri in provincia di Treviso”. Al 31 dicembre 2019 erano 90.293 i cittadini stranieri residenti.

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Report provinciale: stranieri e italiani, sulla stessa barca

Come stanno i cittadini stranieri nel nostro territorio, colpito da una crisi senza precedenti? Come hanno vissuto e stanno ancora vivendo gli effetti della pandemia sul tessuto economico e sociale?

Domande che si sono posti i curatori del tradizionale “Report sulla presenza di cittadini stranieri in provincia di Treviso”, presentato il 12 maggio. Non il rapporto classico, che a partire dai dati analizza fenomeni e tendenze, ma un documento nel quale, a partire dai dati e dalle stime disponibili, si prospettano alcune questioni sulle quali porre l’attenzione per il presente e per il prossimo futuro, a partire da una valutazione dell’impatto della pandemia sulla popolazione straniera, di cui non si conoscono ancora le dimensioni. Una scelta di prospettiva, dunque, determinata anche dal fatto che i dati Istat su cui si sviluppa annualmente il report sono quelli relativi al 2019, poco utili alla comprensione delle conseguenze epocali della crisi pandemica.

La povertà si sta abbattendo su un numero crescente di persone e famiglie, e, in questa situazione, popolazione italiana e cittadini stranieri della Marca sono colpiti in maniera molto simile, tra fragilità già presenti che si acuiscono, e altre che emergono, spiegano i responsabili di Cisl Belluno Treviso, Anolf, Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Migrantes, cooperative La Esse e Una Casa per l’Uomo, le associazioni curatrici da oltre 15 anni del Report annuale sulla presenza dei cittadini stranieri in provincia di Treviso. “Le fatiche più rilevanti sono in ordine alla fragilità educativa, di genere e relazionale, oltre alle difficoltà relative all’occupazione e all’abitare – sottolineano -. Questo disagio sta indebolendo il tessuto comunitario, alimenta tensioni e aumenta le distanze tra ricchi e poveri, tra chi è più fragile e chi è più garantito. In questo clima, gli immigrati, soprattutto coloro che stavano acquisendo competenze e strumenti, stanno pagando un prezzo molto alto. Per sopravvivere stanno sacrificando alcuni elementi culturali, si rassegnano a non esigere il rispetto di alcuni diritti e hanno congelato il proprio progetto migratorio. Ma la pandemia ha svelato che queste mutilazioni relative alla condizione presente e alla speranza di futuro riguardano anche molti italiani”. Da qui l’appello degli autori dell’analisi: “Dobbiamo metterci tutti in gioco per promuovere un cambiamento di mentalità, un cambiamento culturale. Occorre mettere a fattore comune le competenze e le risorse affinché diventino la base da cui ripartire insieme”.

La presenza. Al 31 dicembre 2019 erano 90.293 i cittadini stranieri residenti in provincia di Treviso: il 18,6% del totale regionale. L’incremento rispetto all’anno precedente è stato dello 0,5%, ma dal 2011 – complice innanzitutto l’elevato numero delle acquisizioni di cittadinanza – si registra un calo del 4,2%. L’incidenza degli stranieri sul totale dei residenti nella Marca è pari al 10,2%, un dato leggermente superiore rispetto alla media nazionale (8,4%) e regionale (9,9%). Gli occupati stranieri nel 2019 sono poco meno di 43mila. Rispetto al totale degli occupati, il loro peso è pari all’11%, con una presenza particolarmente elevata nel lavoro dipendente.

Per l’anno 2020 la stima è che la pandemia abbia influito sulla demografia (meno nati e meno arrivi), con un calo complessivo dei cittadini stranieri residenti in provincia, anche se non importante. “L’incidenza è destinata in ogni caso a restare sui livelli già conosciuti – spiegano i curatori -. Una componente importante della popolazione, che dal punto di vista demografico (ma non solo) ha ormai un ruolo fondamentale e strutturale nel nostro territorio, in particolare per la consistente presenza nelle fasce in età lavorativa e in genere più giovani”.

Il lavoro. Riguardo al lavoro, grazie alle buone performance di settori quali l’agricoltura, le costruzioni e alcuni comparti del manifatturiero, il bilancio di fine anno 2020 per gli stranieri (come per gli italiani) è comunque positivo anche se fortemente ridotto (per gli stranieri +1.380 posizioni di lavoro contro le + 2.785 del 2019).

Inoltre, complice il processo di regolarizzazione (ricordiamo quella, nel primo lockdown, delle badanti), nel 2020 si registra una significativa crescita anche nel lavoro domestico: +1.350 posizioni di lavoro domestico rispetto al 2019.

Al “riparo” nei settori agroalimentare e dei servizi alla persona, la loro presenza importante nel settore turistico, però, ha visto una forte penalizzazione. Tra l’altro, rappresentano un’alta percentuale dei contratti a tempo determinato. Senza contare che le situazioni di difficoltà occupazionale hanno un impatto rilevante anche sul flusso delle rimesse verso i Paesi di origine.

L’aumento delle disuguaglianze è una delle conseguenze più evidenti della crisi pandemica e va a colpire in particolare le categorie più fragili che soffrono delle ricadute della crisi sul mercato del lavoro: giovani, donne, stranieri. La lieve entità del saldo occupazionale positivo riscontrata a fine 2020, se raffrontata alla performance del 2019, si presenta nei fatti come una importante riduzione dell’occupazione “straniera”.

Sulla popolazione straniera impattano poi negativamente alcuni cambiamenti imposti dalla pandemia, come la spinta tecnologica e la crescente necessità di digitalizzazione, così come i mutamenti nell’assetto del sistema economico e produttivo locale che rischia di emarginare alcuni lavoratori.

Sguardo sul futuro. Difficile fare previsioni per il 2021 e capire fino in fondo la reale portata delle conseguenze dell’emergenza sanitaria sulla popolazione straniera, ma alcuni primi effetti sono già rilevabili: i rientri in patria dei lavoratori stagionali o a tempo determinato con contratti non rinnovati (soprattutto cittadini dell’est Europa); la dispersione scolastica; la marginalizzazione delle donne, dovuta alla scarsa socializzazione; la difficoltà abitativa; senza dimenticare la fragilità degli “invisibili”, come gli stranieri che vivono di espedienti come la vendita “porta a porta”.

“I limiti e le fragilità di oggi che investono in maniera importante gran parte della popolazione - commentano gli autori della ricerca - rischiano di diventare, ancor più per gli stranieri, dei pesanti fardelli per il futuro, anche in termini di possibilità e opportunità di crescita e, nello specifico, di riuscita dei progetti migratori. Crediamo siano processi che vadano indagati per comprenderne le effettive criticità e poter giungere a una realistica immagine di questo segmento della popolazione che rappresenta una parte importante di coloro che, in termini di contribuzione alle risorse pubbliche e di investimento generazionale, potrebbero essere fra i protagonisti del futuro del nostro territorio”.

Tra i fattori che possono aiutare la “tenuta” di questo segmento di popolazione, la capacità di adattamento; il supporto delle reti comunitarie, solitamente di connazionali; il costituire un importante bacino di lavoratori, ritenuti spesso essenziali, per alcuni settori e professioni del sistema economico locale; il fatto di essere ormai una parte essenziale della popolazione che consente anche di attenuare l’invecchiamento demografico.

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