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Speciale scuola: la testimonianza di un'insegnante, "Il primo giorno a ri-guardarci"

Lunedì 14 settembre il primo suono della campanella dopo tanti mesi di silenzio. Tra i tanti interrogativi, paure e incertezze prevale la gioia di essersi ritrovati

Speciale scuola: la testimonianza di un'insegnante, "Il primo giorno a ri-guardarci"

Occhi curiosi, brillanti, sorridenti cercano di emergere a fatica dalla mascherina chirurgica: incontrano i miei a metà strada, tra i banchi separati, distanti un metro mentre i nostri corpi cercano, loro malgrado, di evitarsi. Eppure, quanti mesi sono passati… i nostri occhi si parlano. “Da quanto tempo prof!”; “Troppo”; “Finalmente, che emozione!”.

Gli sguardi un po’ timidi restano bassi, quasi increduli che una parvenza di normalità sia stata raggiunta oggi, il primo giorno di scuola. Una volta in aula, polemiche, paure, incertezze si mischiano con il gel disinfettante per le mani, con le distanze, con l’aria discreta tra le finestre aperte a un sole chiarissimo. E gli occhi si fanno attenti... gli sguardi cercano il mio volto. Con cosa iniziare? Raccomandazioni (occhi seri, profondi, minacciosi), Letteratura (sguardo ispirato, immobile, lontano)? No… i loro occhi cercano altro. E allora sorrido sotto la mascherina e il mio sguardo offre la gioia dell’essersi ritrovati. Non è un sorriso spensierato né ingenuo. E’ un sorriso di conforto, di forza, di vita.

E i nostri occhi parlano, mettiamo insieme tutti i discorsi, l’ansia, l’incertezza sul futuro.
Forza! La lezione la facciamo domani , oggi cerchiamo di “ri-guardarci”.

*(professoressa del liceo Majorana-Corner di Mirano)

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