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Rosario, preghiera di tutti

“Io credo che la politica partitica divide, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, in riferimento al gesto di Matteo Salvini, che sabato in piazza Duomo a Milano, sul palco della sua manifestazione elettorale, aveva stretto un rosario e chiuso il suo intervento nominando la Madonna, “che sono sicuro ci porterà alla vittoria”.

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Rosario, preghiera di tutti

“Io credo che la politica partitica divide, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, domenica scorsa, mentre partecipava alla Festa dei Popoli a San Giovanni in Laterano, a Roma, dove ha celebrato la messa lanciando un monito contro l’indifferenza. A margine, il riferimento al gesto di Matteo Salvini, che sabato in piazza Duomo a Milano, sul palco della sua manifestazione elettorale, aveva stretto un rosario e chiuso il suo intervento nominando la Madonna, “che sono sicuro ci porterà alla vittoria”.

Quella del cardinale Parolin è soltanto la più autorevole di molte altre reazioni riguardo alle parole e ai gesti del segretario della Lega. Non una polemica dal sapore “elettorale”, ma una doverosa puntualizzazione, quella arrivata da numerose voci ecclesiali, per segnare un confine non valicabile, quello tra la propaganda politica e l’uso strumentale di “patrimoni” che sono di tutti e in particolare di tutti i credenti.

“Ritengo che sia scorretto usare il nome di Dio in questo modo. Non soltanto il suo nome, ma anche quello della Vergine. E’ una modalità strumentale dalla quale prendere del tutto le distanze”, ha detto il segretario del Consiglio dei cardinali e vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, commentando in un’intervista a “La Repubblica” il gesto di Matteo Salvini.

Ha invece commentato il direttore della rivista Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro: “Non nominare il nome di Dio invano. Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”.

In gran parte, insomma, i commenti non entrano neppure nel merito delle proposte politiche di Salvini alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

Per concludere, il commento che padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, ha rilasciato all’agenzia Sir: “Da un lato si osserva la disumanizzazione in tanti ambiti, dall’altro si tende a smaltare di presunta religiosità un vuoto di ideali, di profezia e di senso alto della politica. C’è bisogno di brandire queste cose per occultare un vuoto reale. E’ la sottocultura della paura, che alimenta queste tendenze”, dice padre Gianni.

Fonte: Sir
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