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Sul Recovery plan c'è molto da lavorare

"Siamo in assoluto ritardo". E dal mondo politico arrivano segnali di "scarsa chiarezza e poco coinvolgimento". Lo afferma Leopoldo Destro, da alcune settimane presidente di Assindustria VenetoCentro

Sul Recovery plan c'è molto da lavorare

Le priorità indicate dal Governo, e spiegate sul nostro giornale la scorsa settimana (digitale, formazione e sostenibilità) sono “pienamente condivisibili”. Ma c’è “molto, molto, molto da lavorare”, poiché “siamo in assoluto ritardo”. Invece, dal mondo politico arrivano segnali di “scarsa chiarezza e poco coinvolgimento”.
Leopoldo Destro, da alcune settimane presidente di Assindustria VenetoCentro, l’organizzazione imprenditoriale che raggruppa gli industriali di Padova e Treviso, è consapevole che la sfida del Recovery plan (il piano per 209 milioni di euro concesso al nostro Paese, più che a tutti gli altri Stati europei, per la ripresa strutturale post-Covid) interseca in modo sostanziale il suo mandato. Come spiega in questa intervista. E non può non essere preoccupato, come tutti, dai ritardi e dalla possibile paralisi che si vanno delineando a Roma, a livello di Governo. Come è noto, proprio in queste ore l’Esecutivo presieduto da Giuseppe Conte è in bilico, proprio sui criteri per la gestione del Recovery fund.

Presidente Destro, il sottosegretario Baretta ha delineato tre priorità per spendere in modo fruttuoso i 209 milioni di euro in arrivo: digitale, formazione e scuola, ambiente e sostenibilità. Condivide?
Certo, condivido appieno queste priorità, che sono anche i punti fondamentali del mio, del nostro programma di presidenza in Assindustria VenetoCentro. Sostenibilità e digitale sono due dimensioni cardine per il nostro territorio e le nostre aziende. C’è, poi, il tema del capitale umano, ed è trasversale agli altri; in un sistema che va cambiato e aggiornato, penso appunto al digitale, alla base dev’esserci sempre la persona, il capitale umano.

E a che punto siamo?
C’è molto, molto, molto da lavorare. Lo dicono in modo spietato i numeri dell’indice Desi (vedi box a destra, ndr). Nella classifica europea siamo al ventottesimo post su capitale umano, al 25° sulle infrastrutture del sistema imprese. E c’è tanta strada da fare anche nel nostro territorio. Abbiamo ancora troppe aziende nelle quali la fibra ottica non arriva, per non parlare delle abitazioni private, che sono diventate importanti nell’ottica dello smart working. E poi resta la sfida del capitale umano, che va formato in maniera adeguata. Riconosco che il sistema scolastico in Veneto è di qualità, ma serve una maggior integrazione con le imprese. Mi concede una piccola polemica?

Prego.
Nei mesi scorsi avrei lasciato perdere il bonus monopattino, o anche il bonus bici, e avrei pensato piuttosto a un bonus computer, a un bonus fibra ottica.

A proposito di scelte politiche, sul Recovery plan siamo in ritardo?
Non c’è dubbio, siamo in assoluto ritardo, vedo poca chiarezza e soprattutto poco coinvolgimento. Le parti sociali devono essere convocate e devono poter dire la loro, bisogna cercare di collaborare, avendo però chiare le idee principali. Sappiamo per esempio che il 70% delle risorse dovranno riguardare digitale e ambiente. Bene, stiamo già circoscrivendo, ma poi sarà importante avere un confronto per indirizzare le risorse. Vedo che a livello locale sono stati convocati dei tavoli di confronto, spero ci sia chiarezza sulle priorità. Sono, del resto, convinto che interventi su digitale, sostenibilità e innovazione possano portare alle aziende anche un vantaggio competitivo.

Ci sono altri aspetti che vi stanno a cuore, oltre a quelli già accennati?
Sì. In primo luogo l’internazionalizzazione, è più che mai necessario accompagnare le nostre imprese all’estero. Dovremo sempre più essere ancorati al mondo europeo, e vanno maturate competenze dirette sui fondi comunitari. L’altro aspetto è quello delle infrastrutture, e non intendo solo quelle digitali. Sempre più dovremo essere agganciati alle filiere globali in modo rapido e da questo punto di vista è fondamentale l’alta capacità ferroviaria, così come è importante il completamento della Superstrada pedemontana, compresa la viabilità complementare, un sistema a “pettine” che consenta di convogliare il traffico locale sulla nuova arteria. Ancora, cito il Terraglio est nel Trevigiano, la Valsugana, la regionale 10 a Este. Certo, sarebbe opportuno anche il recupero del progetto del prolungamento dell’Alemagna.

Accennava all’Europa. È un tema che rischia di essere divisivo, e invece non ci stiamo accorgendo di quanto sia importante?
Certo, ne sono fortemente convinto. Senza Europa avremmo affrontato questa emergenza in modo peggiore e ne usciremmo molto peggio.

Nel mondo politico c’è divisione su un altro finanziamento, quello del Mes, il Fondo salva-Stati. Lei lo utilizzerebbe?
Penso che anche questa sia una risorsa da sfruttare per migliorare la nostra sanità, anche qui si rischia di sprecare un’occasione.

Tornando al Recovery Fund, resta un tema di fondo: l’Italia, con la sua burocrazia, è in grado di spendere tutti questi soldi in poco tempo? Il Censis parla del sistema Paese paragonandolo a una macchina con le ruote quadrate… Anche se ci butti benzina, la macchina non va avanti…
E’ proprio così. E questo grido d’allarme sta arrivando da molti fronti. Le opere del Recovery fund andranno ultimate in 4 anni, qui la media è di 10-12 anni. Dovremo trovare formule veloci, quasi dei commissariamenti, sul modello del ponte Morandi di Genova.

Non ci sarà, però, il rischio di infiltrazioni mafiose, già numerose anche a Nordest?
Certo, non dovrà assolutamente succedere. Il controllo attento del territorio e da parte delle imprese e delle autorità preposte dovrà essere massimo.

Per finire, che contributo immagina a questa sfida del Recovery plan da parte di Assindustria?
Lo vedo in due filoni: da una parte bisognerà gestire la coda lunga di questa emergenza, per molto tempo le imprese andranno supportate. Dall’altra, dobbiamo guardare in là. Il mondo, e il mercato, saranno diversi. Personalmente, per il prosieguo del mio mandato, conto molto sul gioco di squadra, e sono molto soddisfatto di quella varata in Assundustria VenetoCentro, e nel dialogo con i vari soggetti del territorio.

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