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Rider: un contratto da dipendenti per essere tutelati

L'immagine del lavoratore sfruttato, in questo periodo di pandemia, è sicuramente quella dei rider. A bordo di bici e moto li abbiamo visti sfrecciare anche nei nostri paesi. A tutta velocità, perché pagati "a consegna". Ora il sindacato vuole "intercettarli"

Rider: un contratto da dipendenti per essere tutelati

Hanno cercato di avvicinarli, venerdì 23 aprile in una “convocazione” collettiva, in ogni provincia del Veneto. Farli venire alla luce, per dire loro di non aver paura a rivendicare i propri diritti di lavoratori. Così la Filt Cgil ha cercato di intercettare i rider e i foodracer, giovani e meno giovani che, in bici, moto o auto, in questo prolungato periodo di chiusura di bar e ristoranti, e all’inizio anche di altri esercizi commerciali, hanno visto il loro lavoro aumentare in maniera esponenziale, dato che il delivery era l’unico modo per poter vendere. Non solo cibo da asporto, quindi.

A consegnare i prodotti, lavoratori “in nero”, sfruttati spesso, senza tutele. Consapevole che indietro non si tornerà, perché è troppo comodo farsi arrivare la spesa a casa, il sindacato sta cercando di entrare in questo mondo dei rider, per dare dignità a un servizio sempre più essenziale. A sostenerlo, le ultime sentenze che hanno riconosciuto la subordinazione dei lavoratori: non sono autonomi ma, di fatto, dipendenti e come tali devono poter godere di tutte le tutele previste. Dal punto di vista sindacale, è stato sottoscritto un accordo a livello nazionale con Just eat, accordo che prevede l’assunzione a tempo indeterminato e la piena applicazione del contratto nazionale merci e logistica.

Il che significa veder riconosciuti diritti fondamentali quali retribuzione, ferie, permessi, malattia, maternità, con una particolare attenzione al tema della sicurezza.

L’obiettivo è che anche le altre società come ad esempio Deliveroo o Glovo applichino lo stesso contratto della logistica e dei trasporti, o, in subordine, quello del commercio. Non sarà facile se non saranno gli stessi rider a rivendicare, con l’aiuto del sindacato, diritti e tutele. “Attualmente ne seguiamo, 2/3 a Treviso - confessa Samantha Gallo, segretaria Filt Cgil, presente con due giovani rider nel presidio di fronte alla stazione ferroviaria -, una decina ha chiesto informazioni”. Ma quanti sono a svolgere questo lavoro, sempre in strada, a bordo di bici e moto, a volte di auto, in velocità, per massimizzare il guadagno, coi pericoli che questo comporta? “150/170, tra studenti e disoccupati che arrotondano la cassa integrazione - ci risponde Rossana Carreddu, segretaria Nidil Cgil -. Avvicinarli non è facile, perché le piattaforme appena sanno che qualcuno di loro si rivolge al sindacato, lo slogga, che equivale a essere licenziato”.

I due giovani presenti a Treviso, uno di Deliveroo e l’altro Foodracer, hanno accettato di raccontarsi, sotto anonimato. 21 anni, studente universitario, da due anni e mezzo, rider su bici, ha visto i suoi guadagni dimezzarsi nell’ultimo periodo. Strano ma vero. “Una volta ero pagato a ora, adesso a consegna. Copro un’area molto vasta, ben oltre il comune di Treviso. Lavoro 3/4 ore, per 4 giorni a settimana, prima arrivavo a 300 euro al mese, ora a metà, perché gli ordini sono spalmati su un numero maggiore di rider, siamo una ventina”. Capita a volte di non avere consegne da fare per giorni. Avere un incidente durante la consegna è una delle maggiori preoccupazioni: “Non siamo coperti in caso di infortunio e i caschi che portiamo sono dei plasticoni”.

Il suo collega, 24 anni, gira con la propria auto, 7 giorni su 7, da 6 a 11 ore al giorno. Come viene “venduto” il lavoro sul web, anche lui “sfrutta i vantaggi di un’attività flessibile” che gli “permette di guadagnare e offrire un servizio innovativo”: porta cibo a domicilio per 3,50 euro circa a consegna, a fine mese si trova in busta paga circa 1.000/1.200 euro lordi. Ci sono poi da togliere 300 euro di benzina e altrettanti per il leasing della macchina. Con il resto si vive, ma a casa di mamma e papà.

“L’aver continuamente denunciato le condizioni dei rider, sta portando a dei risultati – affermano  Rossana Careddu e Samantha Gallo –. Chiediamo che a livello nazionale si riattivino i tavoli di confronto con le imprese e la loro associazione, al ministero del Lavoro. Abbiamo chiesto, tra le altre cose, proprio al ministero del Lavoro di farsi promotore di una campagna straordinaria di ispezioni – sottolineano –, rivolta a verificare se l’autonomia di questi lavoratori sia effettivamente dimostrabile. Alle imprese del settore invece rivendichiamo con forza, e continueremo a farlo, un modello organizzativo compatibile con diritti, tutele e sicurezza”.

La manifestazione del 1° maggio vedrà le tre maggiori sigle sindacali alle ore 10 nel piazzale dell’Ospedale di Treviso, per riflettere sul tema “Lavoro, salute, equità e sviluppo”. Sul palco anche il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, e il sindaco di Treviso Mario Conte.

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