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Sanità: sistema da salvare

Medici e infermieri “a gettone” allo sportello o nei call center, cooperative che gestiscono servizi specialistici ed anche alcune attività del pronto soccorso, professionisti in pensione richiamati in servizio e pure neo laureati alla medicina d’urgenza. Anche questo sta accadendo nei nostri ospedali.

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Sanità: sistema da salvare

Una sanità col fiato corto, dove ci sono problemi - non di oggi - che vengono a galla: medici e infermieri “a gettone” allo sportello o nei call center, cooperative che gestiscono servizi specialistici ed anche alcune attività del pronto soccorso, professionisti in pensione richiamati in servizio e pure neo laureati alla medicina d’urgenza. Anche questo sta accadendo nei nostri ospedali dove la carenza grave di personale sta minando le fondamenta di un sistema, quello sanitario, che vanta tante eccellenze. E non si tratta di un problema di categoria ma in fondo della qualità e della sicurezza della salute di tutti noi. “Mancano 1.295 medici ospedalieri su 8.450 in servizio” soprattutto anestesisti, radiologi, pediatri, ginecologi e chirurghi. In più ci sono i 357 posti vacanti per la mancata partecipazione ai concorsi. Lo denuncia Anaao Assomed Veneto che per tramite del suo segretario generale Adriano Benazzato, sta facendo emergere una situazione “clamorosa, direi lo snodo di tutti i problemi della sanità, e non è per nulla improvvisa”.
Prima di tutto un problema di risorse
“Almeno da una decina di anni la situazione era nota – precisa – eppure la politica, e anche i media, non hanno dato ascolto a chi segnalava un futuro difficile per gli organici in sanità”. Tutti i governi, di ogni colore politico, hanno diminuito le previsioni di aumento (di fatto intrinseco, dato ad esempio lo sviluppo della ricerca farmacologica e l’invecchiamento della popolazione) della spesa, che equivale a dire tagli per il sistema sanitario nazionale. “Anche la Regione si è mossa con enorme ritardo quando ha preso atto che la situazione collassava” prosegue Benazzato e ricorda i fatti di Camposampiero, giugno 2018, che hanno segnato un prima e un dopo.
Mancano gli specialisti
All’inizio dell’estate scorsa, tre pediatre si dimisero e poco dopo lo fece anche il direttore di Pediatria e Neonatologia. Il motivo principale riguardava la criticità di personale che comportava problemi organizzativi importanti, anche a scapito della qualità delle cure.
“Effettivamente la carenza grave è di specialisti, non di laureati in medicina; ne servono circa 10.000 l’anno, se ne sono appena specializzati circa 7.000. Il gap è profondo. Fortunatamente il Governo ha deciso di aumentare a 8.000 le borse di studio, cui si aggiungono 700 posti sovvenzionati da altri enti”, 90 per esempio dalla Regione Veneto. Pertanto, poco per volta ci si sta avvicinando al fabbisogno. E poi, c’è da contrastare l’abbandono degli ospedalieri, la loro “fuga” nella sanità privata dove normalmente i compensi sono maggiori e minore è la fatica, per esempio del lavoro su turni o comunque i tempi sono più contrattabili. “Sono oltre 10 anni che attendiamo il rinnovo del contratto - racconta un neurologo -; non c’è dubbio che lavorare in ospedale sia complesso, ma dà anche il senso della nostra professione, dove si incontra la patologia vera e si cerca la cura”.
“Soluzione” cooperative e pendolari
“Di fronte a questo scenario ogni regione ha percorso vie autonome – prosegue Benazzato -. La nostra ha scelto di poter impiegare in corsia gli specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno, che hanno dunque già maturato una significativa esperienza in ospedale, e ovviamente con tutte le precauzioni del caso”. E loro stanno rispondendo bene: hanno partecipato ai concorsi che si sono tenuti in primavera e i primi entreranno in servizio in questi mesi. “Era l’unica via praticabile, anche considerata la normativa vigente. Si tratta di una buona iniezione di medici di qualità per tamponare la situazione”. Altro che cooperative: l’ultima esternalizzazione riguarda i pronto soccorso degli ospedali di Conegliano e Pieve di Soligo dove la Castelmonte di Montebelluna è subentrata alla Imet nella gestione di alcune attività impiegando 20 infermieri e 15 medici. Ma ci sono anche gli “specialisti con la valigia”, che operano a gettone per esempio al San Giacomo di Castelfranco per garantire il funzionamento della sala parto, oppure l’apertura dei poliambulatori: oculistica, angiologia, endocrinologia, gastroenterologia. Anche l’Oras di Motta ha scelto la Medical Line Consulting srl acquistando dei pacchetti di prestazioni. “Laddove ci saranno i presupposti, faremo un esposto” precisa Benazzato.
Un mestiere difficile
“Certo, i medici non vogliono più alcune specializzazioni perché troppo «pericolose», non sono tutelati dal punto di vista legale. Chi oggi desidera diventare chirurgo? O ginecologo? O lavorare in pronto soccorso?”. Il fatto di aver a lungo tenuto un atteggiamento culturale di recriminazione e condanna nei loro confronti, fa ottenere oggi il timore, la mancanza di fiducia, il grosso rischio della responsabilità. Molti medici si assicurano privatamente, con costi notevoli, per i rischi legati alla loro professione. Senza contare poi, tutti gli aspetti più organizzativi, di cui non sempre teniamo conto: i medici lavorano in équipe, e come fanno se non si conoscono tra di loro o non conoscono le procedure, i gestionali…? “Ne va della sicurezza e della qualità della salute dei cittadini” conclude il dott. Benazzato.

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