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Spese per la difesa, Candura: "Decisione di lunga data"

Il senatore, vicepresidente della Commissione Difesa del Senato, spiega la scelta del Parlamento di aumentare le spese militari

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Spese per la difesa, Candura: "Decisione di lunga data"

Il dibattito sulle spese militari dell’Italia e degli altri Paesi Nato, oltre che suscitare un più ampio dibattito, anche in seguito alle parole del Papa, anima il mondo politico. In settimana si è assistito alla polemica tra il leader M5S Giuseppe Conte e il premier Mario Draghi che, nonostante la contrarietà del suo predecessore, non ha avuto incertezze nel confermare il sì del Governo al piano che prevede di portare le spese militari del nostro Paese al 2% del Pil, così come hanno fatto o stanno facendo gli alleati. Una decisione, viene fatto notare dai parlamentari, in gran parte schierati con tale scelta (con l’esclusione, appunto, di parte del M5S e della sinistra di Leu), che deriva da un impegno preso in sede Nato ancora nel 2014. “Da un lato - spiega Massimo Candura, senatore trevigiano della Lega e vicepresidente della Commissione Difesa del Senato - io non posso che accogliere l’appello alla pace del Papa e il suo forte messaggio, non ho alcun titolo per metterlo in discussione”.

D’altro canto, il parlamentare spiega come la scelta di portare le spese al 2% del Pil non sia nata oggi: “Se ne iniziò a parlare nel 2006, a Taormina. Gli Usa iniziavano a guardare con crescente preoccupazione alla Cina e, di conseguenza, spostavano la loro attenzione sull’area del Pacifico. Per questo, anche se allora non era prevedibile una minaccia russa, si ragionò su un aumento di spese da parte dei Paesi europei. Le cose sono evolute in quel modo durante la presidenza Obama e nel 2014 l’impegno divenne vincolante. In questi anni, l’Italia ha portato la spesa militare dall’1,17% del Pil all’1,4% (in buona parte proprio con il Governo Conte, ndr). Ora si tratta di raggiungere l’obiettivo prefissato, come hanno già fatto Francia e Gran Bretagna. In ogni caso, più spesa non significa automaticamente più armi, ma per esempio una diversa qualità”.

Quella decisione, secondo Candura, assume un nuovo significato alla luce della guerra in Ucraina, ma non solo: “Un’invasione di questo tipo, con l’ingresso di truppe dentro il confine di un altro Paese, sembrava una cosa da libri di storia, non si vedeva da decenni, eppure è successa, e ci ha trovato con la «guardia bassa». Ma faccio notare anche che, nel frattempo, la Cina ha effettuato voli militari sopra Taiwan. Questo è il mondo in cui viviamo. Sono contrario a un’escalation, a una nuova guerra fredda, ma devo anche rilevare che, purtroppo, la deterrenza serve. Io credo nei valori dell’Occidente, nella libertà, nella nostra eredità cristiana. Al tempo stesso, non posso fare a meno di notare che essi non sono condivisi da tutti. Sono stato colpito, anzi allibito, nel leggere il recente trattato di collaborazione firmato da Putin e dal presidente cinese Xi Jinping. Viene messa in discussione l’unicità della democrazia, vi si afferma che ci possono essere altre forme di supposta democrazia, come quelle praticate in quei due Paesi”.

Continua Candura: “Capisce come è diventato pericoloso il mondo? Qui è in gioco il paradigma del governo della globalizzazione, che finora era basato sulla democrazia vista da Occidente”.
Il vicepresidente della Commissione Difesa conclude parlando del dibattito di questi giorni in Parlamento: “Alla Camera l’aumento fino al 2% è stato votato da tutti, fuorché Leu. Qui a palazzo Madama è emersa la contrarietà di alcuni senatori del M5S, ma si tratta solo di una parte del gruppo”.

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