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"Sta a noi", il progetto diocesano per un patto di comunità

L'iniziativa, avviata in occasione della Pasqua, prevede un fondo a sostegno delle famiglie in difficoltà e il microcredito per le piccole imprese. Si parte con una dotazione di 550 mila euro per le famiglie. Tutti sono invitati a contribuire con spirito di solidarietà e condivisione. Coinvolti istituzioni, volontariato e associazioni

"Sta a noi", il progetto diocesano per un patto di comunità

E’ la parabola del Buon Samaritano a fare da sfondo e da filo conduttore a un nuovo progetto promosso dalla diocesi di Treviso. “Sta a noi – Per un patto di comunità” è l’iniziativa che viene lanciata in prossimità della Pasqua. Si tratta della costituzione di un “Fondo di comunità” e del “Microcredito per le imprese”, progetti concreti di condivisione, di solidarietà e di sostegno alle famiglie e alle attività economiche che stanno maggiormente soffrendo per le conseguenze della pandemia.

Uno strumento per la riflessione

Da qualche tempo la Chiesa diocesana, attraverso lo strumento pastorale della Caritas e su impegno in prima persona del vescovo Michele, ha promosso un “tavolo” di confronto con istituzioni, associazioni ed espressioni del volontariato presenti nel territorio con lo scopo di approfondire le conseguenze della pandemia, di cogliere gli appelli che provengono da una stagione di difficoltà come questa, di offrire alcune risposte di concreta solidarietà.

Dal confronto tra persone diverse, uomini e donne, laici e consacrati, è nato un documento di riflessione per un “patto di comunità”. Lo strumento, che sarà diffuso nei prossimi giorni, intende offrire alcune riflessioni su quanto si è vissuto e si continua a vivere; segnala precise urgenze verso cui indirizzare scelte concrete per le quali risulta indispensabile un generoso contributo, secondo le responsabilità e le possibilità di ciascuno.

Si parte con una dotazione, assicurata dalla diocesi, di 550 mila euro per le famiglie, mentre per il microcredito si stanno definendo i dettagli e i fondi relativi, che saranno incrementati dalle donazioni. Tutti, infatti, singoli, famiglie, imprese sono invitati a contribuire a un grande progetto di solidarietà e condivisione. “L’intento è di avviare un processo di cambiamento culturale a partire da tre appelli concreti: l’appello alla solidarietà; l’appello alla responsabilità; l’appello all’identità di comunità” spiegano i promotori.

Il Fondo di Comunità è l’invito rivolto a ogni cittadino che non è stato toccato nel suo lavoro, ed ha potuto avere così regolare retribuzione, a donare a un fondo apposito a favore di chi, invece, a causa della pandemia, ha dovuto interrompere le sue attività sia di lavoro dipendente sia imprenditoriali. Il Fondo di Comunità è anche la declinazione concreta, seppur impegnativa, del sentirsi tutti responsabili del destino di ciascuno, della circolarità, della solidarietà e dei benefici del lavoro e di quello che rappresenta per le comunità. L’adesione al Fondo supera, poi, la logica di parte, la contrapposizione tra lavoratori autonomi, imprenditori, dipendenti. Significa che di fronte a una grande emergenza, si auspica un’azione comunitaria che nasce dal bisogno di trovare una soluzione condivisa a un problema comune. 

La presentazione del Vescovo

A presentare il documento è il vescovo, Michele Tomasi, che nel suo intervento nell’opuscolo informativo scrive: “Abbiamo scoperto in questo tempo di pandemia che è necessario prenderci cura gli uni degli altri. E’ il Risorto presente tra noi che ce ne fa capaci. E’ Lui che ce lo chiede. E’ Lui che ci apre la strada. In Lui è veramente possibile la novità della vita, la speranza che ci dona non è vuota illusione. Con il Signore Risorto possiamo incontrarci e collaborare per costruire reti di solidarietà e di dono reciproco, di vicinanza, di responsabilità, di amore. Possiamo credere che la sua forza di vita possa davvero circolare, fare frutto, donare accoglienza e nuova speranza a tanti. In tutto ciò si gioca la nostra identità più autentica. Ciò che facciamo ora infatti, nel tempo che ci è dato, se è vissuto e compiuto nell’amore, è destinato all’eternità: “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20)”.

La proposta che viene presentata in questi giorni, dunque, “nasce dall’ascolto dell’appello del Crocifisso Risorto, e tenta di suscitare una risposta di amore all’amore donato sulla Croce, vittorioso sul male e sulla morte – aggiunge il Vescovo -. Sull’esempio di papa Francesco, che parte dalle sue convinzioni cristiane che lo animano e lo nutrono per invitare a camminare insieme tutte le «persone di buona volontà», appellandosi a “un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole” (Papa Francesco, Fratelli tutti, 6), condividiamo questo progetto con tutte le persone e le organizzazioni che hanno a cuore il bene comune”. “Insieme – continua mons. Tomasi - possiamo prenderci cura di tutte le relazioni della nostra vita, gli uni degli altri. Nel lasciarci coinvolgere insieme, condividendo quanto ci è dato e rischiando anche del nostro, potremo rinsaldare nella concretezza dell’esistenza una “speranza contro ogni speranza” (Rom 4,18). L’annuncio della Pasqua è la grande novità donata al mondo. Il sepolcro è vuoto. Il Risorto si lascia incontrare dai suoi. E’ Lui Risorto che ci mostra anche a quanto può e deve arrivare la solidarietà tra noi, mostrandoci il suo dono di sé sulla croce. Se la solidarietà è, infatti, la risposta virtuosa alla naturale e originaria socialità e interdipendenza tra le persone, il suo fondamento e l’ampiezza del suo raggio di azione risultano evidenti sulla Croce di Cristo, dove si manifesta la «solidarietà» di Dio con l’umanità e si fonda la «solidarietà» di tutti gli uomini tra di loro. Ogni azione di carità, di solidarietà, di giustizia trova fondamento nell’opera del Risorto presente tra noi nella forza dello Spirito Santo, e ne annuncia allo stesso tempo la realtà e l’efficacia”.

220 volontari

Oltre 220 i volontari coinvolti nel progetto: una sessantina di “coppie sentinelle” e oltre 100 candidati a essere operatori fiduciari”, formati in questi mesi, per un impegno diffuso nel territorio, di rete, volto a costruire un “noi” che abbatta barriere e individualismi, un progetto aperto- che potrà diventare stabile -, che raccoglierà contributi, idee, partecipazione, stimoli per intessere relazioni nuove nelle comunità cristiane, nelle famiglie, nelle aziende, nelle istituzioni, nelle associazioni di categoria, nelle scuole.

La presentazione il Giovedì Santo

Il progetto “Sta a noi” è stato presentato ai sacerdoti e a tutti i presenti in Cattedrale, durante la messa del Crisma del Giovedì santo. Perché i primi contributi al progetto verranno proprio da loro, dai sacerdoti diocesani, che destineranno a questo scopo la loro tradizionale colletta, nel giorno in cui rinnovano, attorno al Vescovo, le loro promesse.

E’ stato aperto un conto corrente dedicato al progetto, in Banca Etica, per far confluire le offerte che arriveranno.

Conto corrente intestato ad Associazione Servitium Emiliani Onlus, Iban IT19L0501812000000017039181 - Banca Etica. Causale: offerta progetto Fondo di Comunità.

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