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Smog, sempre più allarme rosso

Si riempie di rosso la mappa del Veneto sotto la pressione dello smog, delle pm10 e delle ancor più temibili pm2,5. Rosso, per convenzione, è il colore che usa l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto, Arpav, per indicare che una zona ha superato per oltre 10 giorni consecutivi il valore limite di 50 microgrammi al metro cubo per i valori di pm 10. La prima provincia a “diventare rossa” è stata Vicenza, seguita poi da Treviso. La Legambiente del Veneto ha verificato come l’inizio del 2020 sia peggiore del 2019.

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Smog, sempre più allarme rosso

Si riempie di rosso la mappa del Veneto sotto la pressione dello smog, delle pm10 e delle ancor più temibili pm2,5. Rosso, per convenzione, è il colore che usa l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto, Arpav, per indicare che una zona ha superato per oltre 10 giorni consecutivi il valore limite di 50 microgrammi al metro cubo per i valori di pm 10. La prima provincia a “diventare rossa” è stata Vicenza, seguita poi da Treviso. La Legambiente del Veneto ha verificato come l’inizio del 2020 sia peggiore del 2019.

“Nei primi tredici giorni dell’anno l’aria è stata tutt’altro che buona per il 100 per cento dei giorni a Treviso e Padova (erano 11 giorni nel 2019) e per 12 giorni su 13 a Venezia, Verona e Vicenza (12, 9 e 10 giorni nel 2019)”.

 

Il nodo del trasporto pubblico

Non ci sta, però, Legambiente a farne una questione solo planetaria, e allora, quel rosso diventa il rosso della vergogna. Per uscire dall’emergenza smog, secondo l’associazione ambientalista, è necessario che la Regione faccia immediatamente dei seri investimenti sul trasporto pubblico locale. “Certo vista la situazione dei trasporti in Italia, l’assessore Bottacin si permette di parlare di un Veneto che investe somme importanti - commenta Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto - , ma è una narrazione edulcorata. A oggi le risorse mediamente investite dalla Regione Veneto su binari e treni sono di 6,5 euro per abitante ogni anno. Circa la metà di quanto investe, ad esempio, l’Emilia-Romagna, nonostante le tariffe in Veneto siano aumentate di quasi il 20 per cento negli ultimi otto anni”. Non è dunque un caso, “ma una scelta forzata, se il numero dei passeggeri che utilizzano la rete ferroviaria veneta sia fisso a quota 153 mila dal 2010 e se le uniche infrastrutture su cui ricade l’impegno della politica siano quelle stradali e autostradali”.

L’assessore regionale all’Ambiente Giampaolo Bottacin risponde che in realtà nella media annua la qualità dell’aria in Veneto migliora: “La fotografia del 2019, scattata dall’Arpav, dimostra che i valori sono in calo. Non siamo ancora soddisfatti, ma gli investimenti in questi anni sono stati cospicui. Stiamo parlando di 965 milioni di euro negli ultimi tre anni. Tra questi, 702 milioni destinati al trasporto pubblico, 106 alle infrastrutture e 92,5 milioni di euro all’efficientamento energetico”.

 

Sindaci “obbligati”

I Comuni, dal canto loro, non possono che emettere le ordinanze per il blocco del traffico, sono obbligati dall’Accordo padano tra le diverse Regioni lungo l’asta del Po.

A Treviso, dal 14 gennaio, è stata interdetta la circolazione ai veicoli a benzina euro 0 e 1 e ai diesel fino ad euro 4 e ai veicoli commerciali a gasolio da euro 0 fino a euro 4 (per questi ultimi limitatamente alla fascia oraria 8.30-12.30), oltre a motoveicoli e ciclomotori euro 0. “Sono ordinanze obbligatorie anche se poco risolutive - commenta il sindaco di Treviso, Mario Conte -. Per prima cosa, sono limitate ai Comuni sopra i 30mila abitanti. Noi preferiremmo puntare su altri provvedimenti come la piantumazione degli alberi o l’incentivazione alla sostituzione delle caldaie, solo quest’anno abbiamo investito 200 mila euro per promuovere queste sostituzioni, contro i 150 mila investiti nei cinque anni precedenti”.

Per Conte quella che grava su Treviso è una vera cappa, ci sono molte “coincidenze” meteorologiche che bloccano la circolazione dell’aria a valle delle le Dolomiti. “Per quanti alberi tu pianti resta un problema globale. Stiamo lavorando anche sul fronte dei mezzi pubblici e della biciclette, ogni nostro provvedimento è ispirato a criteri di sostenibilità ambientale, ma non è detto che basti”.

Gigi Calesso, di Coalizione civica per Treviso non ammette sottovalutazioni. “E’ ormai un dato acquisito, nella letteratura scientifica, che l’aria inquinata causa malattie respiratorie, ma anche trombosi, infarti, ictus, embolia polmonare e cancro. Il dato a livello nazionale non può che farci riflettere anche a livello locale: 84.000 morti in Italia significano (con una proporzione matematica sul numero dei residenti) circa 120 decessi nella città di Treviso e circa 1.300 nel territorio provinciale”.

Davide Bortolato, sindaco di Mogliano Veneto, si trova stretto fra le ordinanze di Treviso e quelle di Mestre, ovvero della Città metropolitana di Venezia. “Non abbiamo una centralina Arpav, facciamo riferimento a quella di via dei Lancieri di Treviso, quindi prendiamo provvedimenti simili: ordinanza per le non catalizzate e controllo del riscaldamento domestico”. Proprio quest’ultimo sembra il maggior responsabile, perché i picchi si raggiungono di sera a riscaldamento acceso. “Noi abbiamo già erogato 30 mila euro di contributi ed eliminato 60 caldaie obsolete. Inoltre abbiamo attivato 13 nuove colonnine di ricarica elettrica. Certo che se lo Stato non ci avesse portato via 89mila euro dalle casse comunali per il fondo di solidarietà ai Comuni, avremmo fatto di più”.

Per Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco Veneto e presidente della Provincia di Treviso, l’unica nota positiva arriva dalla nuova rotonda realizzata sulla circonvallazione in prossimità del Mc Donald, dove per la prima volta si registrano valori più bassi degli anni precedenti. “Mi auguro che il traffico, e quindi l’inquinamento, diminuiscano quando entrerà in funzione la Superstrada pedemontana veneta e avremo realizzato le altre due rotatorie di Bella Venezia e di Barbesin”. Il sindaco mette tra i provvedimenti realizzati l’efficientamento energetico di 4 plessi scolastici e l’accordo con Mom per realizzare una linea di trasporto locale a Castelfranco.

Dal Padovano arriva la voce allarmata di Fabio Bui, presidente della Provincia e sindaco di Loreggia. “Al tema stiamo dedicando il massimo impegno. Abbiamo messo lo scorso anno 200mila euro a fondo perduto per il rinnovo delle caldaie. Quest’anno ne mettiamo altrettanti. Il problema dell’uso della legna con camini senza adeguato filtraggio é molto pesante: di sera si registra un aumento dell’inquinante benzopirene, prodotto in particolare dalla combustione della legna”. Per Bui, il blocco del traffico ha più che altro una valenza mediatica. “I sindaci possono controllare solo le strade comunali, ci si mette un po’ a posto la coscienza; quello che conta sono interventi nel trasporto pubblico, che facciamo, oltre a prenderci carico della realizzazione di un parco urbano in tutti i comuni padovani”.

Pure vicino al mare non si respira, lo conferma il sindaco di San Donà di Piave, Andrea Cereser, che, anche se il livello è ancora arancione, ha preso provvedimenti mentre sono state già elevate alcune sanzioni ai trasgressori delle ordinanze antismog. “A novembre - dice - abbiamo approvato il Piano d’area per l’energia sostenibile, in pratica il piano regolatore per migliorare la qualità dell’aria. Comprende misure per il riscaldamento, la mobilità e l’ambiente. Con le nuove stazioni di treni e autobus avvieremo un progetto per il trasporto pubblico locale, uno per le ciclabili e investiremo due milioni per l’efficientamento energetico di edifici pubblici. Ci aspettiamo altrettanto dai privati. La locale Camera di commercio afferma che ci sono due miliardi fermi nei conti correnti, vengano usati per efficientare le case che sprecano energia, alla fine si guadagna di più e si sostengono le imprese, in particolare edili”. Insomma alla fine l’ambiente fa guadagnare più dei soldi tenuti sotto il cuscino, molti sindaci investono, si spera lo facciano anche i cittadini, sfruttando tutti i bonus e gli sgravi disponibili”.

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