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Riduzione dei parlamentari, referendum importante

La data fissata (al netto di possibili variazioni per il coronavirus) è domenica 29 marzo. Un appuntamento elettorale importante, che riguarda tutti i cittadini: il referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento sulla riduzione del numero dei parlamentari. La legge prevede il passaggio dagli attuali 630 deputati a 400; e degli attuali 315 senatori a 200.Non c’è dubbio che questo passaggio avrà forti conseguenze anche sull’attuale situazione politica e sulle sorti della legislatura. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Stefano Ceccanti, nella sua doppia veste di docente di Diritto costituzionale e deputato del Pd.

Riduzione dei parlamentari, referendum importante

La data fissata (al netto di possibili variazioni per il coronavirus) è domenica 29 marzo. Un appuntamento elettorale importante, che riguarda tutti i cittadini: il referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento sulla riduzione del numero dei parlamentari. La legge prevede il passaggio dagli attuali 630 deputati a 400; e degli attuali 315 senatori a 200. Non era scontato che gli elettori venissero chiamati in causa, dato che la riforma era passata a larghissima maggioranza. Ma in Parlamento (per la verità più per motivi “tattici” legati alla contingenza politica che per un reale interessa alla riforma) sono state raccolte le firme necessarie per chiedere il referendum confermativo. Quindi, la riforma sarà valida solo se al referendum prevarranno i sì, considerando che non è previsto un quorum: il referendum sarà valido in ogni caso.

Non c’è dubbio che questo passaggio avrà forti conseguenze anche sull’attuale situazione politica e sulle sorti della legislatura. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Stefano Ceccanti, nella sua doppia veste di docente di Diritto costituzionale e deputato del Pd.

“E’ indubbio che questa riforma è isolata rispetto a un contesto complessivo di riforme istituzionali - afferma -. Il mio ragionamento è però il seguente: l’idea di una grande riforma, organica e complessiva, è stata bocciata dagli italiani con il referendum del 2016. Da quel momento in poi, diventa inevitabile procedere per piccoli passi, con una piccola riforma alla volta. In quest’ottica, penso che una vittoria del Sì possa essere importante, poiché non interrompe e anzi alimenta questo processo riformatore. E’ vero che si tratta di una riforma isolata e la mia non è certo la classica posizione anticasta, legata al fatto che si riducono semplicemente le poltrone. Ma l’obiettivo resta una riforma complessiva”.

In effetti, la vittoria del Sì aprirebbe giocoforza la strada ad altre riforme, anche se non di grande impatto sull’opinione pubblica.

“Come maggioranza stiamo andando avanti sul fatto di uniformare le età per l’elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato. Si potrà votare anche per il Senato a 18 anni e si potrà essere eletti senatori a 25 anni. Stiamo procedendo e speriamo che ci possa essere una prima approvazione alla Camera entro il mese. Poi si sta discutendo di un’altra piccola riforma costituzionale per poter consentire al Senato circoscrizioni pluriregionali e dare così una maggiore rappresentanza alle piccole regioni. Un problema legato, appunto, alla riduzione dei parlamentari”.

Ma non è tutto: “Bisognerà ridisegnare i collegi elettorali e, se in Senato, come appare probabile, sarà necessario accorpare le Commissioni e modificare i criteri sui gruppi parlamentari, bisognerà mettere mano ai regolamenti parlamentari: in primo luogo al Senato, ma poi anche alla Camera, visto che vige ancora un bicameralismo perfetto”.

Insomma, la riduzione del numero dei parlamentari avrà un piccolo “effetto valanga”. Resta, poi, il tema della legge elettorale. “L’effetto combinato tra l’attuale legge e la riduzione dei parlamentari crea dei problemi - ragiona Ceccanti -. I collegi uninominali, al Senato, diventeranno troppo grandi. Noi avevamo proposto un premio di maggioranza da assegnare con il doppio turno, ma non abbiamo trovato consenso in Parlamento. Perciò, si sta ragionando su una legge proporzionale con sbarramento al 5 per cento”.

Tutti questi ragionamenti, portano a una conclusione che gli “abitanti del palazzo” conoscono bene da tempo: è impossibile, con tutte queste incombenze, andare a votare prima dell’autunno, periodo nel quale, però, non si sono mai tenute in Italia elezioni Politiche, per il rischio di andare all’esercizio provvisorio. Considerando anche che nell’estate del 2021 inizierà il “semestre bianco” e dunque Mattarella non potrà sciogliere le Camere, è facile intuire che la finestra, per chi chiede elezioni anticipate, si restringe non poco. “E’ così - conclude Ceccanti -, io però spero che, nel prolungare la legislatura, non si butti via il Governo che abbiamo. Sarebbe incomprensibile affondarlo pochi mesi dopo che lo si è fatto nascere. Personalmente ritengo che la legislatura andrà a compimento e che sarebbe opportuno usare bene il tempo che si ha”.

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