Società e Politica
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Rosy Bindi: "E' ora di reagire"

L'ex parlamentare, tra i fondatori del Ppi, della Margherita e del Pd, già presidente della Commissione Antimafia, martedì scorso era a Falzè. In questa intervista si dice preoccupata per la situazione del Paese. E sprona il mondo cattolico.

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Rosy Bindi: "E' ora di reagire"

“Gli allarmismi potrebbero essere controproducenti, ma non c’è dubbio che gli elementi di preoccupazione sono molti”. Ed è questa l’ora “della reazione”, per quella parte di paese che non si trova d’accordo con l’attuale situazione. A partire dal mondo cattolico organizzato. L’ex parlamentare del Pd, e presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, libera da impegni politici, sta girando in questi mesi il territorio ed è stata di recente a Trebaseleghe e, martedì scorso, a Falzè di Trevignano, dove ha parlato di mafia in Veneto. Ma si presta volentieri a parlare dei temi di attualità politica.
Perché, onorevole, dobbiamo preoccuparci?
Mi pare che si stia producendo un cambiamento che non è positivo, dato che non tutti i cambiamenti necessariamente migliorano le cose. Si stanno mettendo in discussione i principi che nella Costituzione ispirano il nostro modello di democrazia, in nome del mito della sovranità diretta e della sovranità popolare. Ma l’articolo 1 della Costituzione dice chiaramente che la sovranità si esercita nei limiti previsti. Altrimenti, non c’è la sovranità del popolo, ma “il popolo del sovrano”, come aveva ammonito Dossetti nel 1994. Un altro elemento di preoccupazione è il crescente egoismo, che segna la rottura di quel vincolo di solidarietà alla base del bene comune del Paese. Ancora, preoccupa il fatto che si lascino deperire opere pubbliche, anche in senso astratto, fondamentali per il Paese, come per esempio il sistema sanitario, che si sta indebolendo anche in Veneto. O come viene gestita la questione dei migranti, abbattendo la nostra tradizione di civiltà, o il fatto che si rischi una crisi finanziaria che verrebbe pagata soprattutto dalle classi più deboli. A questo aggiungiamo un quadro internazionale inquietante con il tentativo di indebolire la principale opera di pace e benessere degli ultimi decenni, l’Europa.
Il Paese, però, appare privo di un’opposizione forte, non crede?
Sì, questo è un ulteriore elemento di preoccupazione. C’è un serbatoio di cittadinanza attiva e solidale, penso a molte associazioni, cattoliche ma non solo, al mondo del volontariato... Tanti cittadini che non si riconoscono in alcun attore dell’attuale quadro politico. E’ tempo di riflessione e impegno, ma anche di reazione.
Il Pd potrà essere ancora protagonista di questa reazione?
Sono consapevole che non nasce un’alternativa senza un perno politico, e mi pare che in quest’ottica dal Pd non si possa prescindere. Il problema è come il partito interpreta questo ruolo. Se si chiude nelle dinamiche interne, congressuali, che interessano a sempre meno persone, non si fa molta strada. Servirebbe una fase di profondo ascolto, non tanto di altre forze politiche che mi sembrano residuali, ma della coscienza del Paese che ancora c’è. Fermenti ce ne sono, sta tornando la domanda di politica. Andrebbe fatto un atto di umiltà.
Anche da parte di Renzi?
Diciamo che alcuni aspetti di leaderismo e sovranismo sono stati introdotti grazie ad alcuni comportamenti. Il tentativo di riformare la Costituzione a colpi di maggioranza e il referendum del 2016 sono stati un tradimento del modo di procedere istituzionale, al di là dei contenuti. Tra l’altro il referendum è uno strumento in mano all’opposizione, non alla maggioranza. Qui è stato sbagliato tutto. Non si cambia così la Costituzione e quello è stato un momento chiave. Non si possono inseguire quei comportamenti che noi stessi critichiamo.
Accennava a fermenti e vitalità. In che misura a suo avviso riguardano il mondo cattolico?
Bisogna partire da un dato di fatto: questa è la prima legislatura nella quale non siedono in Parlamento esponenti provenienti dal mondo cattolico organizzato, anche se di sicuro ci sono dei credenti. Siamo passati dall’essere la scuola di formazione della classe dirigente e questa irrilevanza. Vedo che ci sono incontri, che dal basso sta ripartendo qualcosa, ma bisogna mettersi in testa che questo tema va ripreso in mano. Le iniziative devono trovare il modo, se non di coordinarsi, almeno di trovare la possibilità che questo servizio si possa esprimere. Di fronte abbiamo grandi sfide, come la diseguaglianza, l’ambiente, l’immigrazione... Il Papa sta offrendo su questo un magistero ricchissimo, che ha però bisogno di essere declinato.

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