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Scuola: partenza in salita

Si torna in classe e si incontrano vecchi e nuovi problemi, a cominciare dalla carenza di docenti (oltre 500 in Veneto), nonostante la Buona scuola promettesse tutte le assunzioni necessarie. Ma per andare a regime le riforme hanno bisogno di tempo. E, come sempre, saranno l'impegno e la collaborazione di presidi, docenti e famiglie a fare la differenza, anche per superare le difficoltà. Buon nuovo anno scolastico!

Parole chiave: alunni (3), scuola (506), insegnanti (13), docenti (12), Ministero Pubblica istruzione (1), Gilda (1), Snals (1), Gae (1), Buona scuola (14), Age (64)
Scuola: partenza in salita

Tutti a dare la colpa alla matematica, all’algoritmo, all’incapacità di chi ha pensato quella formula astrusa per decidere i trasferimenti dei docenti. Insomma, sarebbe bastato fare meglio i conti e tutto si sarebbe sistemato.
Insegnanti al Sud, studenti al nord. Ci ha pensato la rivista “Tuttoscuola” a sollevare il velo su quella che è la vera patologia della scuola italiana, e lo ha fatto con un corposo dossier. Le “deportazioni” degli insegnanti, lo sconvolgimento delle cattedre è dovuto al semplice fatto che gli insegnanti sono al Sud e gli allievi al Nord. Sembra quasi una battuta, una semplificazione, invece è un po’ così. E’ la demografia che spiega i trasferimenti da Sud a Nord, non l’algoritmo. Il 74 per cento dei docenti vive al Sud, mentre solo il 36 per cento degli allievi è al Sud. Le graduatorie nazionali dovevano implacabilmente tener conto di questo fatto, ovvero mandare i docenti dove ce n’era bisogno, la legge della domanda e dell’offerta. Nel momento in cui la Buona scuola ha cercato finalmente di cancellare il precariato, questa storica “anomalia” italiana è puntualmente emersa.
C’è di più. Se non ci fosse stata “la spinta degli alunni stranieri, per molti docenti meridionali non si sarebbe stato un posto neppure lontano da casa”. L’onda dei docenti meridionali ha poi causato lo spostamento dei docenti del Centro e del Nord perché, pur essendoci più cattedre non sono state sufficienti a sostenere la spinta che arrivava dal Sud, così il 27,7 per cento al Centro e al Nord è stato trasferito. Un turbine di nomine che ancora lascia il segno in un inizio anno che sarà faticoso: a causa delle conciliazioni, ovvero il tentativo di riparare ai trasferimenti più problematici, ancora si devono fare le assegnazioni provvisorie, le immissioni in ruolo e assegnare le supplenze. Settembre sarà difficile, anche per i professori di ruolo che dovranno coprire i tanti buchi rimasti aperti nell’orario delle loro scuole.
Bocciature ai concorsi, tornano i supplenti. Dal fronte dei concorsi che dovrebbe portare forze fresche a scuola e completare l’organico, arrivano notizie negative: la metà dei concorrenti sarebbe stata bocciata allo scritto e agli orali le cose non starebbero andando meglio. Si calcola che rimarrano scoperti 20mila dei 60mila posti messi a concorso, poco male per quest’anno, ma siccome il concorso è triennale si teme una cronica mancanza di docenti e il ritorno dei supplenti. Doveva essere l’anno della chiamata “diretta” da parte dei presidi, o meglio della chiamata “per competenza”, ma non tutto è andato bene e molti docenti hanno risposto di no ai presidi. Nell’assegnazione della cattedre, poi, è entrato a regime “l’organico potenziato” sul quale ogni scuola e ogni preside si gioca molto del suo futuro. Riorganizzando le cattedre, compito che spetta principalmente al preside (che sarà valutato anche su questo), si potranno avere per ciascun docente meno ore frontali o di cattedra e si potranno organizzare corsi di recupero o di perfezionamento, corsi di lingua o di specializzazione: insomma, ogni scuola potrà aumentare concretamente e con risorse la propria offerta formativa, sfruttando un certo numero di insegnanti in aggiunta a quelli che teoricamente sarebbero sufficienti a riempire l’orario di cattedra delle varie materie.

I SINDACATI

“Si parte peggio degli scorsi anni”. Non ha mezze misure Fabio Barina, coordinatore provinciale della Gilda, uno dei sindacati più combattivi di questi anni, nato dal cuore del precariato storico. “Non c’è dubbio che sono entrati in ruolo 200 mila insegnanti, ma si è assunto anche dove non c’era bisogno. Se un istituto non ha l’insegnamento di musica inutile assumere un docente di musica, se non ha “diritto” inutile assumere un docente di diritto. Ora questi cosa fanno? Non possono neppure fare supplenza. Addirittura colleghi abilitati per le superiori sono stati immessi in ruolo alle medie”.
Quest’anno le operazioni iniziali saranno più lunghe. “Le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie, che gli scorsi anni si facevano a luglio, si devono ancora fare. Se prima non si concludono queste, non si possono fare le assunzioni in ruolo e neppure la fase finale, ovvero la nomina dei supplenti. Per cominciare si nomineranno dei supplenti pro tempore, che poi se ne andranno quando arriverà il supplente titolare”.
La questione “nord - sud” era nota da tempo e quest’anno, con le tante assunzioni, il problema è esploso. “Non vorrei fare considerazioni politiche, ma trovo inutile la protesta tardiva dell’assessore veneto Elena Donazzan. Quando a Roma c’erano governi «amici» questa protesta non partiva. Sono diversi anni che abbiamo questo trend, aumentano gli alunni al nord e docenti con punteggio maggiore arrivano dal sud e poi, quanto prima, cercano di ritornare a casa. Basta guardare i dati, al sud le classi sono poco numerose, mentre al nord, e in Veneto nello specifico, fatichiamo ad avere le classi quando il numero degli studenti supera le 31 unità e magari c’è un portatore di disabilità. Alla Sicilia è stato assegnato un numero notevole di posti per insegnanti di sostegno, credo anche per fare fronte alle proteste di questi giorni. Sui punteggi poi faccio solo questa considerazione: per assumere un pilota si contano le ore di volo, per un chirurgo le ore di sala operatoria, per un insegnante, invece, titoli e titoletti di enti e università, spesso ottenuti solo online”.
Mancano insegnanti e personale Ata
“Per cominciare non è la migliore situazione, ma non è neppure gravissima”. Il commento è di Salvatore Auci, segretario dello Snals di Treviso. “Il Veneto è sottodimensionato sia per quanto riguarda bidelli, personale amministrativo, tecnici di laboratorio, che docenti. Non lo dico io, ma il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame, che in una lettera al ministero il 31 agosto scorso ha parlato di almeno un incremento di 429 posti di personale Ata (bidelli, segretari, tecnici) assolutamente indispensabile per garantire la funzionalità minima e la sicurezza del servizio scolastico”.
Classi numerose e sezioni non autorizzate
Situazione simile per i docenti nel Veneto, ne mancano almeno 500 da assegnare. “Così risultano sovradimensionate 175 classi che non è stato possibile sdoppiare, verranno assegnate 1.500 ore eccedenti a docenti oltre il loro orario di 18 ore. Non sono state autorizzate 20 sezioni di scuola dell’infanzia e 8 turni pomeridiani di scuola dell’infanzia non sono stati attivati”. Non stiamo parlando di supplenti, ma di organico di diritto che è sottodimensionato, in una realtà come quella veneta molto frammentata, con istituti suddivisi anche in 16 o 17 plessi, ciascuno dei quali necessita di almeno due bidelli per l’apertura. “Forte in Veneto la presenza di allievi con disabilità, molti dei quali sono stati «declassati» a Bes (bisogni educativi speciali) o Dsa (disturbi specifici di apprendimento) e così non hanno l’insegnante di sostegno, dovrà gestirli il docente da solo, magari in una classe di 31 allievi. In Veneto si insegnerà in classi numerose, anche 30 o 31, mentre al sud la media è 22 o 23 ragazzi. Il Veneto si colloca a livello mondiale al settimo posto nei test Ocse-Pisa, sulla qualità dell’insegnamento. Lavoriamo meglio, ma non ci assegnano risorse sufficienti”.

I GENITORI

“Un cambiamento così vasto come quello della Buona scuola non si può valutare a breve termine - afferma il presidente veneto dell’Associazione genitori (Age), Chiara Crivelli -. La legge ha riportato attenzione sulla scuola e rivitalizzato la partecipazione dei genitori, che si deve basare sull’alleanza educativa. Di questa attenzione ci piace quello che porta alla collaborazione e al dialogo, piuttosto che alla critica gratuita. Agli spazi di partecipazione si è aggiunto quello dei Comitati di valutazione”. Tra le novità Crivelli sottolinea l’alternanza scuola - lavoro. “Una grande opportunità. L’Ufficio scolastico regionale ha firmato, per primo fra le regioni, il protocollo con il Coordinamento del Centro servizi per il volontariato, per cui l’alternanza ora si può realizzare anche con le associazioni”. Anche l’Age conferma che sarà un inizio anno sofferto sul fronte dei docenti. “Ci aspettiamo una carenza, almeno nel primo periodo. Il criterio degli spostamenti è una delle cose da correggere, come pure le classi troppo numerose. Nel Veneto poi soffriamo una cronica mancanza di insegnanti di sostegno. Quest’anno infine, entrerà  a regime l’organico potenziato. Insomma questo è ancora un anno di rodaggio per la Buona scuola”.

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