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Settimana sociale: una rinnovata responsabilità educativa. Non per paura, ma per amore

Una grande comunità educante che nel rispetto delle diversità, sappia recuperare valori condivisi. "Ricomporre Babele" significa questo, secondo il prof. Triani, che ha aperto la ventottesima edizione della Settimana promossa dalla Vita del popolo e dall'Ac.

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Settimana sociale: una rinnovata responsabilità educativa. Non per paura, ma per amore

Un appuntamento fisso. Atteso ogni anno con grandi aspettative, sempre confermate... “Ricomporre Babele”, il nome che è stato felicemente scelto per l'edizione di quest'anno, è l'occasione -,  l'obbligo si direbbe – per rileggere, soprattutto per comprendere, i profondi cambiamenti sociali ed economici che caratterizzano la nostra società, sempre più complessa, sempre più e frammentata se non smarrita. Bisognosa di riappropriarsi della sua identità. Di proporsi come una grande comunità educante che nel rispetto delle diversità, sappia recuperare quei valori che garantiscono stabilità e danno certezze...

La ventottesima settimana sociale dei cattolici trevigiani, che lunedì 29 si è aperta nell'auditorium del collegio vescovile della città, ha richiamato, come al solito, un pubblico attento e interessato. Nel suo saluto mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, ha proposto una riflessione sul significato biblico di Babele: la sfida a Dio che si compie con Babele, ha sottolineato, è quella del superamento delle differenze, il tentativo di imporre una cultura monolitica. Introducendo la "confusione" delle lingue Dio salva la pluralità delle culture, "la diversità appartiene al progetto di Dio".

Subito dopo il prof. Pierpaolo Triani, docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e consigliere nazionale di Azione Cattolica,ad inaugurare la prima delle quattro serate della rassegna . Un intervento che ci si aspettava fosse un'introduzione fondativa dei lavori che la Settimana sociale si propone, ma che si è risolto in una riflessione, lucida e puntuale, fortemente argomentata, tutta imperniata sullo strettissimo rapporto tra educazione, cultura e patto educativo.

Sullo sfondo, l'emergenza educativa che la società contemporanea esige e sollecita. Triani ha articolato la sua analisi muovendo dalla considerazione che nei nostri contesti socio-culturali se, anche in un passato non eccessivamente lontano, il rapporto educativo si basava su principi e regole condivise in modo uniforme, oggi non è più così. Il contesto valoriale di riferimento è radicalmente cambiato, è meno uniforme. Chi è demandato ad educare non può basarsi soltanto su ciò che ha ricevuto e nemmeno affidarsi all'educazione del contesto sociale nel frattempo diventato fortemente contraddittorio.

Il contesto sociale che abbiamo davanti e del quale siamo parte integrante,esige un innalzamento di consapevolezza, di più marcata e condivisa responsabilità da pensare in termini assolutamente nuovi. Chi educa è mosso dal desiderio del bene dell'altro nel pieno rispetto della libertà, agisce nell'ottica della collaborazione.

Dopo questa fondamentale prolusione, il prof. Traiani si è poi soffermato su quelle che egli considera, nell'asse culturale del nostri tempo, le categorie fondamentali di qualsiasi rapporto educativo: la pluralità, la soggettività e la professionalizzazione, delle quali ha messo in evidenza tanto gli aspetti positivi, quanto i nodi problematici che esse comunque comportano. Il relatore ha chiuso l'interessante intervento ricordando l'indispensabilità della collaborazione - nessuno è autosufficiente nell'educazione, e di fatto obbligati a misurarci con paradigmi culturali nuovi senza i quali ci è difficile capire le dinamiche del nostro tempo – con l'esemplificazione di alcune esperienze che dimostrano che reinterpretare il concetto di educazione, vincere la grande sfida che come cittadini, educatori soprattutto cristiani, ci attende, non è utopia, ma reale possibilità.

Ampi servizi sul numero della Vita del popolo di domenica 5 ottobre

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Settimana sociale: una rinnovata responsabilità educativa. Non per paura, ma per amore
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