Società e Politica
stampa

Scuola: un bilancio alla fine del terzo anno di pandemia

Le ferite sono profonde. Non è facile recuperare il tempo perduto

Parole chiave: scuola (569), pandemia (36), ferite (1), anno scolastico (20), difficoltà (2), studenti (54), pnrr (32)
Scuola: un bilancio alla fine del terzo anno di pandemia

L’anno scolastico 2021-22 è stato forse il più difficile dall’inizio della pandemia. Se i due anni precedenti hanno visto la scuola in difesa, nel tentativo di limitare i danni del confinamento, dell’impossibilità della scuola in presenza, questo doveva essere del recupero del terreno perduto. Nel 2020 e nel 2021, dei 200 giorni in presenza, alcune scuole sono riuscite a farne 80, alcune neppure hanno fatto 30 giorni. Quest’anno tutti i giorni sono stati in presenza; purtroppo, però, a giro, mano a mano che si contagiavano, migliaia di studenti e di docenti sono rimasti a casa e sono dovuti ricorrere alla dad. La controffensiva della scuola, dunque, è stata parziale e difficile.

Ormai gli esperti confermano che una ragazza nata nel 2005, ha ormai alle spalle tre anni di scuola caratterizzati dalla didattica a distanza. Con questo impatto ci si deve confrontare anche in futuro. Studenti e studentesse denunciano problemi di ansia e depressione, c’è difficoltà a concentrarsi e di motivazione, sono più evidenti e frequenti i problemi comportamentali. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza riserva alla scuola 6 riforme (la riorganizzazione del sistema scolastico, la formazione del personale, le procedure di reclutamento, il sistema di orientamento, il riordino degli istituti tecnici e professionali e degli Istituti tecnici superiori) e 11 investimenti (nei settori delle infrastrutture: palestre, asili, mense e delle competenze: digitale, pari opportunità, riduzione dei divari territoriali, istruzione tecnica e professionale, tempo pieno, sviluppo delle competenze multilinguistiche e tecnico-scientifiche). Sono a disposizione, per ora sulla carta, 17,59 miliardi per rendere la scuola più inclusiva, più sostenibile e più innovativa. La didattica ora dovrà trasformarsi nella didattica digitale integrata, si dovrà superare il “digital divide”, ovvero la difficoltà di collegarsi alla rete web; le potenzialità del digitale dovranno, grazie alla formazione dei docenti, essere impiegate per recuperare le competenze perdute o non acquisite. Le attività di recupero didattico, dagli sportelli ai corsi dedicati, dovranno essere strutturali.

Già, la formazione di docenti, il reclutamento dei docenti, questioni che l’Europa ci chiede di chiarire per darci i fondi del Pnrr. Ormai il reclutamento si è ridotto a quizzoni sui contenuti, come se per insegnare bastasse essere dei superman delle nozioni. Una riforma sta per cambiare per l’ennesima volta i concorsi di accesso, ma si è aperto un feroce scontro con i sindacati.
La pandemia di questi due anni ha lasciato una ferita profonda su un’intera generazione, ricucire sarà arduo.

Maggiori approfondimenti e interviste sul numero di Vita del Popolo del 5 giugno 2022

Tutti i diritti riservati
Scuola: un bilancio alla fine del terzo anno di pandemia
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento