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Settimana sociale: la fuga dei giovani deriva anche dal mancato patto educativo

Di “Giovani che abitano un paese più grande … e vanno via”, hanno discusso in una tavola rotonda Bruno Anastasia e Lino Sartori. Smontando molti luoghi comuni su questo nuovo fenomeno di migrazione.Stasera ultimo appuntamento con Francesco Belletti.

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Settimana sociale: la fuga dei giovani deriva anche dal mancato patto educativo

Protagonisti i giovani al terzo incontro della ventottesima Settimana Sociale dei cattolici trevigiani: per capire le ragioni della loro “fuga” dall'Italia o forse il perché della loro decisione di abitare “un paese più grande....”, per evocare subito il tema oggetto del dibattito di questa serata che, come le precedenti, ha registrato un pubblico particolarmente interessato ad un tema di forte attualità, strettamente connesso alla “babele”del nostro tempo, ai cambiamenti profondi - epocali si direbbe - con i quali dobbiamo convivere e misurarci...

Di “Giovani che abitano un paese più grande … e vanno via”, hanno discusso in una tavola rotonda – moderatore il giornalista Luca Barbieri del Corriere Veneto - Bruno Anastasia, ricercatore del lavoro e il docente di Filosofia Lino Sartori, introdotta e moderata dall'intervento di Giacomo Vendrame, presidente della Scuola di formazione sociale e politica “Partecipare il Presente” organizzatrice dell'incontro.

Un'analisi intelligente e puntuale, l'intervento dei due relatori, che ha decifrato le dimensioni di quella che molti definiscono come una vera migrazione, assolutamente nuova rispetto a qualche decennio fa.

Complesso fenomeno nelle sue pieghe e assai difficile per essere catturato facilmente dai numeri, che Bruno Anastasia ha ridimensionato, quanto alle cifre che spesso con molta approssimazione, se non con voluta ricerca dell'effetto, le statiche proposte dai mass media raccontano.

Inquadrare questo fenomeno «fisiologico e per molti aspetti naturali» del nostro tempo in una semplice prospettiva economica giustificandolo soltanto alla luce della crisi, è molto riduttivo: verrebbero sottaciute le altrettanto importanti motivazioni culturali legate ad un cambio generazionale, a modelli educativi nuovi, ad una sempre più in espansione degli effetti della globalizzazione, alla facilità dei trasporti – c'è chi settimanalmente fa il pendolare tra Padova e Londra – ad una maggiore conoscenza delle lingue, alla ricerca di esperienza e di esperienze che comunque arricchiscono, come ha testimoniato in sala Claudia, una giova trentenne reduce da un lungo periodo all'estero.

L'analisi proposta da Sartori, legata alla sua esperienza professionale di docente e di ricercatore, ha messo in evidenza la necessità di riscrivere, anche in quest'ambito, un nuovo patto educativo.

Si voglia o no, per Sartori, il problema dei giovani e della loro decisione di lasciare l'Italia per altri paesi chiama in causa il problema educativo che dovrebbe coinvolgere tutti, a partire dal mondo imprenditoriale non sempre preparato ed attrezzato per l'emergenza dei giovani che cercano spazi ed opportunità, in grado di dimostrare quanto valgono e quanto sono in grado di garantire.

Più ampi servizi sul numero della Vita del popolo di domenica 12 ottobre.

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