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Siccità, è vero allarme: "C'è acqua solo per 15 giorni"

“Chiederemo di usare tutta l’acqua disponibile”. Non usa mezze misure il dottor Andrea Crestani, direttore dell’Associazione nazionale bonifiche irrigazioni (Anbi), del Veneto. “La campagna agricola ha il suo apice in questo periodo, tra giugno e metà luglio, ci giochiamo il raccolto di mais e poi dobbiamo partire con le piantumazioni orticole. Chiederemo questo a Venezia, all’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi orientali. Il Veneto è malato grave, la siccità ha distrutto molti raccolti”.

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Siccità, è vero allarme: "C'è acqua solo per 15 giorni"

“Chiederemo di usare tutta l’acqua disponibile”. Non usa mezze misure il dottor Andrea Crestani, direttore dell’Associazione nazionale bonifiche irrigazioni (Anbi), del Veneto. “La campagna agricola ha il suo apice in questo periodo, tra giugno e metà luglio, ci giochiamo il raccolto di mais e poi dobbiamo partire con le piantumazioni orticole. Chiederemo questo a Venezia, all’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi orientali. Il Veneto è malato grave, la siccità ha distrutto molti raccolti”. Crestani definisce quella del Veneto una situazione ad alta criticità. “Oggi riusciamo a prelevare solo il 60 per cento rispetto agli anni scorsi nello stesso periodo. Stiamo razionando e razionalizzando. Nel fiume resta il «deflusso minimo vitale», se oggi dovessimo applicare la direttiva europea del «deflusso ecologico» non potremmo prelevare nulla dai fiumi”.
Le previsioni non indicano piogge a breve. Sono presenti venti che, sommati al caldo eccezionale, aumentano l’evaporazione. “Oggi bisogna rilasciare l’acqua dove è presente. Lo sforzo lo devono fare anche le aziende idroelettriche, i metri cubi servono adesso. Tolto il grano, siamo nel pieno della campagna agricola e gli agricoltori sono incerti se fare la seconda semina, perché non sanno se la porteranno a termine”.
I grandi laghi (Garda, Maggiore, Como) non verranno in aiuto. “Comprendo la posizione, sarebbe impossibile la navigazione, ne risentirebbe il turismo. Tuttavia la legge quadro sull’ambiente, la 152 del 2006, stabilisce le priorità nell’uso dell’acqua, prima l’uso potabile, poi l’agricoltura e infine il turismo. Del resto, quale turismo può sopravvivere in un paesaggio completamente brullo?”.
Crestani fa il punto sui vari bacini imbriferi. “Il Piave ha beneficiato di qualche pioggia in montagna nei primi giorni di giugno. Il cuneo salino risale questo fiume e si avvicina a San Donà di Piave: dove arriva l’acqua salata non si può più irrigare. Potrà sfruttare il rilascio d’acqua dai laghi montani, ma anche questi dovranno essere ricaricati dalle piogge. Il Sile gode ancora di un po’ di forza che arriva dalle falde”.
A valle del Piave a Mestre, Marcon, Dese, Spinea, nel bacino di bonifica Acque Risorgive funziona solo il canale Cuai, Marzenego e fiume Zero non stanno irrigando, neppure un terzo delle derivazioni sono attive. A ovest di Mestre siamo in fase di desertificazione”.
Non va meglio nel bacino del Brenta Bacchiglione. “Nel Brenta l’acqua transita sotto il letto del fiume, come se fosse in falda. Durante una concitata riunione in Regione Veneto, per il lago del Corloè stata garantita acqua per sette giorni”.
“Nel Padovano funziona solo un canale che riceve acqua dall’Adige, mentre il Bacchiglione è ridotto all’osso. L’Adige resiste sfruttando le piogge che si sono abbattute ancora in questi giorni sul Trentino: si preleva il 60 per cento, in modo da impedire che risalga il cuneo salino”.
“Ormai il Po  è morto - continua Crestani -. In particolare il delta è in crisi, il cuneo salino è risalito per 21 chilometri, chiudendo di fatto tutte le derivazioni. In Veneto nessuna derivazione del fiume Po è attiva”.
Il bilancio finale è drammatico. “Non riusciremo a garantire tutto. Possiamo tenere altri 15 giorni, se non piove. Se piove invece avremo subito benefici”.
Di sicuro però potevamo pensarci prima. “Non è che in Veneto sia piovuto meno. Anche quest’anno faremo i nostri mille millimetri di pioggia media. Il problema è che piove, in modo concentrato, per brevi periodi. La ricetta è semplice: servono invasi per conservare l’acqua, dobbiamo trattenere più acqua possibile. Di questa siccità ci dimenticheremo subito, non appena riprende a piovere. Così il decisore politico rimanderà le scelte. Del miliardo e 600 milioni richiesti nell’ambito del Pnrr, ce ne hanno dati nemmeno la metà”.
Conclude Crestani: “Stiamo pensando a bacini di media pianura, di casse di colmata, che grazie ai dislivelli possano portare l’acqua in vasti territori”.
Pur essendo un groviera di cave, il Veneto non riesce a utilizzarle come bacini di raccolta. “Sono di privati e siccome la legge impone loro di ripristinare l’area non appena esaurita, lasciano sempre un po’ di materiale da coltivare, così non hanno l’onere della sistemazione paesaggistica. Il risultato è che abbiamo aree compromesse che stanno ferme e che sarebbero ottimi bacini per la raccolta delle acque”.

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