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Senza dimora: disagio in tutte le stagioni

Sacchi a pelo, giacche e cartoni lasciati all’esterno del dormitorio di Santa Maria sul Sile. E’ qui che dormono in queste notti 6/7 persone, da quando la capienza, per il periodo estivo, è stata ridotta a 12 posti

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Senza dimora: disagio in tutte le stagione

Da alcune settimane, come ogni anno d’estate, il Comune di Treviso ha ridotto il numero di posti letto al dormitorio di via Pasubio, a Santa Maria sul Sile. Da 22 sono passati a 12 e, stavolta, la conseguenza è che in diversi, da quando si sono ritrovati in strada, trascorrono la notte all’aperto davanti all’ex scuola elementare, sulle panchine o sotto gli alberi. Cinque o sei, dipende dalle sere, ma ce ne sono molti di più in giro per la città di Treviso, almeno una ventina nella zona della stazione e altrettanti all’Appiani, dicono i volontari di Sant’Egidio. E stiamo parlando del centro di Treviso, perché i numeri crescono e salgono ben oltre se si sommano i Comuni limitrofi, il Coneglianese, il Moglianese, la Castellana.

Messe in strada, queste persone faticano a trovare una soluzione alloggiativa. L’altra sera uno degli ospiti che aveva appena avuto il posto per dormire all’interno del dormitorio, ha accompagnato un vecchio conoscente, tanto ubriaco da non reggersi in piedi, gli ha cercato una coperta e lo ha sistemato al riparo di una panchina. Aveva appena perso il letto dove aveva trascorso le notti dell'ultimo mese: nell’abitazione di un amico, anche lui ex ospite di via Pasubio, che ha ricevuto l’assegnazione di una casa popolare. Gli era sembrato normale accogliere l’altro, che viveva in strada, ma per il regolamento dell’edilizia pubblica ciò non è possibile.
Oltre al dormitorio, a Treviso c’è la Caritas, che ha un servizio di accoglienza maschile e femminile all’interno della Casa della Carità. Le persone che sono qui accolte non trovano solo un letto, ma sono accompagnate dagli operatori in un percorso che mira alla loro autonomia, ridefinendo, in rete con i servizi, il proprio progetto di vita.
Tornano, di fronte a questa situazione, le tante e diverse domande cui cercare una risposta: di prossimità e fraternità, di sicurezza, di scelte nelle politiche del Comune, di strumenti per accompagnare con dignità e cura le persone definite “in grave marginalità”.

Nella situazione attuale, è accaduto proprio a Santa Maria sul Sile, nelle settimane scorse, anche un episodio di ordine pubblico in cui è andato in scena il gioco di chi rimane con il cerino più corto, dello scaricare le responsabilità trincerandosi dietro alle regole. Triste vicenda.
Sul tema dell’abitare si stanno muovendo molte progettazioni, a ogni livello pubblico e anche del privato sociale: l’housing first è diventato appunto “first”, dove il messaggio chiave resta il fatto che essenziale è avere un posto dove vivere, prima ancora di un lavoro e una rete di supporto.
“La scorsa settimana è venuta in canonica una famiglia nigeriana con tre bambini, tutti sotto i sei anni - scrive don Giovanni Kirschner, parroco di Sant’Angelo e Santa Maria sul Sile, nella mail settimanale che invia alla parrocchia e che stavolta si concentra sul tema del dormitorio e della casa -. A breve avranno lo sfratto esecutivo e non sanno dove andare. Il papà lavora, ma ha un contratto precario per cui nessuno gli affitta un posto”. Provvidenzialmente domenica scorsa, ai fedeli, arriva forte la parabola del Buon Samaritano: “Allora mi chiedo: ma io, ma noi, siamo ancora capaci di compassione? Di star male di fronte alla sofferenza degli altri e di gioire quando ne vengono liberati? Oppure un virus ben più pericoloso del Covid ci sta inaridendo? Ci siamo induriti fino in fondo nell’animo o siamo ancora capaci di tenerezza?”.

Da domenica sera don Giovanni dorme insieme alle persone fuori del dormitorio, per nessun altro motivo se non essere accanto, prossimo.
“Ringraziamo il Signore che ci fa incontrare questi fratelli e queste sorelle, che risvegliano in noi il senso profondo di essere persone, di essere figli dello stesso Padre, di essere famiglia. Che ci fanno riconoscere dello stesso sangue, dello stesso dolore e della stessa speranza. Questi incontri sono come pioggia su terra riarsa, che feconda la nostra umanità inaridita e torna a farla germogliare nel sentirci tutti una famiglia, portandoci in cuore gli uni gli altri”. Rimettono insomma in moto il nostro cuore, perché possa tornare a incontrare gli altri e Dio.

La risposta del Comune
“Tutte le estati il servizio è ridotto - spiega Gloria Tessarolo, assessora ai Servizi sociali del Comune di Treviso -. Dalla disponibilità invernale più ampia, collegata all’emergenza freddo, si passa in questo periodo a una capienza ridotta. Il bando triennale che lo prevede era stato costruito tenendo conto dei numeri e dell’andamento dei flussi considerando che questa è una utenza fluida, che spesso si sposta”. Nessuna novità, dunque, da questo punto di vista da parte del Comune, che continua a presidiare la zona con il controllo discreto delle forze dell’ordine. “La presenza ora di queste persone è un elemento nuovo che dobbiamo tenere in conto e che, se sarà confermata, ci porterà a delle scelte diverse nelle prossime programmazioni”. Sul tema abitativo legato all’emergenza estrema l’assessore spiega che Treviso sta lavorando, da alcuni anni, per sensibilizzare i Comuni dell’ex Ulss 9 e che questo ha sortito, come risultato, l’avvio di progetti finanziati con il Pnrr in altri territori: Spresiano, ad esempio, e l’Opitergino. “Sulla comunità alloggio (all'ex Palazzo Moretti) e di conseguenza anche sul dormitorio in via Pasubio, c’è la prospettiva del passaggio all'ex Macello, dove è prevista la sistemazione della struttura per step e il suo sviluppo anche con ulteriori servizi”.

Solo in un ampio lavoro di rete, insiste Tessarolo, è possibile accompagnare al meglio queste persone. Purché, aggiungiamo, la rete non abbia maglie troppo larghe e si doti di quella fraternità che è leva fondamentale per il benessere. Di tutti.

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