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Ripartenza post-Covid, 120 milioni dalla Regione Veneto

Bonus occupazionali per i giovani, contributi a fondo perduto per Comuni e operatori del privato sociale che erogano servizi alle famiglie per migliorare i servizi in epoca di pandemia e di contenimento del rischio di contagio: sono alcune delle nuove misure del ‘pacchetto’ di interventi emergenziali finanziato con i fondi Fse attivato dalla Regione in funzione anti-Covid.

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Ripartenza post-Covid, 120 milioni dalla Regione Veneto

Bonus occupazionali per i giovani, contributi a fondo perduto per Comuni e operatori del privato sociale che erogano servizi alle famiglie (dai centri estivi, ai servizi all’infanzia e scolastici, all’assistenza diurna ad anziani e disabili), indennità integrativa per i lavoratori dello spettacolo, contributi alle imprese, incentivi agli ambiti territoriali (comuni e distretti) per migliorare i servizi in epoca di pandemia e di contenimento del rischio di contagio: sono alcune delle nuove misure del ‘pacchetto’ di interventi emergenziali finanziato con i fondi Fse attivato dalla Regione in funzione anti-Covid. per aiutare lavoratori, giovani, imprese in crisi (in particolare nei settori più colpiti del turismo e della cultura), servizi di welfare e famiglie a superare la crisi derivante dal Coronavirus e a cogliere le opportunità della ripartenza.

 

La ‘manovra’ di inclusione sociale, battezzata “Il Veneto che cresce”, attinge alla programmazione dei fondi Fse e mobilita quasi 120 milioni di euro:

  • 77,7 milioni per interventi regionali emergenziali di sostegno a lavoratori, imprese e famiglie
  • 42 milioni a copertura di spese sostenute a livello nazionale, ma con dirette ricadute a favore del territorio veneto, relative alla cassa integrazione in deroga.

 

“Per la prima volta in Veneto, ma credo in Italia, una amministrazione regionale ha impostato un lavoro di revisione organica dei propri programmi di spesa sui fondi Ue mettendo al centro il sostegno attivo alle imprese, al lavoro e alle famiglie”, ha premesso l’assessore al lavoro Elena Donazzan, presentando il pacchetto di misure di inclusione e coesione sociale, a valere sui fondi Fse, impostato insieme ai colleghi al turismo Federico Caner, alla cultura Cristiano Corazzari e alle politiche sociali Manuela Lanzarin.

 

“Abbiamo pensato ai settori più colpiti, in particolare turismo e cultura, che sono strategici per l’economia del Veneto, e alla prima esigenza delle imprese che è quella di ridurre il costo del lavoro per mantenere il proprio capitale umano e non perdere competitività – dettaglia Donazzan - Con questa manovra interveniamo sul costo del lavoro rendendo disponibili quasi 35 milioni di euro per offrire alle imprese contributi fino all’80 per cento della retribuzione lorda mensile per tre mesi per ogni lavoratore non licenziato. Abbiamo pensato ai giovani, che insieme alle donne sono i più colpiti dalla crisi occupazionale, prevedendo bonus occupazionali per gli imprenditori che assumeranno o confermeranno dipendenti under 35. Infine, abbiamo predisposto un supporto indiretto alle famiglie, in particolare a quelle numerose, perché non ci potrà essere ripartenza se i nuclei familiari continuano a impoverirsi”.

 

L’organicità di una manovra a 360° che orienta la risorse dai sostegni passivi alle politiche attive è sottolineata anche dall’assessore al turismo Caner: “Oltre alle misure specifiche di sostegno al settore (i 3,8 milioni di risorse aggiuntive per gli incentivi alle strutture turistiche ‘di pianura’ che migliorano la propria offerta qualitativa,  i finanziamenti fino al 70% per la promozione di reti di impresa e di pacchetti innovativi, i contributi a fondo perduto per gli investimenti in sicurezza e digitalizzazione, ha ricordato Caner) con questo intervento ‘di sistema’ aiutiamo le imprese dell’ospitalità a mantenere i propri dipendenti e a superare l’emergenza Covid – riassume Caner - Vorremmo però che anche le migliaia di lavoratori stagionali del turismo (attualmente esclusi dalle norme vigenti) potessero beneficiare dei contributi salariali per la riduzione del lavoro. Il Veneto, insieme alla Conferenza delle Regioni, sta interloquendo con il governo per ottenere una modifica normativa che consenta di estendere il sostegno regionale anche a questa categoria di lavoratori, la più penalizzata dalla crisi. La Regione ci mette le risorse economiche, lo Stato dovrebbe solo modificare le regole”.

 

“Anche nel settore della cultura e dello spettacolo, che rappresenta il 5 per cento del Pil regionale e il 6 per cento degli occupati – ha aggiunto l’assessore Corazzari – la Regione si è impegnata a sostenere le partite Iva, i lavoratori saltuari e precari, quelle professionalità che non beneficiano del Fus e che più di altre stanno pagando l’inattività generata dal lockdown e la difficile ripartenza. Due le misure specifiche attivate dal pacchetto, per un valore complessivo di 6 milioni di euro: un assegno integrativo da mille euro per gli operatori della cultura e dello spettacolo dal vivo e un bando da 3 milioni a sostegno delle imprese. Si tratta di interventi mirati che vanno ad aggiungersi ai cospicui interventi già adottati a sostegno del teatro, dello spettacolo dal vivo e dell’attività ordinaria degli enti culturali”.

Fonte: Comunicato stampa
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