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Sagre, nei paesi si ritorna a pieno regime

Dopo due anni molto difficili. Alcuni si erano ingegnati per proseguire, nel rispetto di tutte le regole, anche in piena pandemia, altri ancora oggi stentano a riorganizzarsi e rimandano all'anno prossimo

Parole chiave: sagre (10), parrocchie (69), patrono (13), festa (152)
Sagre, nei paesi si ritorna a pieno regime

Volontari e organizzatori delle sagre patronali nutrono fiducia nella ripresa a pieno regime. Un’aria di sollievo e di fiducia traspare dalle parole di parroci e organizzatori di questi che sono fra i più antichi appuntamenti del territorio, in cui le comunità ringraziano il santo partono e si ritrovano in maniera conviviale e festosa. Sono un momento di forte contaminazione tra il sacro e profano, in cui l’umanità, la socialità, la gioia assumono un valore sacro, religioso: forse per questo si chiamano sagre, direttamente dal latino, dall’aggettivo sacer, che significa sacro. La pandemia ha impedito per un paio d’anni questo incontro, la distanza tra le persone, la preghiera individuale o in famiglia sono stati quasi un obbligo.

“A dire il vero, abbiamo cercato di tenere accesa la tradizione anche in tempi di pandemia - racconta don Antonio Cusinato, parroco di Loreggiola e di Loreggia -. Qualche piccola iniziativa le parrocchie l’hanno realizzata per le date della sagra di Loreggiola e di quella di San Rocco a Loreggia. Adesso ripartiamo con Loreggiola. Ho visto soprattutto l’entusiasmo dei giovani, che ha compensato qualche esitazione dei tradizionali volontari. Dal 24 maggio la sagra paesana torna dunque a celebrarsi”. Nel frattempo, buone notizie arrivano anche da Loreggia dove il nuovo comitato della Pro loco si è ricostituito dopo il commissariamento del 2020. “Ci sarà la fiera degli uccelli nella prossima edizione della sagra di san Rocco - annuncia il presidente Renato Milani -. Siamo 17 consiglieri tutti nuovi, ci aiuteranno i ragazzi del Noi, ma dovremo trovare anche altri volontari. Di certo, per ora, la data di chiusura il 17 agosto, vedremo se fare sette o dieci giorni di sagra. Credo che la relazione umana, l’incontro sia quanto di più sacro abbiamo a disposizione, faremo di tutto per ricucire questo spazio. Dopo lo stop c’è la voglia di coltivare la tradizione, senza perdere nulla del passato”.

Ad Asolo l’appuntamento della sagra di San Gottardo era troppo a ridosso della fine delle restrizioni per la pandemia. La benedizione dell’olio e l’esposizione dei “cuchi” (zufoli caratteristici, forse risalenti all’epoca napoleonica), si svolge tra aprile e maggio e i permessi andavano richiesti sessanta giorni prima. Questa sagra è la più antica del centro storico di Asolo, ne parla lo storico don Luigi Comacchio riferendosi al 1600. L’olio benedetto veniva usato per i dolori e quindi l’evento richiamava persone anche da fuori paese. “A tenere viva la sagra di San Gottardo - conferma Domenico Panazzolo - ha contribuito in particolare il Gruppo alpini, il ricavato in genere era devoluto alla scuola materna Edmondo De Amicis di Asolo. L’antica festa ritornerà il prossimo anno. Nonostante la sedentarietà imposta di questi anni siamo pronti a riprendere il filo della tradizione”.

Per una sagra che non riparte si conferma invece la sagretta dell’Assunta di Noale. Nei due anni della pandemia ha sempre funzionato, nel 2020 era stata allungata a 10 giorni per permettere a tutti di partecipare visto che le regole, seguite alle lettera, non permettevano la compresenza di tante persone. “Nei periodi più duri abbiamo realizzato tre turni per le consumazioni - racconta un volontario Samuele Pesce -. Si poteva partecipare solo su prenotazione. La gente ha risposto bene in questi due anni, siamo senza sponsor e quindi ogni volta per noi è un rischio. Quest’anno ripartiamo a regime con il capannone dietro l’oratorio, il palco, la pesca di beneficenza, il bar. Dedicheremo il ricavato al restauro della chiesa e alle attività dell’oratorio parrocchiale. Siamo fortunati per la risposta dei più giovani, sono tutti molto bravi e, ai tavoli a fare il servizio, avremo 140 persone”. La sagra ha conservato anche il suo significato religioso con la processione il primo giorno e le messe in tutte le mattinate della sagra. “Abbiamo musica per i giovani, spazi per le famiglie, i genitori possono stare tranquilli perché lo spazio della sagra è chiuso e i volontari custodiscono i bambini. Tutti più o meno sono passati per la cura e l’organizzazione della sagretta, un appuntamento per generazioni di giovani e un punto di riferimento per il volontariato”.
Una delle più frequentate in provincia di Treviso è la sagra dell’Assunta e di San Rocco, che si svolge a metà agosto a Cusignana. Fino al 2019 si servivano più di 600 coperti. “Ci prepariamo all’edizione del 2022 fin da gennaio - racconta don Dionisio Rossi, il parroco -, abbiamo già una sessantina di volontari e dobbiamo almeno raddoppiare. Abbiamo un po’ modificato la dislocazione, con un’area per giostre, la piazza per il ballo e un bar per giovani e la grande sala nel centro comunitario, mentre la canonica viene riservata alla pesca di beneficenza e alla tradizionale mostra, momento culturale all’interno della sagra”. Anche qui l’aspetto religioso è presente nella processione inaugurale il 15 agosto, come pure nella celebrazione per San Rocco il giorno successivo. La chiesa nei giorni della sagra resta aperta anche la sera, con la presenza dei ministri straordinari dell’eucaristia.
Le sagre sono fondamentali anche per la tenuta dei bilanci della parrocchie.

Quasi sempre sostengono lavori di restauro o la scuola materna e le opere parrocchiali. La loro mancanza ha limitato l’operatività delle parrocchie. Lo dice anche il presidente dell’Unpli Veneto, Unione nazionale Pro loco d’Italia, Giovanni Follador: “Le Pro loco lavorano con cadenza annuale, non ci sono debiti a fine anno. Invece qualche problema c’è stato proprio per gli enti a cui le Pro loco dedicavano gran parte dei ricavi delle sagre. Per due anni non abbiamo potuto sostenerli”. Il presidente conferma la robusta ripartenza delle attività. “Su tutto il territorio veneto le Pro loco stanno organizzando le sagre tradizionali. Chi è stato lontano per due anni vuole ricominciare. Se resta qualche problema si va in modalità più ridotta, ma si parte. La prima manifestazione itinerante dell’Unpli, «La primavera del prosecco», è iniziata benissimo. Le sagre sono un momento di socialità, si esce, si parla, si condivide. Sacro e religioso si incontrano a sostenere una tradizione autentica del territorio. Il Covid non è riuscito a piegare questo spirito di comunità e le sagre ne sono la prova più evidente e bella”.

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