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Scuole d'infanzia paritarie: la nostra #buona scuola da salvare

Un convegno ha fatto il punto a Vicenza sul futuro del sistema veneto alla luce del disegno di legge sulla Buona scuola. Una eccellenza che rischia di sparire se continuano i tagli pubblici alle risorse e i ritardi. Eppure, come ha ricordato l’on. Luigi Berlinguer, “padre” della legge sulla parità, senza queste scuole l’Italia si pone fuori dall’Europa

Scuole d'infanzia paritarie: la nostra #buona scuola da salvare

Mentre il Governo ha in agenda la riforma della scuola, sotto le insegne mediatiche dell’hashtag #buona scuola, le scuole dell’infanzia paritarie del Veneto si interrogano sulle prospettive di chi ogni mattina deve fare i conti con fondi sempre più risicati e istituzioni che faticano a trovare e ad erogare risorse. Il convegno regionale “La buona scuola in Veneto”, organizzato sabato 18 aprile al teatro comunale di Vicenza, ha visto più di 500 partecipanti, tra gestori, maestre e genitori. Coordinati da Stefano Cecchin, presidente Fism Veneto, si sono alternati il “padre” della legge 62 del 2000 sulla parità scolastica, l’ex ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, il senatore veneziano Franco Conte, della VII Commissione permanente del Senato - Istruzione Pubblica, la parlamentare veneta Simonetta Rubinato, il sindaco di Vicenza Achille Variati, delegato nazionale Anci alle politiche sociali, l’avv. Stefano Giordano, responsabile degli affari legali di Fism nazionale e mons. Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia e delegato alla Scuola della Conferenza Episcopale del Triveneto. Non sono arrivati invece il presidente della Regione Zaia e l’assessore al Sociale Bendinelli: un’occasione andata perduta per portare il contributo della Regione al confronto.
Secondo la Fism il ruolo delle paritarie non ha la giusta valorizzazione e il necessario sostegno economico da parte in primis dello Stato, nonostante il Veneto sia un “unicum” nel panorama nazionale: il 70% delle scuole dell’infanzia sono infatti paritarie, quasi tutte Fism, e solo il restante 30% statali. Numeri che superano di gran lunga anche regioni come la Lombardia; e nel resto d’Italia le proporzioni sono invertite.

A servizio di 90mila bambini
“Il convegno era orientato ad analizzare i progressi dopo l’ultimo appuntamento del 20 ottobre 2011, sotto la grande incognita della mancata attuazione della legge sulla parità scolastica - spiega Milena Baghin, responsabile di Fism Vicenza -. La scuola dell’infanzia in Veneto ha una connotazione del tutto particolare: è in prevalenza scuola paritaria, gestita da parrocchie, associazioni di genitori ed enti morali: 1.100 scuole materne (300 delle quali hanno anche il nido) con oltre 90.000 bambini e quasi 10.000 lavoratori. Alcune delle nostre scuole hanno 150 anni di vita, mentre le scuole statali nascono solo nel 1968: il nostro è un patrimonio sociale e culturale, a servizio delle comunità e delle famiglie, troppo prezioso per essere disperso. Siamo preoccupati perché nel progetto della Buona Scuola non si parla affatto di noi”. Una visione miope quella delle istituzioni: le paritarie svolgono un servizio essenziale anche in termini di risparmio per le casse pubbliche. Il “costo” medio di un bambino che frequenta una scuola paritaria “autonoma”, come quelle della Fism, si aggira sui 3.000 euro l’anno, in una paritaria comunale (secondo i dati del Comune di Padova 2011) mediamente sui 5.120 euro l’anno, e in una statale (dati Ministero Pubblica istruzione 2014) addirittura di 5.739,17 euro l’anno.

Questione di qualità ed equità
Lucidissima la riflessione del prof. Berlinguer, già ministro della Pubblica Istruzione e padre della legge sulla parità scolastica, sul bisogno di una ri-creazione della scuola italiana che rischia di porsi fuori dall’Europa. Occorre una scuola che non tradisca i principi costituzionali - ha sottolineato - e sia disposta a trasformarsi radicalmente per assicurare “un’istruzione di qualità per tutti e per ciascuno. Così com’è rimasta strutturata finora, l’istruzione non assicura più il suo compito: non assicura a sufficienza né qualità né equità. Per questo va trasformata radicalmente”. Far mancare il servizio scolastico fondamentale delle scuole paritarie significa fa venir meno l’uguaglianza sostanziale delle opportunità: questa sì - ha ricordato l’ex ministro - è una violazione del diritto costituzionale all’istruzione. L’Olanda fa gestire allo Stato solo il 30% delle scuole - ha ricordato Berlinguer -, la Svezia ha passato la gestione ai comuni, l’Inghilterra ha ridotto sensibilmente la presenza statale... l’Europa ha cambiato atteggiamento, solo in Italia siamo fermi alla confusione che scuola pubblica sia uguale a scuola statale, ma non è così: il sistema dell’istruzione pubblica italiano è fatto dalle scuole statali e da quelle paritarie.

I ritardi compromettono gli stipendi
Tuttavia, come ribadito dagli organizzatori del convegno, la stessa Regione Veneto, che pure riconosce la specificità del nostro territorio, non liquida in tempi ragionevoli le risorse stanziate. Ad oggi mancano all’appello tutti i fondi regionali 2014, cioè 21 milioni di euro per le scuole dell’infanzia paritarie e 21 milioni per gli asili nido (è di martedì 21 aprile l’annuncio dell’avvenuto “sblocco” di 21 milioni del 2014) e circa il 24% del totale stanziato del 2013 per i nidi, una cifra vicina ai 2,7 milioni di euro. Alcune situazioni sono al collasso, e a pagarne le conseguenze sono soprattutto le maestre e gli altri dipendenti, visto che oltre il 70% delle spese è destinata al personale. “Per pagare gli stipendi - evidenzia Baghin - alcune scuole utilizzano i fondi dedicati al tfr, in alcuni casi si ricorre agli anticipi bancari, su cui poi si pagano gli interessi. Molte scuole non hanno pagato la tredicesima a fine 2014 e hanno pagato solo acconti degli stipendi”.
Oltre all’aspetto economico, monsignor Adriano Tessarollo ha illustrato il ruolo della Chiesa nella gestione delle scuole materne, strutture che hanno una doppia connotazione: essere servizio pubblico svolto in sussidiarietà, se non in supplenza dello Stato, e di luogo di aggregazione delle comunità cristiane. “E’ fondamentale - commenta il vescovo di Chioggia - far capire alla pubblica opinione che solo quando la scuola è veramente libera c’è una competizione positiva, che può contribuire anche a far superare alcune inefficienze del sistema statale. Lo Stato, secondo la Costituzione, ha l’obbligo di assicurare a tutti un certo grado di istruzione ma non è detto che debba farlo esclusivamente in prima persona. Le scuole dell’infanzia purtroppo non vengono prese in grande considerazione, a differenza di ciò che avviene invece in Europa”.

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