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Saranno vacanze difficili. E il bonus è a rischio flop

Per quanto riguarda il bonus vacanze, l’osservatorio di Federconsumatori ha accertato in uno studio che solo il 46% delle strutture interpellate sul territorio nazionale (in totale 370) ubicate nelle principali località turistiche al mare, in montagna, nonché nelle città d’arte, ha al momento intenzione di accettarlo. Ecco le opportunità e gli ostacoli per chi non vuole rinunciare a quesot periodo di riposo.

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Saranno vacanze difficili. E il bonus è a rischio flop

Il decreto Rilancio prevede, fra le varie misure per far ripartire l’economia un “bonus vacanze”, cioè un credito fornito ai cittadini che ne fanno richiesta per il pagamento di servizi offerti in ambito nazionale dalle imprese turistico-ricettive, compresi bed and breakfast e agriturismi.

Questo bonus è concesso ai nuclei familiari con Isee in corso di validità non superiore ai 40 mila euro e ammonta a 150 euro per nuclei composti da una persona, 300 per due persone, 500 per nuclei di 3 o più persone.

Si può utilizzare dal primo luglio e fino al 31 dicembre e vale per l’80% come sconto diretto sul corrispettivo dovuto alla struttura, che verrà poi recuperato dal proprietario sotto forma di credito d’imposta, mentre il restante 20% verrà scalato dalla dichiarazione dei redditi 2021. Il bonus si richiede online con le credenziali Spid, le stesse necessarie anche per gli incentivi alla mobilità.

Nonostante l’idea sia buona, quest’anno andare in vacanza non sembra essere così semplice. In primo luogo molte famiglie faranno fatica ad affrontare le spese per le ferie, a prescindere dal bonus, inoltre tanti lavoratori dipendenti durante il lockdown sono stati messi in ferie prima dell’arrivo della cassa integrazione e dunque ora non hanno giorni a disposizione. A questi si aggiungono diversi problemi con le compagnie aeree, con voli messi in vendita e poi cancellati, gli aumenti di prezzi soprattutto sulle spiagge e da ultimo, ma di fondamentale importanza, la predisposizione delle strutture ricettive ad accettare i bonus. Sembra infatti che a livello nazionale abbaino aderito meno del 50% delle strutture, mentre nelle piccole città come Treviso la percentuale si riduce a meno del 10 per cento, rendendo molto complesso a chi volesse sfruttare il bonus trovare un posto da prenotare.

Per quanto riguarda il bonus vacanze, l’osservatorio di Federconsumatori ha accertato in uno studio che solo il 46% delle strutture interpellate sul territorio nazionale (in totale 370) ubicate nelle principali località turistiche al mare, in montagna, nonché nelle città d’arte, ha al momento intenzione di accettarlo.

Inoltre, un altro 19% sta ancora decidendo, mentre il 35% ha già stabilito che non lo prenderà in considerazione. Delle strutture monitorate, 210 sono alberghi, 110 sono b&b e 50 sono agriturismi. Gli agriturismi sono le strutture che accettano di più i bonus: ben il 60% si è dichiarato disponibile ad accettare tale agevolazione per i soggiorni. La percentuale scende al 53% negli hotel e al 36% nei b&b. Sempre tra gli agriturismi risulta elevata (24%) la percentuale delle strutture che stanno ancora decidendo se accettare o meno il bonus. “Un dato allarmante – ha commentato Emilio Viafora, presidente Federconsumatori –: se da un lato, infatti, è a discrezione dell’esercente la scelta se accettare o meno tale bonus, dall’altra la mancata applicazione dell’agevolazione presso un numero così elevato di strutture rischia di rendere vani gli sforzi che il Governo ha messo in campo per sostenere le famiglie che, a causa della crisi post-Covid, saranno costrette in molti casi a rinunciare alle vacanze”.

Tutto ciò potrebbe creare enormi danni all’intero comparto del turismo, settore chiave nell’economia del nostro Paese: basti pensare che, da solo, genera direttamente oltre il 5% del Pil nazionale, che aumenta al 13% se si considera l’indotto.

Nella provincia di Treviso gli albergatori si sono organizzati per mettere in sicurezza le proprie strutture attraverso alcune iniziative promosse da Federalberghi, due convenzioni, con il centro di medicina di Villorba e la casa di cura Giovanni XXIII di Monastier, per effettuare test sierologici, tamponi, screening e visite specialistiche al personale alberghiero e ai familiari: “Il turismo – ha dichiarato il presidente di Federalberghi Treviso Giovanni Cher – è stato il settore più colpito dalla pandemia, ha perso oltre l’80% del fatturato e per parlare di ripresa bisognerà aspettare il 2021 – 2022. Alcune strutture hanno chiuso, il personale usufruisce degli ammortizzatori sociali, la riapertura ha confermato un’occupazione camere che non supera il 25% perché mancano interi segmenti turistici. A oggi si lavora solo con il business, come dieci anni fa, quando il turismo latitava. Nonostante questo, intendiamo affrontare la fase 3 con tutte le sicurezze del caso”.

Benché la crisi del settore sia palese, non sembra che gli operatori siano allettati dal bonus vacanze, solo una decina infatti su 160 strutture ricettive della Marca, ha aderito all’iniziativa.

“Troviamo il sistema abbastanza complesso e farraginoso – ha spiegato il presidente Cher –. Gli albergatori devono anticipare l’80% dei costi per poi attendere il rimborso l’anno successivo con il credito d’imposta, ma se il lavoro langue rimane il dubbio su quando si riuscirà a rivedere quei soldi. Sicuramente la proposta è di aiuto al turismo, ma poteva essere gestita diversamente, viste e grosse difficoltà di liquidità di alcuni di noi. Se nelle località vacanziere oggi il turismo pian piano riparte nelle città d’arte come Venezia, e poi Treviso, invece si fa ancora molta fatica”.

Un po’ di voglia di partire, anche con il bonus vacanze, tuttavia i trevigiani ce l’anno. Infatti ai Caaf arrivano le richieste per gli Isee. Tutto pieno al Caaf Cisl di Treviso, dove si è riscontrato un aumento nelle richieste e non c’è posto per prendere appuntamento fino ad agosto. Il dato, tuttavia, non distingue tra chi richiede il calcolo dell’indicatore economico per il bonus o per altri servizi, come ad esempio il reddito di emergenza.

L’amministratrice delegata del Caaf Cgil di Treviso Monica Giomo fa invece sapere che nei loro uffici sono pervenute a oggi 310 richieste di Isee esplicitamente utilizzati per il bonus vacanze: “In generale stiamo assistendo a una richiesta molto elevata fino da gennaio, parliamo di 16 mila dsu (moduli della dichiarazione sostitutiva unica, il documento da compilare per poter richiedere il modello Isee ndr) fino a oggi, mentre in tutto il 2019 abbiamo avuto in totale 24 mila richieste. Possiamo immaginare dunque che molte persone che hanno già l’Isee, per il reddito di cittadinanza, per gli sconti sulle bollette e per altri servizi, possano con questo accedere anche al bonus vacanze. Tuttavia di solito per questi servizi ci sono tetti di reddito molto bassi, mentre il bonus vacanze è erogato con Isee fino a 40 mila euro, per cui destinato a platee ben più ampie di quelle che solitamente richiedono il calcolo dell’indicatore. Credo che ci sarà un ulteriore aumento dunque, anche se non un’esplosione. In ogni caso se crescerà la richiesta sarà un segnale positivo, perché significa che i cittadini hanno dei risparmi da parte e possono andare in ferie”.

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