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Settimana sociale al via: Casa comune da custodire

Non poteva essere più attuale di così, la 33ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani. A partire da lunedì 30 settembre e per altre tre serate (1°, 7 e 8 ottobre), nella sala Longhin del Seminario vescovile, si discuterà di “Ecologia integrale: necessità e virtù”, a partire da una rilettura dell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. E tutto questo mentre in tutto il mondo (venerdì 27 settembre), si tiene lo sciopero mondiale per il clima, che vede in prima fila soprattutto le nuove generazioni, si è appena conclusa a New York la Conferenza Onu e sta per partire il nuovo Sinodo dell'Amazzonia. Intervista a Matteo Mascia, relatore della seconda serata.

Parole chiave: settimana sociale 2019 (1), settimana sociale (59)
Settimana sociale al via: Casa comune da custodire

Non poteva essere più attuale di così, la 33ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani. A partire da lunedì 30 settembre e per altre tre serate (1°, 7 e 8 ottobre), nella sala Longhin del Seminario vescovile, si discuterà di “Ecologia integrale: necessità e virtù”, a partire da una rilettura dell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. E tutto questo mentre in tutto il mondo (venerdì 27 settembre), si tiene lo sciopero mondiale per il clima, che vede in prima fila soprattutto le nuove generazioni, si è appena conclusa a New York la Conferenza Onu, siamo continuamente raggiunti da notizie allarmanti (ghiacciai che si sciolgono, incendi, uragani tropicali, siccità). E proprio mentre in Vaticano sta per iniziare il Sinodo dell’Amazzonia. Scrive, tra l’altro, il Papa nella Laudato Si’: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” (n° 13). E ancora: “Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di un’ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali”. (n° 137).

Come, allora, vivere questo appuntamento con i piedi ben saldi sul proprio territorio, attenti agli stili di vita e alle scelte di ogni giorno, e al tempo stesso con lo sguardo attento a ciò che sta succedendo nel mondo? Lo abbiamo chiesto a uno dei relatori della Settimana sociale, il prof. Matteo Mascia, esperto di Etica e Politiche ambientali alla Fondazione Lanza di Padova.

L’ecologia integrale è al tempo stesso “necessità e virtù”, secondo il titolo di questa Settimana sociale. Condivide questo accostamento?

Sì, perché nella nozione di ecologia integrale c’è sicuramente la necessità di uno sguardo diverso, di scelte virtuose che chiamano in causa la responsabilità di tutti noi. Al tempo stesso, c’è la necessità di agire, un’accelerazione che riguarda la dimensione ambientale, ma anche quella economico-sociale. Tutti processi che vanno accompagnati.

Da anni ormai si parla di ecologia integrale, la chiave di lettura dell’enciclica Laudato Si’. Trova che questa idea abbia camminato o che debba invece ancora essere recepita nella società e nella Chiesa?

Direi che si parla sempre più spesso di ecologia integrale, il tema si è posto all’attenzione e viaggia in parallelo con altre sfide, come quella della sostenibilità. Si tratta di attenzioni che fanno da riferimento, almeno in Europa alle politiche di molti Stati. Allo stesso tempo, c’è ancora un grande lavoro da fare, soprattutto sul piano culturale. La sfida è quella di passare a una visione d’insieme delle questioni, accettandone la complessità. La questione ambientale ha a che fare con l’organizzazione sociale ed economica, chiama in causa la vita individuale e quella collettiva. Siamo chiamati a vedere le connessioni tra questi mondi. Potremmo dire che la nozione di ecologia integrale è strettamente connessa a un’altra espressione di papa Francesco: «Tutto è connesso, tutto è in relazione». Purtroppo, la politica di oggi fatica a gestire la complessità, non andando oltre l’immediatezza.

Intanto a New York la giovane Greta Thunberg ha rivolto un duro atto d’accusa ai Grandi del mondo, ma poi dalla Conferenza Onu non sono uscite grandi soluzioni... non trova?

I fatti di questi giorni, pensiamo al ghiacciaio del Monte Bianco, ci dicono che c’è urgenza di compiere delle scelte, e che la politica vive invece lentezze e difficoltà. D’altronde, non è facile accompagnare la trasformazione, che come ogni momento di cambio d’epoca rischia di mettere in difficoltà i settori più fragili della società. Ripeto, le cose sono complesse, ma non trascurerei il ruolo dell’Onu, le scelte che stanno facendo molti Governi. Poi, certo, ci sono anche Trump e Bolsonaro, le resistenze sono tante.

Si aspettava che i giovani prendessero in mano in modo così forte il tema della custodia del creato?

No so se me lo aspettavo, di certo ci speravo. Si tratta di una grande spinta al cambiamento. Poi, però, dobbiamo ammettere che questa spinta al cambiamento ha bisogno delle competenze degli adulti. Quindi, questa partecipazione giovanile va valorizzata in chiave intergenerazionale. Anche la stessa Chiesa deve cogliere questa opportunità per costruire insieme percorsi di cambiamento.

La Settimana sociale coincide anche con l’avvio del Sinodo per l’Amazzonia. Vede anche in questo caso una bella coincidenza?

Intanto anche questa coincidenza conferma la scelta felice di chi ha promosso questa Srttimana sociale. Il Sinodo, certo, consiste in un processo ampio e complesso, e affronta varie tematiche, tra cui quella ambientale. Direi che per noi esso è particolarmente importante perché offre un collegamento tra la dimensione locale e quella globale. Ci offre una lettura dell’ecologia integrale che è al tempo stesso globale e locale.

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