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Ritorna in Veneto la Via della seta

Una rete di imprese con capofila l’azienda orafa novese D’Orica fa ripartire dopo 40 anni la filiera della seta e lo fa in modo etico coinvolgendo 3 cooperative sociali venete, tra cui una di Castelfranco e una di Monfumo.

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Ritorna in Veneto la Via della seta

Dopo 40 anni rinasce in Veneto la via della seta: i protagonisti dell’ambizioso progetto sono Giampietro Zonta e Daniela Raccanello dell’azienda orafa novese D’Orica che insieme al CRA di Padova e a tre cooperative sociali venete hanno ridato vita alla filiera della seta.

 Un progetto speciale presentato a Marostica dalla nuova rete d’imprese Energitismo alla presenza di Elena Donazzan, assessore al Lavoro e all’Istruzione e alla Formazione della Regione del Veneto. La conferenza stampa è stata ospitata all’interno del suggestivo spazio espositivo 60 Gobbe a Marostica, ricavato dal recente restauro di un vecchio mulino del ‘400. Sono intervenuti Claudia Bettiol, fondatrice e presidente di Energitismo e il giornalista e scrittore Alessandro Zaltron.

L’idea della rinascita della via della seta nasce dall’incontro tra Giampietro Zonta e Daniela Raccanello e Ilario Tartaglia, studioso di tecniche tessili con telai a mano e antichi tessuti. L’obiettivo era quello di ricreare una seta etica 100% italiana per produrre una collezione unica e originale di gioielli in seta e oro.

“La scorsa estate – spiega la designer di gioielli Daniela Raccanello – ho disegnato una nuova collezione di gioielli ricercando un filato che avesse la stessa preziosità ed eleganza dell’oro. Insieme a mio marito Giampietro abbiamo individuato nella seta la perfetta sinergia con la produzione dei nostri manufatti ma doveva essere una seta Made in Italy per essere in linea con i nostri valori aziendali.”

A tal scopo è stata rimessa in funzione una filanda industriale del 1971 - una macchina per la trattura ovvero per il processo che trasforma il bozzolo in seta grezza - unico esemplare italiano funzionante che permette la sperimentazione, attualmente in uso a Castelfranco Veneto, grazie al prezioso contributo del tecnico esperto Aldo Roncato e dall’ingegnere dell’automazione Salvatore Gullì.

Inoltre, determinanti per la concretizzazione del progetto sono stati i contributi del CRA- API di Padova, centro d’eccellenza, unico in Europa occidentale, a sostegno della bachicultura, due cooperative sociali trevigiane (Campoverde di Castelfranco Veneto e Ca’ Corniani di Monfumo) e una bellunese (Cantiere della Provvidenza) che si occupano di gelsicultura e bachicultura.

“Ci teniamo a precisare – afferma Giampietro Zonta – che siamo riusciti a ricostruire l’intero ciclo produttivo per rilanciare le nuove produzioni di seta etica 100% italiana.

Uso l’aggettivo “etica” perché rispetta e valorizza il lavoro delle cooperative sociali”. Il primo prototipo è stato presentato di recente a Dubai: sono partiti da Nove come dono di nozze un gioiello in seta e oro e la tradizionale bossa bufona, realizzata dai maestri ceramisti.

“Un ringraziamento speciale – afferma Claudia Bettiol, presidente di Energitismo - va a Silvia Cappellozza, direttrice del CRA (Centro Ricerche Agroalimentari) di Padova, e ai suoi collaboratori, che fin da subito hanno creduto in questo particolare progetto. Sembra un sogno ma questo è quello che accade quando degli imprenditori “illuminati”, dei maestri artigiani e degli artisti uniscono la loro creatività per realizzare raffinate produzioni di altissima qualità.”

 

“Ci piace l’idea - precisa la dottoressa Bettiol - di creare continue sinergie fra professionisti di alto livello per ottenere come risultato delle creazioni uniche e speciali nel loro genere”.

Fonte: Comunicato stampa
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