Società e Politica
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Si è conclusa la Settimana sociale: il futuro sta nella famiglia

Solo mettendo al centro la cellula fondamentale della società il paese potrà crescere. Ma proprio la famiglia deve “aprire porte e finestre”, mettendosi in rete con gli altri soggetti educativi. Dal prof. Francesco Belletti importanti indicazioni a conclusione della Settimana sociale dei cattolici trevigiani.

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Si è conclusa la Settimana sociale: il futuro sta nella famiglia

Ha chiuso i battenti la ventottesima Settimana Sociale dei cattolici trevigiani, un’edizione che, ancora una volta, ha riconfermato le aspettative del pubblico convenuto, nelle programmate quattro serate, all’auditorium del collegio vescovile Pio X. Lo ha fatto con un ulteriore, atteso appuntamento al quale gli incontri precedenti sembra abbiano fatto da ampia premessa, a sua volta assai ricca per temi affrontati e analisi proposte.
Un unico filo conduttore per comprendere che la “babele” della nostra società comincia proprio dalla famiglia che della società è proprio la cellula prima, più intima, più piccola, ma più preziosa.
A coronare la rassegna trevigiana è stato il sociologo Francesco Belletti, attuale presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari, un ospite d’eccezione al quale il calendario degli incontri ha affidato il tema cardine dell’edizione di quest’anno. Il futuro della società italiana passa attraverso la famiglia perché, è fin troppo ovvio ricordarlo,essa è la risorsa più ricca per l’educazione della persona, la radice più importante del bene comune.
“Il patto educativo e sociale: la collaborazione tra soggetti e il ruolo pubblico della famiglia”, ha trovato nell’analisi ampia e appassionata del prof. Belletti la chiave di lettura per decifrare tutte le tematiche che hanno messo e continuano a mettere in discussione la famiglia nelle sua intima composizione anzitutto e poi  nel ruolo pubblico reso sempre più difficile nell’attuale contesto culturale di una società in preda ad una vera emergenza educativa.
Belletti ha brillantemente ridisegnato i paradigmi educativi, assolutamente imprescindibili per ridare alla famiglia la centralità che essa merita nella società e ribadire la sua responsabilità educativa.
La famiglia è davvero il primo laboratorio di innovazione sociale, il luogo antropologico dove guardare per immaginare il futuro, è un contesto nel quale si sperimenta la complessità di rapporti e della necessità della loro ricomposizione. Da qui la sua centralità. Da qui il suo essere fondamento. Da qui la necessità di salvaguardarne i valori e promuovere i diritti, un problema - è evidente a tutti - che investe anche la politica: sostenere la famiglia è investire sull’intero paese.
Perciò precisa Belletti, evocando il proverbio africano assai caro anche a papa Francesco, «per educare un bambino occorre un intero villaggio», quella educativa è una sfida che riguarda tutti... Una sfida che sollecita un sistema di alleanze – lo ricordava anche il prof. Triani nel corso della prima serata della rassegna – fondato su precise responsabilità e condivisa consapevolezza. Una sfida, all’origine del patto educativo che comporta un sistema di “legami buoni”, perché l’educazione è, nella sua essenza profonda relazione. E’ riconoscimento della libertà di chi viene educato, ma anche dei rispettivi ruoli che coinvolgono l’azione pedagogica.
Un rapporto obbligatoriamente asimmetrico, ricorda Belletti, senza confusione di mansioni, fatto di regole pur nel rispetto profondo della libertà dei soggetti in causa : l’educazione è l’esito di un perfetto equilibrio tra principio di realtà, del senso del limite che qualsiasi rapporto asimmetrico comporta, e libertà di scelta, d’azione, di progressiva acquisizione di autonomia.
Una conquista possibile se chi educa saprà essere in grado di valorizzare le potenzialità dell’educando. Se sarà capace di far comprendere che l’educazione è sì fatta anche di accettazione di limiti che devono essere imposti, ma anche appartenenza ad una storia, reciproco riconoscimento delle diversità di indole, di sensibilità, di scelte meditate e responsabili che vanno ricomposte ed armonizzate nell’interesse generale e non solo all’interno della ristretta cerchia familiare, ma della collettività tutta: la famiglia non è, non può essere una semplice questione privata.
Nasce proprio da qui l’indispensabilità del suo mettersi in dialogo in quanto maglia di una “rete educativa” collettiva, che chiede di aprirsi, di abbattere le assurde dighe che impediscono di comprendere dinamiche, istanze, problemi che investono e caratterizzano la società intera.

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