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Siamo diventati inospitali? L'interrogativo di mons. Pizziolo

Continua però il Vescovo di Vittorio Veneto, che torna a intervenire dopo la lettera aperta scritta assieme a mons. Gardin: "Mi sento confortato dal vedere tutti coloro che, nella nostra provincia, sono impegnati sul fronte dell’accoglienza". Sono tanti, ma, quasi sempre, "operano senza farsi sentire”.

Parole chiave: pizziolo (6), profughi (222), rifugiati (133), migranti (161), accoglienza (159)
Siamo diventati inospitali? L'interrogativo di mons. Pizziolo

“Di fronte alle molte reazioni di rifiuto, mi sono chiesto: ‘Ma siamo diventati proprio così, noi trevigiani: duri, egoisti e inospitali?’. A casa mia, quando ero piccolo, in quel di Zero Branco (dove sicuramente non si era ricchi) passavano ogni giorno i cosiddetti poaréti. Sempre - dico sempre - trovavano rispetto, accoglienza, risposta, almeno parziale, ai loro bisogni. Ed era così non solo da noi, ma in tutte le altre famiglie”. Lo scrive il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo, a proposito delle polemiche sulla nota che ha scritto insieme al vescovo di Treviso, monsignor Ginafranco Agostino Gardin, sull’accoglienza ai profughi. “Abbiamo perso queste qualità umane e cristiane? Penso di no. E mi sento confortato, in questo, dal vedere tutti coloro che, nella nostra provincia, sono impegnati sul fronte dell’accoglienza, della solidarietà fattiva e dell’impegno a favore dei profughi richiedenti asilo. E sono tanti pure questi, ma, quasi sempre, operano senza farsi sentire”, prosegue il presule. Perché allora la tentazione del rifiuto? “Sono convinto - afferma - che di fronte al tremendo fatto della immigrazione siamo stati sopraffatti soprattutto dalla paura, anche a causa di chi ha speculato sul fenomeno. Abbiamo avuto paura di perdere la tranquillità e la sicurezza che nascono dal fatto di condividere le stesse modalità e abitudini di vita”.

“Accogliere gente diversa richiede sempre uno sforzo notevole, tuttavia dobbiamo farlo quando si tratta di persone che cercano ciò che ogni uomo e donna ha diritto di avere: sicurezza di vita, libertà, beni sufficienti per vivere. Rifiutare di fare questo sforzo vuol dire perdere le nostre belle qualità di veneti, sempre molto accoglienti e solidali e, se si è cristiani, entrare in contraddizione con la propria fede”, chiarisce monsignor Pizziolo. All’invito, ripetuto, che “i vescovi mettano i profughi nei loro ambienti, in particolare nei seminari che sono vuoti”, il presule risponde: “È giusto che si sappia non solo che i seminari non sono vuoti, ma anche, ad esempio, che il seminario di Vittorio Veneto ha dato gran parte degli ambienti che non erano occupati, proprio alla Caritas, che - guarda caso - svolge un compito di accoglienza certamente verso poaréti foresti, ma anche verso i poaréti nostrani”. E conclude: “La Nota che abbiamo diffuso non intendeva porsi come giudizio e insegnamento verso gli altri, ma come richiamo - anzitutto a noi stessi battezzati, ma anche a ogni uomo di buona volontà - di quegli atteggiamenti e criteri di umanità e di vangelo su cui, prima o poi, ciascuno è chiamato a interrogarsi”.

Fonte: Sir
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