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Suicidi, una rete per sostenere le persone fragili

A Treviso interessante riflessione nella Giornata mondiale per la prevenzione dei gesti suicidari. Presentato il corso “postvention” per aiutare famigliari e comunità toccati da un evento traumatico. 5.283 sono i colloqui sostenuti dal servizio InOltre della Regione Veneto (tel. 800 33 43 43) nel solo periodo della pandemia: 312 persone presentavano un grado di rischio suicidario alto e ben 39 altissimo

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Suicidi, una rete per sostenere le persone fragili

Nello stesso momento in cui nell’auditorium dell’ex Sant’Artemio a Treviso si teneva un convegno nella Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, a Oderzo un ragazzo di 19 anni si toglieva la vita. L’ennesimo episodio in questo funesto 2021. Solo il giorno prima un 17enne di Padova aveva posto fine alla sua esistenza sotto un treno. In quest’ultimo periodo, come lo era stato durante la crisi economica, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un’epidemia di gesti suicidari. Persone che spesso sentono il peso di una solitudine ritenuta irreversibile e non trovano la forza di chiedere aiuto per ritornare a riappartenere a quella società a cui però aspirano. Anche di questo si è parlato nel convegno “Nuovi scenari post-Covid: dall’emergenza alle nuove reti per la comunità”, promosso come ogni anno dal Tavolo per la prevenzione dei gesti suicidari della provincia di Treviso ideato dal dottor Luigi Colusso. Con un obiettivo ben preciso: “E’ necessario fare rete intorno e con queste persone”, ha indicato il dottor Colusso.

Ed è quello che cerca di fare il Tavolo fin dal 2015 e poi definitosi nel 2017 come esigenza del privato sociale e di settori del pubblico di connettersi efficacemente in rete per conoscere e contrastare i fenomeni suicidari. Un tavolo dove si confronta la comunità scientifica, organizzativa, di servizio, operativa. Oggi ne fanno parte 36 realtà pubbliche e private, che oltre a fronteggiare tentativi di suicidi, assistono i famigliari e le comunità che hanno vissuto il lutto di morti violente. Mira infatti anche alla crescita della comunità locale, nel sostegno alla persona fragile prima che gesti insani possano essere compiuti. Il Tavolo però, ha specificato il dottor Colusso, serve anche ai suoi membri come sostegno culturale, formativo e, infine, operativo.

In prima linea c’è dal 2012, anno della crisi degli imprenditori, il servizio psicologico inOltre della Regione Veneto, contattabile componendo il numero verde 800 33 43 43. E’ gestito dall’U.O. di Psicologia Clinica Ospedaliera dell’ospedale Alto Vicentino Santorso e ne è responsabile la dottoressa Emilia Laugelli. Nel solo periodo del Covid, 312 cittadini veneti hanno telefonato presentando un grado di rischio suicidario alto e 39 altissimo (“non ho più la forza di vivere, è tutto finito”) legato alla pandemia. Ma, novità assoluta molto preoccupante, a rivolgersi a inOltre sono stati anche 136 ragazzi tra 13 e 18 anni, chi direttamente chi tramite i genitori, messi in grave difficoltà psicologica dalla dad, dall’isolamento sociale, dalla mancanza di sport e aggregazione. Sulla base di quanto emerso dai primi contatti telefonici, gli psicologi di inOltre stilano una prima diagnosi, “Facciamo un triage della salute complessiva” e, se necessario, accompagnano le persone in un percorso verso i servizi di cura territoriali. Dei 13.265 colloqui totali avuti in questi anni, 5.283, vale a dire un terzo, sono avvenuti in periodo Covid.

Lo psicologo di quartiere
Sono state, quindi, presentate due realtà del nostro territorio che partecipano al Tavolo. Dal 1° ottobre 2020, in piena seconda ondata pandemica, è stato promosso a Treviso il progetto pilota “Lo psicologo di quartiere”, di cui è responsabile la dottoressa Veronica Gallo, promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Treviso con la supervisione scientifica dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, dell’Azienda Ulss 2 “Marca Trevigiana”, con la collaborazione operativa del Consultorio del “Centro della Famiglia” di Treviso e col partenariato del Consultorio Ucipem Treviso e del Servizio inOltre della Regione del Veneto. Nei cinque “punti di ascolto” attivati nelle diverse aree della città vi sono state 71 prese in carico, che a volte hanno previsto l’intero nucleo famigliare. A chiamare sono soprattutto le donne tra i 30 e i 70 anni, spesso in crisi durante la pandemia per la necessità di conciliare tempi e bisogni tra figli e anziani a cui badare. “E se nei primi sei mesi - ha rilevato la dottoressa Gallo - molte chiamate erano per ansia, depressione, paura del Covid, in seguito siamo intervenuti per problemi di relazioni famigliari, dove il Covid è stato detonatore di disagi. Vivendo in casa più tempo è divenuto maggiormente visibile ciò che disturba”. Un terzo dei casi si sono conclusi direttamente con i primi colloqui, mentre gli altri sono stati inviati a servizi specifici del territorio.

Quale braccio operativo e istituzionale della Caritas diocesana di Vittorio Veneto, opera la Fondazione Caritas Vittorio Veneto onlus di cui ha parlato Serena Zaccaron. La Fondazione promuove iniziative concrete di solidarietà attraverso i suoi 12 centri di ascolto, quindi si interessa di accoglienza abitativa, accoglienza e supporto a migranti, Fondazione Esodo, Sportello Donna, formazione nelle scuole, inserimento lavorativo (con tre laboratori, cucina, tessitura, falegnameria), distribuzione viveri, mobili e vestiario, e la gestione di una cooperativa agricola. A contatto, quindi, con persone che si trovano in situazioni di disagio, di emarginazione dovuta ai motivi più vari.

Anche la scuola è in prima linea con studenti e insegnanti, come spiegato da Erika Da Dalt, della Consulta provinciale studentesca di Treviso, che ha partecipato a un sottogruppo del Tavolo, insieme all’insegnante Luisa Celeghin e alla studentessa Eleonora Berto che ha presentato il logo del Tavolo, un’unica linea per tre volti che passano dalla tristezza alla felicità. E poi manifesti, frutto di riflessioni sul tema e dibattito all’interno delle classi, a disposizione della Consulta per essere appesi nelle scuole e all’interno degli autobus.

Il progetto “postvention”
Al dottor Leonardo Meneghetti, direttore del Dipartimento per la Salute mentale dell’Ulss 2 il compito di presentare il progetto sperimentale sulla postvention, ovvero un corso che prepara volontari in sinergia con l’Azienda per aiutare i sopravvissuti a un evento traumatico. Per organizzare e tutelare i volontari, anche dal punto di vista assicurativo è stata creata La rete di Malachia, di cui è presidente il dottor Francesco Rocco, di Cittadinanzattiva Treviso: “L’idea è di costituire una rete di puro volontariato, debitamente preparato e formato, che sostenga e assista (a partire dai bisogni più elementari) persone, famiglie, comunità locali, nell’immediatezza dell’evento tragico, per aprire percorsi di riflessione individuale e collettiva volti alla gestione ed elaborazione del lutto, lavorando anche alla progettazione di interventi di comunicazione per la prevenzione dei gesti suicidari”. Sono stati costituiti quattro team per le zone che corrispondono agli attuali Distretti Socio-sanitari in cui la provincia di Treviso è stata divisa: Treviso Sud (area di Treviso/Mogliano Veneto), Treviso Nord (area di Villorba/Opitergino-Mottense), Pieve di Soligo (area di Conegliano/Vittorio Veneto), Asolo (area di Castelfranco/Montebelluna).

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