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Scuole dell'infanzia: Fism alleata delle famiglie, retta già decurtata del 65 per cento

Partendo dal fatto che “si tratta a tutti gli effetti di scuole delle comunità”, come dice il presidente della Fism (Federazione italiana scuole materne) del Veneto e della provincia di Venezia, Stefano Cecchin, lo sforzo è proprio quello di andare incontro in tutti i modi alle famiglie dei circa 82mila bambini dai tre ai sei anni e i 12mila dei nidi, rendendosi ben conto del disagio che questa situazione sta provocando.

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Scuole dell'infanzia: Fism alleata delle famiglie, retta già decurtata del 65 per cento

Se qualcuno pensa di “mettere contro”, come se si trattasse di due controparti, famiglie e scuole dell’infanzia paritarie, ebbene si sbaglia. Partendo dal fatto che “si tratta a tutti gli effetti di scuole delle comunità”, come dice il presidente della Fism (Federazione italiana scuole materne) del Veneto e della provincia di Venezia, Stefano Cecchin, lo sforzo è proprio quello di andare incontro in tutti i modi alle famiglie dei circa 82mila bambini dai tre ai sei anni e i 12mila dei nidi, rendendosi ben conto del disagio che questa situazione sta provocando. A molti, in Fism, non è andata giù una presa di posizione di un’associazione di consumatori, che criticava la posizione della Fism di attendere un attimo per fissare i criteri su pagamento delle rette relativamente al periodo di chiusura delle scuole. Dice il presidente della Fism di Treviso, Francis Contessotto: “Siamo dispiaciuti e ci mettiamo nei panni dei genitori, che non possono godere di un importante servizio”. Ribadisce Cecchin: “Non è facile, per i bambini, non è facile per i genitori, non è facile per 9mila insegnanti che non stanno lavorando, non è facile per noi, per le 900 materne e i 300 asili nido”.

Certo, quello delle rette è un problema spinoso: il servizio in questo momento non viene erogato, ma le scuole hanno dei costi fissi, legati al personale, alle utenze, alla manutenzione. Una grossa mano è arrivata dal decreto Cura Italia e dalla possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali per i dipendenti. “In tal modo - spiega Cecchin - abbiamo potuto dare un’indicazione precisa alle nostre scuole, quella di ridurre retroattivamente la retta del 65%. Per fare un esempio, ciò vuol dire che se una famiglia paga 160 euro al mese, le verranno chiesti 56 euro”. Un criterio che si sta cercando di applicare anche in provincia di Treviso, prosegue Contessotto, “con qualche piccola oscillazione a seconda dei casi, tenendo anche in conto che in alcune situazioni sono già intervenute anche le Amministrazioni comunali”. Ragiona a voce alta Cecchin: “Non vogliamo chiamarle rette? Chiamiamoli contributi di solidarietà, a delle realtà che sono state costituite e si mantengono grazie allo sforzo di intere comunità. E’ importante garantire a queste scuole un po’ di tranquillità in vista della riapertura, che speriamo possa avvenire presto”.

La mobilitazione della Fism, del resto, continua a 360 gradi: c’è dialogo con il Governo, che ha anticipato il contributo 2019, che solitamente arrivava in estate inoltrata. Si dialoga con l’Associazione dei comuni, che però, come precisa Cecchin, non ha poteri vincolanti. In ogni caso, molte Amministrazioni già si sono fatte carico di anticipare o rafforzare il proprio contributo, anche se, aggiunge Contessotto, “non andare in ordine sparso sarebbe importante”. Si dialoga anche con le banche e in particolare con l’Abi, per poter garantire alle scuole quella liquidità che permetta di poter anticipare le retribuzioni relative al Fondo di integrazione salariale, uno degli ammortizzatori sociali previsti del Governo insieme alla Cassa integrazione in deroga. Si dialoga, infine con le diocesi: “Ringrazio i vescovi del Triveneto, che hanno chiesto alla Conferenza episcopale italiana un intervento diretto per aiutare le scuole paritarie”, dice ancora Cecchin, che aggiunge: “In ogni caso, sappiamo già che la stessa Cei si è mossa con forza sul fronte politico”.

L’attenzione, insomma, è quella di mettere in salvo le scuole paritarie, avendo al tempo stesso attenzione per le famiglie, nella convinzione che tra queste rischiano di esserci “i nuovi poveri dei prossimi mesi”. Proprio per questo, scuole e famiglie devono essere alleate.

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