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Si è aperta la Settimana sociale: alla ricerca della fraternità smarrita

L'introduzione del Vescovo e la relazione di mons. Silvano Tomasi hanno aperto la ventinovesima edizione, intitolata Schegge di guerra, semi di pace". Più di trecento le persone presenti.

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Si è aperta la Settimana sociale: alla ricerca della fraternità smarrita

La ventinovesima settimana sociale dei cattolici trevigiani ha aperto i battenti. Un appuntamento atteso, ogni anno, con grandi e mai disattese aspettative, dal numeroso pubblico che anche ieri sera ha affollato l'auditorium del collegio Pio X.

Quattro serate culturali all'insegna di una riflessione attenta sui temi più significativi di un'attualità sempre più difficile da decifrare e comprendere.

Una scadenza, l'edizione di quest'anno, che cade alla vigilia immediata del grande Giubileo che papa Francesco ha voluto fortemente e del quale i temi che quest'anno la settimana propone possono anche configurarsi come una coerente premessa. A partire dal nome che gli organizzatori - l'Azione cattolica Diocesi di Treviso, l'Istituto Toniolo e “La vita del popolo”, in collaborazione con l'Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro e l'associazione “Partecipare il presente” - hanno voluto dare alla rassegna.

“Schegge di Guerra Semi di Pace” evoca l'espressione di papa Francesco il quale parla di una una guerra combattuta a pezzi”.

Dopo la breve introduzione del presidente dell'azione Cattolica diocesana Stefano Zoccarato, nel suo saluto l'arcivescovo-vescovo di Treviso ha ribadito le espressioni che il papa ha avuto davanti al sacrario di Redipuglia nel settembre dell'anno passato, per ribadire che «La guerra è una follia. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. Il suo piano di sviluppo è la distruzione.»

Come papa Francesco, anche mons. Gardin ha condannato tanto l'indifferenza verso il fratello che da Caino giunge sino a noi, quanto quelli che ha definito “gli affaristi della guerra” che hanno agito e continuano ad agire all'insegna di un “A me non importa” che minaccia la pace e continua ad uccidere. In un mondo senza pace, come quello attuale, caratterizzato da squilibri e disuguaglianze, l'umanità dovrebbe piangere e  scommettere, piuttosto, su una cultura che faccia della pace il perno dei rapporti internazionali e ponga al centro dei suoi obiettivi un nuovo reale concetto di solidarietà.

La solidarietà come virtù

Nella sua relazione introduttiva alla Settimana sociale di quest'anno, “Per una globalizzazione della solidarietà”. Il contributo della Chiesa per la pace tra i popoli e il superamento degli attuali squilibri”, mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede preso le Nazioni Unite di Ginevra ha proposto la drammatica panoramica internazionale sugli scenari di guerra che affliggono il mondo: la Siria, con i suoi 220 mila, morti vittime di una cruenta guerra civile e e gli undici milioni di innocenti costretti a fuggire, il Medio Oriente e una questione palestinese sempre aperta, l'Afghanistan, l'Eritrea, e ancora il Pakistan, l'Iraq, la Nigeria, il Sudan, la Repubblica centroafricana, e in Europa l'Ucraina... Terre nelle quali il fratello uccide il fratello, dove la parola pace è violentata e uccisa. Tra la pressoché indifferenza internazionale. In un mondo dove, nel 2014 sono stati spesi, in armamenti, 1776 milioni di dollari e appena 135 miliardi per lo sviluppo e la collaborazione internazionale.

Un mondo, il nostro, nel quale la pietà è esiliata e l'empietà esibita e migliaia di disperati sono in strada alla ricerca di una terra che li ospiti. Nel quale, in appena un anno, tremila disgraziati hanno avuto per cimitero il Mediterraneo che ormai non sembra più unire terre e popoli.

E' un mondo, il nostro, ritmato sulla cultura della frammentazione e dell'egoismo, di una solidarietà smarrita.

Della quale è ormai improrogabile necessità recuperarne il senso. Esso è assai distante dal semplice, ipocrita buonismo o dal sentimento di vaga compassione, perché la “solidarietà” fa tutt'uno con “virtù” ed è orientata al bene comune, il vero orizzonte foriero di pace e sviluppo, senza diseguaglianze ed egoismi.

La pace si costruisce giorno per giorno e si modula su una cultura che unisca e non separi, dallo sguardo ampio e capace di estendersi a tutte le regioni del mondo.

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