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Settimana sociale: il valore del lavoro e le "parole" dei Papi

L’appuntamento è proseguito in settimana a Treviso, di fronte ad un pubblico numeroso. Lunedì sera una serata sul senso dell’attività umana nella Bibbia e nel Magistero, con don Giorgio Bozza e don Walter Magnoni.

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Settimana sociale: il valore del lavoro e le "parole" dei Papi

“Il lavoro è percepito dall’uomo in modo contraddittorio: da una parte viene visto come un obbligo, ma d’altra parte resta l’unica possibilità che l’individuo ha per realizzare le proprie aspirazioni senza dipendere dall’altro”.
E’ don Giorgio Bozza, teologo moralista, docente presso la Facoltà teologica del Triveneto ad aprire, con la prima relazione, la seconda serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani.
Una «serata fondativa», secondo le parole del già presidente dell’Ac diocesana, Stefano Zoccarato, moderatore dell’incontro, pensata per riflettere sull’insegnamento della Chiesa in tema di lavoro.
Chi sono oggi i faraoni?
La fatica, nella ricostruzione del teologo della visione del lavoro nelle Scritture, esisteva anche prima del peccato originale, ma la comunione con Dio fa del lavoro un mezzo per collaborare alla creazione, non oppressione. Sono due, allora, le letture del lavoro proposte dalla Parola: schiavitù o servizio, dove schiavitù è l’impegno lavorativo cui gli ebrei erano obbligati dal faraone, privi della possibilità di autodeterminarsi, di scegliere secondo la propria vocazione e i propri carismi. Bozza lancia, quindi, un interrogativo provocatorio: “Chi sono i faraoni di oggi?”.
Per don Bozza, poi, va superata la distinzione delle occupazioni secondo il criterio classista della scala sociale, per distinguere fra chi contribuisce a realizzare il bene comune, a costruire una società migliore e chi no, indipendentemente dal proprio ruolo e dalle proprie responsabilità nel sistema Paese.
E’ necessario riscoprire anche il valore del riposo, concepito nella Genesi come pienezza dell’opera di Dio, perché il lavoro non è fine ma mezzo. L’uomo, che pure nel lavoro può rendersi strumento per un bene più grande che trascenda la mera retribuzione, non è il suo mestiere, non si completa nel suo dovere, ma necessita di sperimentare la gratuità, di godere del risultato delle fatiche, di rispondere alla domanda di senso che quel gravoso impegno quotidiano pone.
La Dottrina sociale
che si evolve
A don Walter Magnoni, responsabile del servizio per la Pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Milano, il compito di guidare la platea in un viaggio nella Dottrina sociale della Chiesa, sulle tracce di quella costante premura che la Chiesa ha avuto nel guardare alla situazione contingente, capire i sentieri che, dove di volta in volta, stretto da ideologie, da miopie legislative, da crisi economiche, da innovazioni tecnologiche e da rivoluzioni industriali il mondo del lavoro andava percorrendo, sapendo per ciascun tempo fornire strumenti, letture che sapevano di modo nuovo, diverso di leggere queste dinamiche.
Don Magnoni cita, quindi, la Rerum Novarum di Leone XIII che, all’insegna del superamento del concetto di lotta di classe, sapeva denunciare le contraddizioni di quell’idea di lavoro totalizzante e oppressivo sino a parlare di temi fondanti come il giusto salario, in un percorso che, passando per l’impresa come comunità di persone così come suggerita dalla Mater et Magistra, alle riflessioni sul lavoro giusto contenute nella Populorum Progressio e alle intuizioni di Giovanni Paolo II, giunge alle encicliche di Benedetto XVI - per ricordare il peculiare contributo della Caritas in Veritate, nel mettere al centro della riflessione gratuità e fraternità - e di papa Francesco. Di quest’ultimo, in particolare, il recupero del senso di ecologia umana (il caso Ilva di Taranto è eloquente sulla necessità di bilanciare il tema occupazionale con quello ambientale, a salvaguardia della qualità della vita) e l’attenzione (Laudato Si’) per gli imprenditori che non vivono il loro impegno come fine a se stesso ma in senso generativo per la comunità, consentendo di creare nuova ricchezza e benessere per i dipendenti; una visione opposta a quella propria di chi si limita a speculare.
Il relatore ha inteso anche evidenziare il portato della Dottrina Sociale in relazione all’elogio della gratuità, che non significa accettare condizioni lavorative indegne, ma che la società ha bisogno di chi si adopera senza la prospettiva di un vantaggio economico, per la sola consapevolezza di fare la cosa giusta ma, richiama alla concretezza quando sottolinea le difficoltà delle giovani generazioni a vivere la dimensione del volontariato in costanza di incertezze sul fronte reddituale. Per giovani alle prese con la ricerca di una fonte stabile di risorse economiche, lavoratori a condizioni frustranti, riprendendo l’immagine suggerita da papa Francesco a Genova, vittime di ricatto alla ricerca di un riscatto, il contraltare di chi è tentato dal “lasciarsi schiacciare dall’idolatria dell’accumulo”.
In chiusura, il rinnovato invito di Magnoni a riflettere sull’attualità di quel pensiero benedettino che nella Regola dell’ora et labora supera la scissione fra studio, preghiera e lavoro, in un’ottica di complementarietà: ogni tempo è favorevole per realizzare il progetto che Dio ha per noi.

Stasera si prosegue con Umberto Curi. Il filosofo parla su "Il senso del lavoro" nella terza serata, che è organizzata in collaborazione con l'associazione Partecipare il presente, che proprio con questo incontro apre la sua scuola sociopolitica.

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